Un altro viaggio in calessino? Sì, sì e ancora sì. Probabilmente non mi stancherò mai, tanto che comincio a chiedermi quanto costi comprarne uno tutto per me. Ma partiamo dall’inizio: circa un mese fa sono stata chiamata dall’associazione The Gira per ripetere un’esperienza che già mi aveva entusiasmato (ti ricordi il mio folle tour da Gragnano a Cusano Milanino?).

Altro giro, altro itinerario: Torino, Voghera, Chiavari, Viareggio e Prato le tappe. Cinque giorni, tante follie e uno sponsor, Generali Italia.

ape calessino

A Torino

Torino

Eccoti il sunto di queste matte giornate passate insieme ad Anna di Travel and Fashion Tips: arrivate a Torino, ci siamo fiondate alla Gofreria Piemonteisa, non solo per assaggiare più di un gofre (street food allo stato puro: trattasi di una cialda ad alveare da preparare con qualunque tipo di farina e da riempire a piacimento) ma anche per partecipare a una puntata di Max Cucina l’Italia, trasmissione di Gambero Rosso Channel condotta dallo chef Max Mariola. Io e Anna ci siamo improvvisate attrici e, soprattutto, ci siamo riempite la pancia con lardo, prosciutto e tanto altro.

gofreria piemonteisa

Da sinistra: io, Anna e un’altra blogger

La particolarità di questo viaggio era l’orario entro il quale arrivare nelle diverse località: tutte le sere abbiamo infatti partecipato a un aperitivo voluto da Generali Italia, provocando esclamazioni a go-go a ogni nostro arrivo in calessino. Così è stato a Torino, di fronte allo One Apple Concept Bar & Restaurant, dove agenti e avventori hanno fatto a gara per scattarsi una foto sul nostro apino rosso.

Voghera (PV)

Il giorno dopo ci siamo dirette a Voghera, di cui però abbiamo visto solo il cartello: l’aperitivo previsto è purtroppo saltato perché la città lombarda era in lutto per una coppia di cittadini morti durante la strage di Nizza. A ricordarci che le tragedie che vediamo al telegiornale non sono poi così lontane…

Abbiamo così visitato la bella Pavia, con il suo romantico ponte sul Ticino e cenando a base di tigelle. Gli studenti universitari sbucavano da ogni dove e così le immense zanzare che con i loro pungiglioni ci accoltellavano le braccia nude.

Chiavari (GE)

Per arrivare a Chiavari abbiamo attraversato l’Appennino ligure, che a dire la verità non ho apprezzato particolarmente, se non a tratti: ho visto paesi malmessi e una natura non proprio splendida, spesso dominata da sassi che sembravano essere rotolati giù da una montagna pochi minuti prima. Per fortuna che il panorama è andato migliorando a pochi chilometri dalla cittadina del Genovese, la quale, con la sua bellezza, mi ha davvero colta di sorpresa: il suo centro storico è piccolo, delizioso, fiancheggiato da portici eleganti e palazzi colorati.

Mi sono stupita sul lungomare, di fronte a un tramonto poetico che ha colorato la spiaggia e le montagne con la stessa intensità.

Chiavari

Anna e io

Piazza Mazzini, Chiavari

Piazza Mazzini, Chiavari

Viareggio (LU)

Non ho adorato l’Appennino nemmeno nel primo tratto che collegava Chiavari a Viareggio, per tornare invece ad apprezzarlo poco prima della cittadina toscana. Qui gli agenti Generali ci hanno aspettato davanti al Bar New York, proprio sul lungomare. Ho persino goduto di una spiaggia insolitamente vuota – vero è che erano le 20.00 passate.

Non ho potuto non notare con una punta di malinconia la decadenza cittadina, tranne quando, quasi a notte fonda, ho raggiunto una parte inesplorata insieme ad Anna e ai miei amici di Finestre sull’Arte, che per l’occasione mi sono venuti a trovare: il lungo molo è costeggiato da barche che fungono spesso da baretti e da gruppetti che si allontanano dalla folla per suonare una chitarra e bere qualche birra illuminati dal faro in lontananza.

Viareggio

A Viareggio

Avrei sperato, il giorno successivo, di fare un bel bagno nel mare di Viareggio. E invece mi sono svegliata con la pioggia battente. Per carità, nulla in confronto a quella trovata durante il mio primo viaggio, quando tutte le intemperie del mondo si erano abbattute su di me!

Prato

Scoraggiate, io e Anna siamo subito ripartite per la nostra ultima meta: Prato. Per goderci appieno la giornata, ci siamo fermate prima a Lucca e poi a Pistoia, con fugace tappa tra le balle di paglia di Pescia (non c’è viaggio in rickshaw senza balle di fieno. Date un’occhiata alle foto di tutti i blogger “calessinati”).

Siamo arrivate a sfinite, tanto da essere cadute in letargo non appena in albergo. Giusto il tempo di una doccia e ci siamo fiondate a mangiare tagliate di manzo insieme alla blogger toscana Girandolina, venuta a trovarci insieme al marito e compagno d’avventure.

Sul lungofiume di Prato

Sul lungofiume di Prato

Domenica mattina, prima di ripartire ognuna per casa propria, abbiamo esplorato il centro storico, senza sapere che Prato non è una mera città industriale: tra i monumenti spicca il castello federiciano, sopra i cui merli è possibile camminare.

Anche in questo caso non sono mancati i disguidi e i tentativi più o meno grossolani di abbordaggio ma rimango dell’idea che viaggiare al femminile non debba più essere un tabù: le donne non hanno nulla da invidiare ai viaggiatori maschi. Alla faccia di Freud…

Quasi quasi sono pronta per una nuova avventura. Anche perché vedere l’Italia a ritmo di bradipo ha ben altro fascino. Farlo in due, poi, ti permette di entrare in intimità con qualcuno, cosa sempre più rara ormai. Insomma, i vantaggi sono più degli svantaggi e, come sempre, ti invito a provare.

Mi rivedrai sul calessino prima di quanto pensi 😉

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2 Responses

  1. Silvia Demick

    Un’iniziativa bellissima, un modo di viaggiare “slow” che permette di vedere delle cose alle quali diversamente non si riuscirebbe a prestare attenzione.
    Mi piacerebbe provare questa esperienza di viaggio prima o poi 🙂

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    • Roberta Isceri

      Te lo consiglio Silvia! È atipico al mondo d’oggi, con gli aerei che ti portano da un capo all’altro del mondo in poche ore… Poi tra donne è il top 😀

      Reply

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