Recensione della quadrilogia di Elena Ferrante: “L’amica geniale”, “Storia del nuovo cognome”, “Storia di chi fugge e di chi resta” e “Storia della bambina perduta”.

Napoli. Un nome, il caos. Questo è davvero il caso di dire: o la ami o la odi.

Non esiste scrittore che mi abbia fatto entrare nelle sue trame più di Elena Ferrante, da L’Amica Geniale a Storia della Bambina Perduta. Perché la Napoli della scrittrice è sua città d’origine, amata per la bellezza del golfo e odiata per le dinamiche, ormai più che rappresentate sul grande e sul piccolo schermo.

Ho approcciato alla lettura de L’Amica Geniale con un po’ di reticenza. Non fa per me adeguarmi alle mode letterarie e, fino a un mese fa, consideravo la Ferrante come parte di un grosso ingranaggio: il mercato editoriale. Dalle copertine inquietanti delle Edizioni E/O ai titoli, dal mistero che avvolge l’autrice (è un uomo? Una donna? Uno pseudonimo che raggruppa una serie di ghost writers?) a lei, l’onnipresente femminilità, argomento ormai abusato dall’industria culturale. Tutto concorre a rendere fin troppo ambita la celebre tetralogia, conosciutissima anche negli Stati Uniti.

Il mio snobismo letterario si è però ammosciato sin dalle prime pagine, essenzialmente per un motivo: oltre a essere una storia avvincente, L’Amica Geniale, con il suo seguito, è caratterizzata da uno stile colto, ricco di termini ormai in disuso e di citazioni dialettali. Lo stile – questo sconosciuto! – è essenziale a definire un buon libro: non bastano personaggi, colpi di scena e riflessioni filosofiche. Pensieri ed estrema proprietà di linguaggio devono, almeno per me, andare di pari passo, e questo primo tomo mi ha accontentata.

amica-geniale-ciclo-elena-ferrante

La quadrilogia di Elena Ferrante

Napoli, dicevo: è in uno dei suoi tanti rioni che questa particolare amicizia femminile è ambientata. Due bambine , Elena e Raffaella – o meglio: Lenuccia e Lila – e un legame fortissimo, che nasce a partire da una mediazione fondamentale del mondo infantile: le bambole.

Queste bambine crescono e occorrono quattro libri prima di capire come saranno da anziane. In mezzo, il mondo: la Storia, le storie, la Napoli malfamata, politica, amori, camorra, femminismo e morte. Quest’ultima, in particolare, è nominata, sviscerata e temuta, in un mondo – il nostro – che invano cerca di esorcizzarla come può.

Sono quattro libri angoscianti, come spesso è la vita. Il senso che mi è rimasto, a fine lettura, posso riassumerlo con queste parole: incompletezza, inquietudine, malinconia. Non per questo penso che non si debba leggere un libro. La letteratura, quando è buona, non solo rispecchia ma approfondisce la vita e le sue contraddizioni.

bambina-perduta

Storia della Bambina Perduta

Se, però, a L’Amica Geniale assegno cinque stelle, queste stelle diminuiscono per gli altri volumi, fino a scendere drasticamente a tre per Storia di chi Fugge e di chi Resta. Il terzo tomo, infatti, è troppo intriso di politica, battaglie sindacali e movimenti studenteschi. Sono arrivata a pensare che, per non cedere alla superficialità da romanzo rosa, la Ferrante abbia messo un cappello istruito agli amoruncoli di questo libro.

Detto questo, consiglierei a tutti di entrare nel mondo di questa scrittrice per i seguenti motivi:

  1. Per arricchire il proprio italiano, sempre più “anglosassonizzato”.
  2. Per capire le donne, le loro età e i conflitti.
  3. Per riflettere su dolore e morte, temi trattati oggi in maniera trash o, al contrario, con un eccesso di pudore.
  4. Per toccare con mano l’ambivalenza umana, al di là degli stereotipi che vogliono amicizia e amore come sentimenti puri (speriamoci sempre ma senza mai abbassare la guardia)
  5. Per vedere davvero Napoli e, in senso più ampio, il Meridione.

A proposito di Napoli e di luoghi (il cuore del mio blog, se non lo aveste capito), oltre alle descrizioni minuziose e talvolta impietose, ad avermi colpita è stata la seguente frase:

“Se non c’è amore, non solo inaridisce la vita delle persone, ma anche quella delle città.”

Napoli: un nome che rimanda al caos. Ma il caos è vita. E quando la protagonista si perde tra le sue vie, cammina nel rione, scopre il mare per la prima volta, ne assorbe sia le urla che le voci che aleggiano su Via Chiaia, solo allora comprendi cosa significhi viaggiare, anche all’interno della propria città.

 

 

About The Author

Related Posts

Leave a Reply

Your email address will not be published.