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In Asia con Terzani: Guardare i Fiori da un Cavallo in Corsa

Dove vorreste viaggiare?

Il vostro viaggio vi porterà in famose località di bellezze nazionali ed estere.

In Asia con Terzani: Guardare i Fiori da un Cavallo in Corsa

Non sono mai stata in Asia (se si esclude la Turchia dell’est). L’Asia che conosco, però, è quella di Tiziano Terzani, la più romantica e, allo stesso tempo, la più flagellata. La più vera, forse.

Tiziano Terzani, scrittore e mentore

Per una serie di ragioni, considero il giornalista fiorentino alla stregua di un amico, per non dire di un mentore: anni or sono, mi imbattei, innamorandomene, in “Un Altro Giro di Giostra”, poi divenuto best seller.

Purtroppo la morte di Terzani, come quella di molti scrittori, lo ha reso un fenomeno che ha fatto gola alle diverse case editrici, le quali, “squalescamente”, si sono affidate al desiderio, sempre vivo negli esseri umani, di trovare se stessi. Potenziali lettori? A mio avviso, donne di mezza età con aspirazioni “spiritualeggianti”.

Ad ogni modo, oggi non farò la bastian contraria. Ti racconterò, invece, i luoghi della vita e della professione di questo autore prolifico, quelli che ho assaporato leggendo Guardare i Fiori da un Cavallo in Corsa, opera di Àlen Loreti per la Rizzoli. Non voglio riassumerti il libro ma portarti, mano nella mano, in mezzo ad antichità ormai scomparse, che nessun viaggio potrà mai riportare in vita.

Copertina Guardare i Fiori da Un Cavallo in Corsa

Copertina Guardare i Fiori da Un Cavallo in Corsa

“Viaggiatore e non turista. Perché il viaggiatore è una persona che parte e magari non sa dove arriva, il turista è uno che non sa mai dov’è stato”.

Questa citazione riassume lo spirito dell’autore fiorentino e, modestia a parte, anche il mio. Non per niente, nella descrizione che ho fatto di me, dichiaro tutto il mio odio per il turismo di massa, sebbene non possa permettermi, alla stregua del mio amato scrittore, di vagare per il mondo alla ricerca della verità.

[A proposito di massa: qualche giorno fa sono stata a Firenze, città di Terzani e meta di un turismo indiscriminato. Mi duole vedere, nell’Italia che amo di più, la predominanza di negozi che posso trovare in qualsiasi altro luogo del mondo e che hanno cancellato, nel tempo, quelle che erano le nostre botteghe, le librerie più odorose e le farmacie dall’atmosfera magica].

I luoghi di Terzani

Vietnam, Giappone, Cambogia, Cina. E ancora, Indocina, Indonesia e India. In questi paesi, ormai globalizzati come tutti, Tiziano Terzani fece, quando non il corrispondente di guerra, il “ricercatore”: scandagliando usi e costumi degli abitanti del dopo-rivoluzione (il suo lavoro di inviato in queste zone inizia nel 1970), fa conoscenza con l’Altro da sé. Un concetto non troppo filosofico se si considera che, dalla lingua alla cucina, dal modo di pettinarsi ai gesti d’affetto, gli asiatici sono quanto di più lontano dal nostro DNA.

Sarà per questo, forse, che non sono mai stata particolarmente attratta dall’Oriente. Faccio un grande mea culpa, specificando che parlo soltanto per impulso. Leggere le parole dell’autore toscano ha infatti ampliato la mia mente e il desiderio di entrare a contatto con culture che parlano un linguaggio completamente diverso dal mio.

L’Asia di Terzani è il continente della disillusione: qui, infatti, si può toccare con mano il fallimento della rivoluzione comunista, i cui idoli vengono abbattuti per poi essere sostituiti da altri. Inutile dire che alla statua di Lenin hanno fatto seguito, negli anni a venire, le icone del capitalismo. Viene in mente Andy Warhol e la sua “non-arte”, atta a spiegare una rivoluzione al contrario: quella del prodotto. Malinconia (a dir poco). Rabbia.

Tra Birmania e Thailandia

Con le donne meo tra Birmania e Thailandia. Foto dal libro

Perché leggere Terzani e viaggiare con lui

Ho fatto solo una cosa nella vita, viaggiare e anche questo che descrivo è solo un viaggio. I cinesi hanno un modo di dire: guardare i fiori da un cavallo in corsa. Così riassumerei questa esperienza. Mi piace cogliere la fortuna, il caso che ti porta fuori dal tuo solito punto di osservazione e ti trascina proprio lì e in quel momento…

Ho scelto Terzani (un bravo blogger non si fa mai mancare un libro durante le sue peregrinazioni) perché mi sono sempre sentita molto in sintonia con le sue idee e con la sua caustica ironia. Se devo riassumere all’osso, ecco i motivi:

In primo luogo (1), considerava i libri come i migliori compagni di viaggio: io, per quanto ami i miei simili, ammetto di trovarmi molto meglio, spesso, in compagnia della parola scritta.

Avere un libro che ti accompagna è meraviglioso, è il miglior compagno di viaggio: sta zitto quando non vuoi che parli, parla quando vuoi sentir dire qualcosa, ti dà senza chiedere.

Il suo desiderio (2) era quello di essere “occhi, orecchie e naso” per i suoi lettori: con la sua meravigliosamente semplice scrittura, riesce ancora oggi a farti pensare di essere là con lui. Come travel blogger, ho proprio questa come massima aspirazione: scrivere per chi non può viaggiare o per chi lo farà dopo di me, mettermi al suo posto e trasmettergli odori e sensazioni che i luoghi emanano.

E così, nel leggere i vari appunti di Terzani, riesco a percepire con nitidezza lo squallore del Vietnam dopo la vittoria sugli Stati Uniti, in contrapposizione alla sua bellezza naturalistica; mi sembra di attraversare la Cambogia e le sue risaie, sconvolte dalla violenza degli Khmer Rossi; cammino nei vicoli della vecchia Pechino, ammirando state del Buddha che si ergono su nuove insegne pubblicitarie; salgo sul Monte Fuji, guardando dall’alto la produttività dei giapponesi; mi inoltro nella parte estrema dell’ex Unione Sovietica, angosciandomi di fronte all’architettura del tempo, la cui rigidità impediva qualsivoglia poesia. Mi fermo in India, prima che diventi una superpotenza, bagnandomi i piedi nel Gange.

In un villaggio vietcong nel delta del Mekong, 1973. Foto tratta dal libro.

In un villaggio vietcong nel delta del Mekong, 1973. Foto tratta dal libro.

Cina

Pechino. Foto tratta dal libro

Infine (3), non tollerava la presunta oggettività del giornalismo inglese. Come non applicarlo anche al mestiere di blogger? Ti ho già parlato del mio fastidio per coloro che approcciano ai luoghi col sorriso stampato sul volto, magari perché pagati da un ente, incapaci di dire alcunché di negativo. Non è ciò che voglio fare io, che amo la critica, il dissenso e tutto ciò che non è luogo comune.

Libri, taccuini, penne e una macchina fotografica: sono questi i “colleghi” di Terzani, vero ambasciatore della letteratura di viaggio.

Per conto mio, continuerò a leggerlo, ascoltando i suoi consigli, per nulla presuntuosi, su come scrivere e viaggiare.

Intanto, per togliermi ogni sfizio, sono andata a Orsigna (e ne ho parlato nel blog), la sua tana, quella che lo ha accolto alla fine dei suoi pellegrinaggi e soprattutto negli ultimi giorni della sua vita. A dimostrazione che non c’è niente, come le parole ben scritte, che possa ispirare i miei viaggi, quelli che ho fatto e quelli che farò.

Se ti è venuta voglia di leggere il libro su Terzani o lo hai già fatto, scrivimelo in un commento 🙂

roberta

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