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Cuore di Tenebra: viaggio nell’Africa nera

Dove vorreste viaggiare?

Il vostro viaggio vi porterà in famose località di bellezze nazionali ed estere.

Cuore di Tenebra: viaggio nell’Africa nera

Un viaggio nell’Africa Nera di fine Ottocento. Un’impresa difficile, nel cuore di una natura impervia e ostile. Ecco come il Congo Belga, probabilmente, apparve a Joseph Conrad prima di scrivere “Cuore di Tenebra”: lo stato, oggetto di calcolate quanto disumane razzie a opera dei paesi cosiddetti civilizzati, dovette sembrargli sull’orlo di una feroce vendetta nei confronti dell’”uomo bianco”. Una vendetta tutta espressa dalle fattezze spaventose di una giungla inestricabile.

Cuore di Tenebra

Cuore di Tenebra

Conrad ufficiale di Marina e Conrad scrittore. Conrad anima inquieta. La sua complessità e le sue esperienze di vita emergono chiaramente in questo capolavoro pubblicato nel 1902, centrato su quella che Carl Gustav Jung avrebbe poi definito Ombra (i più grandi scrittori, veri e forse inconsapevoli conoscitori dell’animo umano, dimostrano sempre di precorrere le teorie più elaborate).

Il luogo, in Cuore di Tenebra, è infatti un pretesto per parlare dell’Uomo, il “barbaro” e il “civilizzato”.

Joseph_Conrad

Joseph Conrad (imm. da Wikipedia)

Il personaggio principale, Marlow, è un marinaio atipico, che racconta la sua storia a bordo di un battello pronto a prendere il largo. A proposito degli uomini di mare, Conrad fa una riflessione davvero spiazzante sulla loro natura, celata dietro alle apparenze di grandi viaggiatori:

“[…] per la maggior parte gli uomini di mare conducono una vita, per così dire, sedentaria. Hanno una mentalità domestica e non abbandonano mai la loro casa: la nave, né la loro patria: il mare. Le navi si assomigliano tutte e il mare è sempre lo stesso. Nell’immutabilità del loro ambiente le spiagge straniere, i volti stranieri, la mutevole immensità della vita, scivolano via, velati non da un senso di mistero ma da un’ignoranza un poco sdegnosa; perché nulla è misterioso per l’uomo di mare se non il mare stesso, che è per lui l’amante di tutta una vita, imperscrutabile come il Destino. Per il resto, dopo il lavoro basta una passeggiata occasionale o un’occasionale baldoria a terra a svelargli il segreto di un intero continente, e quasi sempre gli pare che non valesse poi la pena di scoprirlo, quel segreto” .

Parole ciniche e vere.

Fiume Congo

Fiume Congo

Innegabile il fatto che si possa viaggiare senza essere dei veri esploratori, come anche a me piace ripetere spesso. Così come si può essere degli avventurieri pur rimanendo a casa propria. Il romanziere, inutile dirlo, faceva parte della prima categoria. Sarebbe altrimenti stata impossibile la stesura di un libro così profondo, frutto di un’osservazione spietata sul mondo esterno e quello interno.

Il cuore della narrazione è l’incontro con l’Altro da sé: luoghi, persone. Ombre. E cosa sono queste ombre se non i “selvaggi” relativamente addomesticabili dal potere coloniale? Grazie a loro, si è potuto proiettare all’esterno gran parte delle proprie brutture non riconosciute.

“E gli uomini erano… No, non erano disumani. E, sapete, proprio questo era il peggio – il sospetto che non fossero disumani. Era qualcosa che saliva dentro lentamente. Quelli urlavano e saltavano, e giravano, e facevano smorfie orrende; ma quel che dava i brividi era il pensiero della loro umanità – pari alla nostra – il pensiero di una remota parentela con quel grido selvaggio e sfrenato”.

C’è chi (per esempio lo scrittore nigeriano Chinua Achebe) ha tacciato di razzismo Joseph Conrad, per le sue descrizioni, a dir poco colorite, degli indigeni. Io mi dissocio da questa visione: l’onestà intellettuale dello scrittore lo porta a descrivere la diversità così come la sua anima la percepisce. Né più né meno.

Senza cedere a facili sentimentalismi (che portano spesso a esaltare le altre popolazioni quasi a compensarle per la loro posizione di presunta inferiorità), l’autore sposa la “causa africana”, rigettando le profonde ingiustizie e la sete di soldi e potere tipicamente occidentali.

baracca Congo

Foto di una baracca – Congo

Il viaggio, più che una terapia, è in questo caso uno shock: la foresta, il fiume, i tamburi notturni, suonati per chissà quale motivo dalle tribù, chiamano a sé gli uomini ormai lontani dalla natura.

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Photo credits:

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roberta

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