Loading

La Spezia: la solitudine del Museo Civico Amedeo Lia

Dove vorreste viaggiare?

Il vostro viaggio vi porterà in famose località di bellezze nazionali ed estere.

La Spezia: la solitudine del Museo Civico Amedeo Lia

Tredici sale, pezzi pregiati e un solo difetto: il numero inadeguato di visitatori. Il destino, tutto da cambiare, di un luogo prezioso.

La Spezia è una città dimessa, priva degli sfolgorii che si possono trovare a Genova o in località patinate come Portofino. Il capoluogo di provincia è, per lo più, punto di partenza ferroviario per le Cinque Terre: la sua stazione, quotidianamente gremita di turisti (per lo più francesi), in qualche modo ne occulta le bellezze e la storia.

Tra le migliaia di visitatori che affollano la Liguria in alta stagione, non è infatti considerevole il numero di coloro che percorrono i vicoli interni della città, se non di passaggio. Ancor più difficile è che qualcuno si fermi in uno dei suoi tanti musei, tra i quali certamente spicca l’Amedeo Lia, dedicato all’arte antica, medievale  e moderna e custodito all’interno di un palazzo rosa di Via Del Prione, il corso principale.

Museo Amedeo Lia #musei #museums #laspezia #liguria #italiaterapia #travelblogger #pink

Una foto pubblicata da Roberta -Italiaterapia (@italiaterapia) in data:

Mi sono ritrovata a camminare tra i suoi corridoi e le organizzatissime sale un mattino di piena estate, completamente e inspiegabilmente sola. Devo ammettere che non immaginavo che avrei trovato tanta ricchezza all’interno di un museo il cui nome suggerisce qualcosa solo a pochi: Amedeo Lia era un ufficiale di Marina, che divenne collezionista grazie ai numerosi viaggi di lavoro, durante i quali si innamorò spesso di sculture, dipinti e manufatti di ogni provenienza.

Una mattina di fine agosto, dicevo. Ho camminato tra le teche di cristallo di questo serbatoio dell’umana creatività prima con didascalico distacco, poi con accresciuto interesse. Non occorre essere intenditori per apprezzare una miniatura o una ceramica di Limoges: quello che serve, per addentrarsi in un museo come questo (magari rinunciando a qualche ora di mare) è la curiosità.

rocco_normanno

Rocco Normanno, Amedeo Lia, olio su tela, 2007

Ogni sala è dedicata a un percorso tematico: si passa dagli oggetti liturgici alle miniature, dall’antiquarium archeologico ai fondi d’oro, dalla Camera delle Meraviglie alle Nature Morte.

Dispiaciuta per l’assenza di visitatori, ho giocato con me stessa a “trova l’oggetto”, un modo tutto mio per districarmi tra gli innumerevoli manufatti: prima do un’occhiata fugace a quanto contenuto in una teca o da una parete e, scegliendo ciò che mi colpisce di più, ne leggo la descrizione, in modo da farmi un’idea generale di ciò che gli è prossimo. Così faccio con i ritratti come con vetri, terrecotte o sculture. Se, da un lato, questo modo di procedere mi impedisce di trascorrere un’intera giornata dentro a un museo, dall’altro stimola e affina il mio gusto.

museo amedeo lia

Arte greco-cipriota. Testa virile, ultimo quarto del V secolo a.C. Museo Amedeo Lia.

Un breve elenco dei miei colpi di fulmine: la Madonna in Maestà col Bambino benedicente di uno scultore umbro di fine XIII secolo; la testa virile greco-cipriota, dominata dal sorriso sereno e da una barba finemente cesellata; il Vir Dolorum di Pietro Lorenzetti. E ancora: le differenti versioni dell’intellettuale San Girolamo; l’autoritratto del Pontormo e il Memento Mori di un anonimo senese. Per non parlare del Canaletto, dei calici in cristallo di rocca e di quel viandante che ti guarda come fosse vivo di fronte a te.

Sarà per questo che ho provato un brivido percorrendo le ultime, buie sale: la luce si accende solo dopo qualche istante e, come piegata di fronte all’abilità di uomini che furono, la cui presenza ancora trasuda da ciò che crearono, mi sono trovata ad aumentare il passo, schiacciata dai volti di bronzo e dalle Madonne dolenti, forse stupefatti dall’assenza di uomini e donne, il cui sguardo è necessario a convalidare l’esistenza viva delle opere d’arte.

Museo Amedeo Lia

Pitocchetto: Ritratto di viandante, seconda metà del XVIII secolo. Museo Amedeo Lia.

Alla fine del percorso, si può visitare il chiostro, che (nonostante le dimensioni ridotte), ospita trenta differenti specie botaniche.

Al di là del valore intrinseco del museo, mi preme sottolineare la presenza di schede di approfondimento multilingue in tutte le sale e la loro accessibilità (a eccezione della seconda) per visitatori su sedia a rotelle, sordi e non vedenti.

A non essere così accessibile, a questo punto,  è l’arte in sé: relegata all’interno di spazi chiusi, siano essi musei o libri, e di preconcetti che la vogliono ancora noioso e intangibile oggetto di studio, ha bisogno di entrare nel vortice della comunicazione social per farsi conoscere ai più?

Il museo è aperto dalle 10 alle 18, dal martedì alla domenica. Il prezzo intero del biglietto è di 7,00 euro.

 

roberta

8 Comments

  • Federico

    Sulla solitudine del Museo Lia ti ho già detto su Facebook… :-) Per quanto riguarda i musei di Spezia, se hai occasione fino a ottobre al CAMeC c’è una bellissima mostra su Giulio Turcato che ti consiglio vivamente: http://www.culturainriviera.it/giulio-turcato-al-camec-storia-liberta/

    14 settembre 2016 at 12:22
    • Roberta Isceri

      I tuoi consigli sono SEMPRE ben accetti. Avevo già intenzione di andare al CAMeC ma, trattando di arte contemporanea, avevo paura di arrivarci impreparata. Ti farò sapere :)

      14 settembre 2016 at 12:24
  • L'OrsaNelCarro

    Mi piace l’idea del “trova l’oggetto”, te la rubo e la faccio mia! 😛
    A presto!

    14 settembre 2016 at 14:39
  • Lucrezia & Stefano - in World's Shoes

    Da studentessa di Beni Culturali non posso che apprezzare articoli del genere, volti a mettere in risalto l’aspetto artistico che viene molto spesso considerato come “noioso” , “inutile” e chi più ne ha più ne metta.

    Io invece adoro scoprire luoghi del genere, così come adoro scoprire l’arte …e non solo sui libri. Anzi, sui libri quasi non la sopporto! ahhaah

    Un bacio :)

    14 settembre 2016 at 17:12
    • Roberta Isceri

      Fantastica! 😀 L’arte è meravigliosa se ti lasci trasportare al di là di tutte le pedanterie da manuali scolastici. Chi non capisce l’arte non capisce la vita

      17 settembre 2016 at 12:08
  • Deianira

    Sono d’accordo! E’ sempre mille volte più emozionante entrare in un museo e scoprire dal vivo le opere d’arte, che “studiarle” su un libro. E’ anche più alla portata di tutti, nel senso che se non si è super appassionati o studiosi del mondo dell’arte è ben difficile farsi trasportare da un bel manualone di storia e tecnica, mentre secondo me chiunque entrando in un museo viene colpito da qualcosa: un oggetto, un dipinto, un manufatto, lo sguardo in un ritratto, la perfezione di una scultura, la luce in un paesaggio… si ha così modo di gustarsi l’arte a modo proprio, senza necessità di essere acculturatissimi a riguardo, ma notando e scoprendo liberamente tutta la bellezza e la poesia racchiusa nelle sale dei musei. Tutti così si possono avvicinare a questo universo.
    Il tuo modo di gironzolare per il museo, facendoti guidare dall’istinto ad esempio è un ottima maniera per riempirsi occhi e cuore (e in maniera indiretta quindi anche cervello) di bellissime opere d’arte di ogni genere, con la leggerezza giusta per non associare a tutto ciò la solita parola “noia” :)

    Deianira

    17 settembre 2016 at 13:06
    • Roberta Isceri

      Sono contenta che tu sia d’accordo con me. Io non smetterò mai di andar per musei e interessarmi, in ogni sua forma, all’arte: è l’unica certezza che ho!

      19 settembre 2016 at 12:51

LEAVE A COMMENT