Ti prego, leggi tutto quanto sto per raccontarti, perché Pipa (come i brasiliani la chiamano) e Canoa Quebrada meritano un racconto particolareggiato. Non solo spiagge ma stili di vita veri e propri, che io ho sposato immediatamente.

Praia da Pipa, la hippie

Eravamo rimasti alla bellezza di Rio de Janeiro: da qui prendo un aereo della TAM, la più grande compagnia del paese, e raggiungo Natal. All’aeroporto mi viene a prendere un autista, mandatomi dalla pousada Xamă, dove dormirò.

Dobbiamo coprire circa 80 km ma, a metà viaggio, il signore si ferma nel minimarket di un paese a caso e mi offre una bottiglietta di água de coco, quella che diventerà la mia bevanda preferita. Del resto, questi scoppi di gentilezza sono frequenti in Brasile.

murales Brasile

Da ripetere come un karma

Arrivo nella meravigliosa locanda, dove a colpirmi subito sono delle vaschette d’acqua appese alle travi di legno, mini abbeveratoi per colibrì. Quegli esserini (te l’ho già detto, vero?) sono quanto di più bello si possa immaginare di un paese esotico. Il loro andirivieni frenetico, i colori brillanti e quel beccuccio proteso come la bocca di un neonato: sono semplicemente meravigliosi.

Mini abbeveratoio e colibrì

Mini abbeveratoio e colibrì

Le strade intorno alla pousada sono impolverate, la vegetazione lussureggiante. Mi sdraio in veranda, raccogliendo tutte le sfumature di questo luogo tropicale, che su di me esercita da sempre un immenso fascino. Sarà grazie alle letture, alla musica e all’immaginazione, con cui ho sempre guardato al Sud America come a un paese ancora (in parte) selvaggio e in grado di riconnettermi con le mie radici.

Vado laddove il mio cuore mi chiama: la praia (la spiaggia) è letteralmente mangiata dall’oceano. Devi sapere, infatti, che le capricciose maree possono decidere, tutt’a un tratto, di lasciar libero solo uno strettissimo lembo di sabbia o, al contrario, di non disturbare i turisti.

Non è semplice descrivere le sensazioni che provo di fronte a questo spettacolo naturale. L’entusiasmo è indubbiamente l’emozione predominante di fronte alla lunghissima scogliera a picco sull’Oceano Atlantico: qui mi sento libera, laddove la parola libera, per me, assume i contorni di una sana solitudine. Non costretta ad accontentarmi di un francobollo sabbioso, come invece devo fare nella maggior parte delle spiagge del nostro raccolto Mediterraneo, qui cammino come fossi la regina dell’impagabile paesaggio.

Considera che è agosto, cioè bassa stagione: in Brasile è inverno ma questo è un periodo ottimo per viaggiare lungo la cosiddetta costa del Nordeste, sia per l’assenza di folla che per il clima mite.

Io a Praia da Pipa

Io e il vento di Praia da Pipa

Nuoto coi delfini… Hai capito bene. La proprietaria di Xamă mi indica infatti quella che si chiama Dolphin Bay, dove avvistare i meravigliosi cetacei. Li vedo! Mi butto subito ma ho un po’ paura ad avvicinarmi e così mi accontento di bagnarmi nella loro stessa acqua, guardandoli con l’acquolina alla bocca. Girano in tondo, giocano tra loro e, nonostante la mia benedetta (o maledetta) prudenza, realizzo un sogno che so accomunarmi alla maggior parte delle persone.

Il Brasile è questo che mi offre fin dal primo giorno: la possibilità di un contatto intimo con la natura e gli animali ed è quasi inutile ricordare quanto questo, in realtà più piccole e affollate come la nostra (al di fuori di qualche eccezione), sia estremamente difficile. Mi sento come loro, i delfini, sorta di sirena tornata alla prima infanzia, e salto, giro su me stessa, lancio gridolini come se avessi visto un UFO.

Praia da Pipa

Prima del diluvio…

Praia da Pipa, vengo a scoprire, era meta di pellegrinaggio di molti hippie. Ed è così che mi sento mentre cammino tra le sue vie piene di locali frequentati da tipi un po’ new age, surfisti e californiani che si sono trasferiti qui in via definitiva: l’atmosfera rilassata, la voglia di godersi la vita che permea ogni cosa, dai sassi alle persone, e la possibilità che gli spazi sconfinati offrono ai viaggiatori on the road, hanno fatto di Praia da Pipa una sorta di isola che non c’è.

Ora voglio consigliarti un luogo da sogno (quando mai?), una creperia-palafitta all’interno di una baia ma ai confini della realtà, dove osservare un tramonto che non ritroverai da nessuna parte: si trova all’interno dell’Hotel Marinas di Tibau do Sul, all’interno di una riserva naturale. Mangiare crepes sospesa su un lago paludoso semi-nascosto dalla foschia è un’esperienza surreale, di quelle che mi piace maggiormente suggerire.

Lagoa

La suggestivacreperia

Si torna a Natal. In aeroporto noleggio una macchina, alla faccia di chi dice che guidare in Brasile è pericoloso (le rapine, a quanto pare, sono all’ordine del giorno).

Ecco il percorso che faccio per raggiungere Canoa Quebrada:

Da Natal a Canoa Quebrada

Da Natal a Canoa Quebrada

Guido di notte, sotto un cielo che è una semisfera, tanto lo sguardo può spaziare di chilometro in chilometro, in una zona quasi del tutto priva di contatto con la civiltà. Questo è uno di quei viaggi che mi ricorderò per tutta la vita, per il senso di libertà che solo le immense distanze riescono a dare.

Guardo una luna insolitamente grande, unica guida luminosa, insieme alle stelle, nel buio fitto che la macchina attraversa senza paura.

Canoa Quebrada, l’infinita

Giunta alla Pousada Dolce Vita, gestita da un italiano, mi chiedo cosa mai possa esserci di interessante a Canoa Quebrada: è notte, il paese è minuscolo e deserto e io non ho ancora gli occhi “giusti”.

La mattina dopo vado in spiaggia, se così vogliamo chiamarla. In realtà è una pennellata color oro senza fine, punteggiata da dune e mulini a vento. Il vento. Ecco l’elemento naturale di questo luogo nella regione del Cearà.

I sensi vengono liberati dall’opprimente barattolo che li conteneva e le gambe cominciano a muoversi come comandate da una volontà esterna. I pescatori, accompagnati dai cani randagi del paese, lavorano defilati. A distanza considerevole l’una dall’altra, palafitte in cui mangiare aragoste a poco prezzo o bere cafezinho.

I mulini a vento di Canoa Quebrada

I mulini a vento di Canoa Quebrada

Canoa Quebrada

Barche tipiche

Canoa Quebrada

Il bottino dei pescatori

Calciatori brasiliani

Brasiliani che giocano a calcio

Camminare sulla spiaggia è una mia passione ma ho una peculiarità un po’ preoccupante: non mi fermo finché non sento dolore e tornare indietro diventa un’operazione faticosissima. Canoa Quebrada mi si para dinnanzi come un privilegio pensato solo per me ed è così che, in solitaria, raggiungo ristorantini, ragazzi che giocano a calcio e altri che ballano al ritmo di ragtime, come se passassi da un mondo all’altro senza nemmeno rendermene conto. Camminare mi elettrizza e scompiglia, regalandogli un nuovo ordine, capelli e pensieri. 

Un giorno prendo una dune buggy e, al seguito di uno spericolato guidatore del luogo e di uno strambo milanese, mi inoltro tra le altissime dune di Canoa, in cima a una delle quali, ormai a piedi, mi blocco per via dell’altezza. Stento per dieci lunghi minuti a ridiscendere.

Io sulla dune buggy

Sulla dune buggy

A seconda della vicinanza all’acqua, la sabbia assume colori dorati o d’argento.

Il paesaggio è lunare.

Canoa Quebrada

Paesaggio lunare

Dune di Canoa Quebrada

Dune di Canoa Quebrada

Ma io sono pronta a ripartire per l’Italia? No. E infatti torno a Rio per altri tre giorni, prima di congedarmi, con le lacrime agli occhi, dalle amicizie che ho stretto in questo paese di incomparabile bellezza. Del resto, l’aeroporto si chiama Antônio Carlos Jobim, poeta della bossa nova, che della saudade ha fatto il suo mezzo e il suo scopo.

Ed è con questa saudade che salgo sul mio aereo di linea, consapevole che la caotica Roma, con i suoi ritmi folli, mi aspetta a braccia aperte. Per poi chiuderle in una morsa che durerà fino al prossimo viaggio.

Bandiera brasiliana

A presto…

Sei mai stato in Brasile? Ti va di condividere la tua esperienza con me? 🙂

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10 Responses

  1. Valentina

    Aspettavo gli altri racconti sul Brasile! Un’ altra meta si aggiunge alla mia già lunghissima lista! Mamma mia che spiagge fantastiche sento anche io un po’ di saudade!

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  2. Bruna Athena

    Io devo andare in Brasile! È un imperativo categorico! Amo anche io le spiagge sokitarie, la natura che si manifesta in tutta la sua straordinaria maestosità. E i colibrì, e i delfini, e la lingua portoghese….adoro tutto!

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    • Roberta Isceri

      Eh Bruna, sì! Il Brasile è una meta sine qua non, secondo me, Ovviamente al di là delle mode e (purtroppo) del turismo sessuale…

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  3. Paola

    Non ci sono stata. Mi manca accidenti! E’ uno di quei luoghi appuntati per una lunga vacanza e spesso le lunghe vacanze sono nel periodo peggiore per il Brasile. Ma ad uno ad uno riempio i vuoti dei paesi che mi mancano: arriverò anche in Brasile!

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  4. cris

    …ecco, a proposito di quanto dicevamo l’altro giorno sulla storia dei pecoroni: quanti blogger sono stati in Brasile? Pochissimi! Siccome spero di andarci il prossimo anno è da un po’ che cercavo articoli da leggere etc. ma non ho trovato quasi nulla. Quindi tu cadi a fagiolo! 😉

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