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Puglia: cosa fare a Taranto Vecchia

Dove vorreste viaggiare?

Il vostro viaggio vi porterà in famose località di bellezze nazionali ed estere.

Puglia: cosa fare a Taranto Vecchia

Il bello di questo lavoro è conoscere persone coinvolgenti, che ti indicano la via anche quando non sei tu a chiederlo. È ciò che mi è successo a Taranto, una delle città più defilate di Puglia, quasi mai meta, più spesso luogo di passaggio. Purtroppo.

In realtà Taranto ha molto da offrire, ma non a un primo sguardo, perché il mare la fa da padrone; così si rischia di tralasciare la parte vecchia, forse nota per essere stata, in passato, oggetto di cronaca. Ricordatevi, però, che il cuore della Magna Grecia non può non custodire tesori inestimabili. Vi do le mie dritte!

Il Duomo

Il più antico di Puglia

Il Duomo è certamente la prima e più importante tappa. Intitolata a San Cataldo, santo protettore della città, la cattedrale è particolarmente cara a Vittorio Sgarbi. Non è difficile capire i perché: sarà per il suo inestimabile soffitto a cassettoni, per l’altare sopraelevato (che sembra quasi una scena teatrale) o per la meravigliosa cripta?

Cattedrale di San Cataldo

Cattedrale di San Cataldo

Sto parlando nientepopodimeno che della chiesa più antica della regione: la sua costruzione risale infatti al X secolo e chi ha un minimo di sensibilità artistica non può non rimanere impressionati da questo splendido esempio di architettura stratificata.

Cattedrale di Taranto

“Venit Lux Vera” è il bellissimo allestimento di Giulio De Mitri nella cripta della cattedrale di #Taranto.

Il Frantoio normanno

Fare l’olio sottoterra

Esco dalla chiesa e mi dirigo in Via Cava. Qui si trova un frantoio di epoca normanna. Ipogeo e quindi quasi invisibile. Basta intrufolarsi tra i tanti panni appesi e i motorini sfreccianti di questa pittoresca strada.

Scendo qualche scalino e, di fronte alle “buche”, mi spiegano come si faceva l’olio circa mille anni fa. A pensarci bene, se si escludono i macchinari e le norme igieniche del presente, i procedimenti non sono cambiati poi così tanto… Riesco a immaginare il sapore primigenio di quell’olio, uscito dalle profumatissime olive pugliesi.

frantoio normanno

Il frantoio normanno

Volgotaranto taranto vecchia

Strada pittoresca (la mia foto, scelta da Volgotaranto)

Il chiostro di San Domenico Maggiore

Anche a Taranto ci sono esempi di architettura gotica!

Svoltato l’angolo, a due passi dal Mar Grande, ecco la Chiesa di San Domenico Maggiore. L’immagine parla da sé ma quel che può stupire il visitatore è la convivenza tra opera d’arte e residui dell’antica fatiscenza. Mix che, a mio avviso, rende un luogo ancor più interessante (chi mi conosce, avrà capito che apprezzo ma non amo i posti asettici e troppo lindi).

san domenico

San Domenico

A fianco, sorge il chiostro dell’ex convento, con il suo pacifico giardino e i resti, giunti a noi dal Neolitico.

chiostro di san domenico

Il chiostro

Palazzo Pantaleo

… e il suo museo etnografico

Affacciato di fronte al mare, Palazzo Pantaleo, ex dimora nobiliare e museo etnografico, tanto pregiato quanto sconosciuto a buona parte dei tarantini stessi.

Palazzo Pantaleo

Palazzo Pantaleo

Attraverso le vecchie scuderie, osservo con curiosità la cucina e i pavimenti e ammiro i soffitti con i loro apparenti affreschi (si tratta, in realtà, di dipinti applicati).

palazzo pantaleo taranto

Palazzo Pantaleo

Arrivata all’ultimo piano, mi affaccio dalla suggestiva terrazza e osservo il porto commerciale, i tanti allevamenti di cozze e le barche dei pescatori

museo etnografico taranto

Dalla terrazza

Non è mia intenzione rovinarvi la sorpresa… per cui non pubblicherò le foto dei costumi, degli arnesi agricoli né delle incredibili ceramiche del museo. In compenso, ringrazio i ragazzi di PoliSviluppo Servizi Archeologici, che mi hanno guidato in questa avventura, nuova anche per me!

Grazie mille a Gianpiero Romano, guida della società Museion, che mi ha spiegato i segreti che si celano dietro a monili, oggetti e fotografie del museo etnografico.

Inoltre, un ringraziamento collettivo va ai volontari (!), che si stanno occupando del recupero storico-artistico della città. Per merito loro, sono uscite come dal cilindro opere come la chiesa di Sant’Andrea degli Armeni. Grazie al loro sudore e al contributo di qualche avventore, Taranto tornerà a splendere come ai tempi degli antichi Greci.

#Taranto vecchia: una sorpresa!

Taranto vecchia

E un abbraccio a Nicola Giudetti, artista tarantino a tutto tondo che, attraverso l’Associazione S. Maria della Scala, mantiene in vita l’omonima chiesa sconsacrata, centro ricreativo e culturale pulsante di vita.

Venerdì partirò alla volta di casa e Taranto mi manca già… Ma mi piace sapere che c’è chi si affaccenda ogni giorno per rendere migliore non solo la propria vita ma anche quella altrui 🙂

Se volete altri spunti su Taranto, potete leggere anche:

Taranto – I miei “sine qua non”: il Castello Aragonese

Vieni a ballare in Puglia
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roberta

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