Alla scoperta di una città fuori dalle rotte turistiche: in questo post vi parlo di Taranto vecchia, dei suoi ipogei e delle sensazioni che trasmette.

Cari lettori,

vi ricordate la storia della single sposata? In questo momento è dal basso del mio strascico e dall’alto del mio velo che vi scrivo: ebbene sì, sarò moglie per altri sette giorni, fino alla prossima partenza. E da moglie, mi sono messa a (ri)visitare la città in cui l’altra metà di Italiaterapia è in questo momento: Taranto.

Non la Taranto dei militari ma quella degli abitanti, la parte vecchia snobbata dai più, a parte qualche sparuto straniero che, guida Routard in mano, si aggira tra i suoi vicoli un po’ zozzetti. Zozzetti ma belli.

Taranto vecchia: agolino suggestivo

Taranto vecchia: agolino suggestivo

Sia chiaro: tra bello e affascinante intercorre la stessa distanza che separa vacanza e viaggio. Se vi aspettate di rimanere estasiati da pratini all’inglese e ordine anglosassone, cercate un’altra meta. Se, invece, riuscite a guardare al di sopra delle cartacce e di quel puzzo che mescola odori fisiologici a detersivo, allora proseguite con me.

Taranto vecchia: dettaglio

Taranto vecchia: dettaglio

Cominciamo: entrare a Taranto vecchia

Taranto vecchia inizia al limitare di due notevoli colonne doriche. Basterebbe già questo a farla piacere a chiunque abbia un minimo di senso estetico. Partendo dalla parte nuova, ci si arriva attraversando il ponte girevole e oltrepassando il Castello Aragonese, spartiacque tra due anime molto diverse tra loro.

La parte nuova, infatti, è dominata da una lunga via commerciale, lastricata di bianco e costeggiata dai negozi. Quella vecchia racchiude la Storia e le storie di pescatori, volontari coraggiosi che cercano di rimetterla in sesto e artigiani novantenni dall’imperitura energia.

Taranto vecchia: un ape vecchio stile

Taranto vecchia: ape vecchio stile

Qui si trovano l’università, il conservatorio e i palazzi eleganti, talvolta ristrutturati, talvolta no; dalle pareti sbucano gargoyles e anche chiese, come apparizioni improvvise. Occorre uno sforzo di volontà per apprezzare Taranto vecchia, mentre si scansano i motorini che ti sfrecciano accanto e anche qualche cane randagio (la Puglia ne ha a centinaia, presenze per lo più silenziose che si aggirano per le strade come spiriti rassegnati).

Taranto vecchia: gli ipogei

Dopo aver visitato l’imponente Cattedrale di San Cataldo, proseguite su Via Cava e date un’occhiata ai tanti ipogei che si aprono a destra e a sinistra:

  • La fornace medievale, dove dal 1200 si produceva ceramica invetriata policroma.
  • Passo di ronda – Cantiere Maggese: si trova nei pressi dell’antica cinta muraria e fa parte di una serie di passaggi probabilmente segreti.
  • Frantoio ipogeo: dopo decenni di oblio, venne restaurato negli anni Ottanda, portando alla luce la tecnica millenaria di produzione dell’olio pugliese.
  • Ipogeo Funerario: se entrate senza paura, potete notare qualche ossicino umano qua e là.
Taranto vecchia: la fornace medievale

Taranto vecchia: la fornace medievale

Il fascino di una città di mare

Proseguendo verso il mare, vi trovate ai piedi di una chiesa magnifica: San Domenico Maggiore, esempio di romaico-gotico. Impressionante la doppia scalinata che porta all’ingresso di questo ambiente monumentale e apparente spoglio. In realtà, sulle pareti imbiancate corrono dipinti preziosi e, sulla sinistra, si apre una cappella barocca che lascia senza fiato.

Una volta usciti, se è arrivata l’ora del crepuscolo, potete godere delle tipiche luci colorate da villa pugliese, laddove per villa, in Puglia, si intende una grande piazza lastricata dove si svolgono feste popolari e concerti.

Taranto vecchia: Chiesa di San Domenico Maggiore

Taranto vecchia: Chiesa di San Domenico Maggiore

Di fronte a voi, il mare torbido della città, sul quale sguazzano motoscafi, petroliere, navi da guerra e, soprattutto, pescherecci, rendendo Taranto una città dal fascino innegabile.

Taranto vecchia: Mar Piccolo

Taranto vecchia: Mar Piccolo

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11 Responses

  1. Lucilla

    Finalmente leggo qualcosa di bello su Taranto! la tua descrizione mi ricorda un po’ Palermo che io amo tanto e conosco decisamente meglio. A Taranto ci sono solo passata per andare in Basilicata diversi anni fa. Lo scenario che si apre varcando la collina che la separa con l’entroterra non è dei più idilliaci. A Taranto purtroppo l’Ilva ha fatto parecchi danni ed è un peccato vedere questo mostro sputafumo che contrasta col bellissimo golfo che si ha davanti. Incongruenze italiche 🙁 Ciao Roby!

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    • Roberta Isceri

      E infatti… Sono d’accordo con te. Ma se ti fermi, non puoi che passeggiare sul lungomare, visitare il Castello Aragonese, entrare negli ipogei di Taranto vecchia e scoprire, così, che non tutto è Ilva 🙂

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  2. Claudia B. Voce del Verbo Partire

    Devi sapere Roberta, che mio marito è originario della provincia di Taranto, esattamente di Castellaneta, la città di Rodolfo Valentino.
    Noi non andiamo mai in Puglia, anche perchè si trasformerebbe in una “sagra del parente” ed io, che non sopporto i miei, figuriamoci se devo sopportare quelli altrui.
    Il rischio è di andare giù, e non avere la libertà di visitare nulla, perciò io mi oppongo. Diciamo che in 17 anni, saremo stati 3 o 4 volte. In una delle prime occasioni gli ho anche chiesto di portarmi a Taranto, ma lui da pugliese ha detto no, perché altrimenti gli rubavano la macchina….vabbè, portiamo pazienza.
    Quindi ho letto con curiosità il tuo articolo, visto che mi è davvero rimasta addosso la voglia di scoprire questa città, anche con i suoi difetti.
    Non è detto che il bello o ciò che ci colpisce, debba essere sempre ricercato nella perfezione!
    A presto,
    Claudia B.

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    • Roberta Isceri

      Che storia Claudia! Beh, tuo marito si riferisce a una Taranto vecchia di qualche anno fa. Adesso le cose sono un po’ cambiate, anche perché il turismo è aumentato e sono sorti alberghi e b&b. Se deciderete, un giorno, di tornare, fammelo sapere: mi piacerebbe un tuo articolo su Taranto! 🙂

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