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La Sardegna che non ti aspetti: alla scoperta di miti, leggende e luoghi del mistero

Dove vorreste viaggiare?

Il vostro viaggio vi porterà in famose località di bellezze nazionali ed estere.

La Sardegna che non ti aspetti: alla scoperta di miti, leggende e luoghi del mistero

Oggi vi porto un po’ in giro per la Sardegna. Non quella dei rotocalchi, delle feste da Billionaire e delle spiagge affollate ma quella dei mesi che mettono a riposo un’isola altrimenti affollata e, per certi versi, invisibile. Sono tante le zone che visiteremo. Quello che vi chiedo, però, è un bagaglio fatto di curiosità ed estro.

Prima di tutto, venite con me in Supramonte, la montagna più selvaggia della regione.

Il Supramonte, meta di viaggi ecosostenibili 

Sulle sue cime si trovano i cuiles, case semplici fatte di pietra calcarea o basalto, rami di ginepro, frasche, sughero e argilla. Qui vivevano i pastori che arrivavano dai paesi vicini (come Orgosolo e Dorgali) per allevare capre e maiali.

Siamo in Barbagia, un territorio aspro e difficile da raggiungere, dove usi e costumi si tramandano da millenni.

cuiles

Esempio di cuile (costasmeraldagarden.blogspot.com)

Purtroppo i cuiles, dal secondo dopoguerra in poi, furono abbandonati: i pastori che una volta ci vivevano sono tornati nei loro paesi, insieme alle rispettive famiglie, per poi spostarsi quotidianamente qui, verso quelle che, pian piano, sono diventate aziende agricole. Il territorio, nemmeno a dirlo, è stato bonificato e la motorizzazione ha reso tutto più semplice.

Il turismo, in questo caso, non viene per nuocere: ecco quindi che il Supramonte – e la Barbagia in generale – è divenuto meta di viaggiatori attenti all’ambiente e amanti della storia rurale, che tanta parte ha avuto nel nostro passato di italiani.

Ci sono sicuramente da ringraziare i volontari, che fanno di tutto per preservare quelli che, oggi come oggi, possono essere considerati dei monumenti veri e propri. A Dorgali, per esempio, decine di cittadini si sono riuniti per trasportare il ginepro, rimettere a posto i muri e realizzare gli interventi necessari a far rinascere i vecchi e cari cuiles.

Si tratta sicuramente di un modo sostenibile e ambientalista per visitare una regione delle cui risorse, ormai, si fa fin troppo abuso.

Mamoiada: il Paradiso delle maschere

Un altro luogo che mi piacerebbe conosceste è Mamoiada, nella provincia di Nuoro. Se siete amanti dell’antropologia, qui troverete il vostro personale Paradiso: il Museo delle Maschere. E che maschere! Non solo costumi tradizionali come i Mamuthones ma anche manufatti provenienti da altri paesi del Mediterraneo.

La sala multivisiva del Museo delle Maschere di Mamoiada (http://www.museodellemaschere.it/)

La sala multivisiva del Museo delle Maschere di Mamoiada (http://www.museodellemaschere.it/)

Siamo sempre in Barbagia, laddove i Carnevali sono tanti e tutti lasciano dietro di sé una scia di miti e leggende. Non solo Carnevale, però: qui maschere e rituali sono serio oggetto di studio, affinché non si perdano tra i meandri di un’Italia sempre più globalizzata. Al posto dei soliti pirati e delle principesse della Disney, si può venire a contatto con ombre potenti, rievocate da campanacci e maschere in legno che lasciano poco spazio alla “zuccherosità”.

Tra le maschere, vi ricordo – oltre a quella dei Mamuthones , vestiti di inquietanti pellicce – quella degli Issohadores, armati di corpetti rossi e lazzi. Ci sono poi i ciechi Sos Thurpos, l’orso S’Urthu, i Su Bundu (mascherati con del sughero dipinto di rosso), i Sos Boes (buoi mascherati) e i contadini Sos Merdules.

Il bello di questo museo è la ricerca delle affinità con le tradizioni di altri popoli. Un luogo dove a essere valorizzate non sono le differenze ma gli aspetti umani che, pur variando da cultura a cultura, vagano da una all’altra senza soluzione di continuità.

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Sos Thurpos (i ciechi) di Orotelli. Foto da Sardegna Turismo

Isili (CA): Friorosa e la fonte miracolosa

Dopo questa immersione pre-carnevalesca tra le maschere sarde, potreste spostarvi a Isili, in provincia di Cagliari. In questo borgo sorgono moltissimi luoghi d’interesse, quasi del tutto inesplorati dagli amanti della Sardegna: mi riferisco non solo ai tanti nuraghi della zona ma anche a Sa Bidda Beccia – insediamento di epoca romana – e alle varie domus, al Parco Asusa e al Lago San Sebastiano. Ed è proprio nella zona del lago che nacque una leggenda: Friorosa e la fonte miracolosa di Isili.

La leggenda narra di un pastore e delle sue tre figlie, l’ultima delle quali era sempre malaticcia e freddolosa. Friorosa, appunto. Insieme alla famiglia viveva un giovane, che le altre due sorelle, belle e sane, coccolavano in tutti i modi. Nel tentativo di emularle, Friorosa provò una volta a lavargli una camicia ma le mani le si raffreddarono al punto che, una volta accarezzato il volto del ragazzo, quest’ultimo si ritrasse con un gesto che la fece scappare via e chiudersi sempre più in se stessa.

Una volta uscirono tutti di casa per recarsi alla chiesetta di San Sebastiano, dove si trovava una fonte d’acqua. Nessuno di loro riuscì a trovare la strada. Friorosa consigliò al resto della famiglia di andare in cerca di un ruscello, dicendo loro che li avrebbe aspettati di fronte al masso di granito dove si era fermata ormai priva di forze.

In assenza degli altri, alzò gli occhi al cielo, pregando affinché venisse tramutata in una fresca fonte, così da rendersi finalmente utile ai suoi cari. Così avvenne e quando il padre e le sorelle tornarono al masso, trovarono acqua a volontà con cui dissetarsi.

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La fonte di Isili. Foto da http://love.sardegne.com/

Un mostruoso moscerino a Siurgus Donigala (CA)

Altra leggenda, altro luogo da scoprire. Cosa: la “musca macedda e il contadino“. Dove: Siurgus Donigala (CA).

La storia: si dice che un tempo il nuraghe Erra fosse abitato da una gigantesca musca macedda, un mostruoso moscerino nemico delle coltivazioni erbacee. Peccato che, un giorno, questo malefico insetto si trasformò in un’avvenente fanciulla. Un contadino che passava di lì rimase profondamente colpito dalla bellezza della ragazza, la quale lo invitò a entrare nel nuraghe, che del resto era pieno di gioielli.

Il contadino venne invitato a scegliere uno dei beni preziosi come segno di ospitalità. A quel punto l’uomo, che aveva capito che qualcosa non andava, scelse due campanelle di bronzo e disse alla fanciulla che le avrebbe appese ai suoi buoi. Una volta uscito, ostruì l’ingresso con un masso e scappò via. Da allora – si dice – la musca macedda non si vide mai più in giro.

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La Trexenta, terra della leggenda sulla musca macedda (foto dal blog di Dimore D’Epoca)

Perché andare a Siurgus Donigala? Perché abbonda in archeologia e storia. Si pensi alla stele ritrovata in un orto, dalla beneaugurante iscrizione latina: “Bene tibi sit” (tu sia benvenuto). Già questo varrebbe bene una visita ma importantissimi sono anche i complessi megalitici di Funtana ‘e figu e di Cuccuru Fontana, i tanti nuraghi e gli splendidi itinerari di tutta la Trexenta, regione dove sorge il borgo.

La Trexenta, probabilmente, deve il suo nome ai trenta (o trecento?) villaggi che la leggenda dice esserci stati in tempi antichi. Questa regione è sempre verde e rigogliosa e solo in questa parte della Sardegna prosperano così tanto oliveti, frutteti e vigneti. Oltre ai tanti insediamenti preistorici, quindi, potete godere ampiamente della cucina e degli ottimi vini.

Io vi consiglio di visitare il santuario nuragico di Santa Vittoria, perfettamente conservato. E poi: la necropoli di Corongiu, quella di Sant’Acqua Salida e quella punica di Monte Luna. Non meno importante è il Museo Archeologico Sa Domu Nosta, che si trova nel capoluogo della Trexenta, Senorbi, caratterizzato da case con i classici motivi architettonici sardi.

Nemmeno a dirlo, Senorbi è anche famosa per il Carnevale, dai colorati carri allegorici.

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Santuario nuragico di Santa Vittoria (http://www.laghienuraghi.it/)

Le streghe di Villacidro (CA)

Rimaniamo in provincia di Cagliari ma, questa volta, andiamo a Villacidro. Sempre la leggenda narra che, per le strade del paese, camminassero anche alcune is cogas, vale a dire streghe, che, però, tenevano ben nascosta la loro coda agli occhi della gente. Potevano trasformarsi in oggetti o animali, come mosche e gatti quando si trattava di entrare nella case o incamminarsi per i tetti.

Zia Amalia, zia Maria e altri erano i nomi usati soprattutto dalle nonne per intrattenere e spaventare a sufficienza i bambini agitati, facendogli credere che, ora in questo ora in quell’altro animale o insetto, si nascondesse una delle is cogas.

Le streghe, però, furono annientate dall’arrivo di San Sisinnio, “specializzato” proprio in esseri demoniaci. Pare che nel paese rimasero solo donnette innocue, in grado – al massimo – diutilizzare i brebus (preghiere contro i mali) e le fatture.

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Una delle presunte is cogas (http://www.hotel-r.net/)

Se avete voglia di incontrare una strega, andate quindi a Villacidro. Ma questo non è l’unico motivo: la zona, infatti, è piena di luoghi di interesse naturalistico. C’è una cascata, Sa Pendula, che venne persino elogiata da Gabriele D’Annunzio. Di cascate, in realtà, ce ne sono altre tre: quella del rio Linas, quella di Piscin ‘Irgas e quella di Muru Mannu.

E poi chiese, una miniera dismessa – Canale Serci – e un territorio davvero tutto da scoprire.

La Sardegna nascosta è quella dei miti, delle leggende e dei reperti archeologici, spesso tenuti distanti dai turisti in cerca di vacanze facili e poco impegnative. Io sono dell’idea che non possa esistere un viaggio che non comprenda una conoscenza minima del luogo. Chiaramente non è possibile visitare un’intera regione in una sola volta ma quello che si può fare è programmare più viaggi, spalmati nel tempo, e avventurarsi ogni volta che si può al di fuori dei confini che abbiamo stabilito prima di partire.

Da parte mia, posso sicuramente darvi qualche indizio, che vi aiuterà a muovervi in una delle isole più belle del mondo, sapendo che di Sardegne ce ne sono tante. Eccone alcune:

1. La Sardegna dei villaggi nuragici

I villaggi nuragici sono disseminati tra le province di Cagliari, Oristano, Sassari e Nuoro. Ed è proprio quella di Nuoro a registrarne di più, con Bortigali, Dorgali (villaggio nuragico Tiscali e villaggio nuragico Serra Orrios), Oliena, Macomer e Orroli.

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Il villaggio nuragico Tiscali (Italian Botanical Heritage)

2. La Sardegna delle tombe dei giganti e dei pozzi sacri

Le tombe dei giganti sono i monumenti funerari caratteristici della civiltà nuragica ed erano tombe collettive.

Sono costituite da una lunga camera funeraria, che termina con un’abside, e dalla tipica facciata con la stele al centro. Anche in questo caso è la provincia di Nuoro a “vincere”, con S’Ena e Thomes a Dorgali, Madau a Fonni, Imbertighe a Borore e Selene a Lanusei.

3. La Sardegna dei dolmen e dei menhir

Questi ultimi sono delle pietre conficcate verticalmente nel terreno, alte fino a 5 mt. Possono essere isolate o in complessi circolari e rappresentano, per lo più, la fertilità maschile. I dolmen, a differenza dei menhir, hanno una lastra orizzontale a coprirli e sono anch’essi di epoca neolitica. Questi reperti accomunano, in alcuni tratti, la storia della Sardegna con quella di Francia e Inghilterra.

Dove trovarli? Più che altrove, in provincia di Sassari: nel capoluogo, a Olmedo, Mores, Arzachena, Berchidda e Luras.

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Dolmen di Sacoveccada (http://antrodellamagia.forumfree.it/)

4. La Sardegna dei siti Fenicio-Punici e Romani

Durante la colonizzazione fenica, vennero realizzate le città di Sulci, Nora, Bithia, Karalis e Tharros. Ovviamente, durante la dominazione dei Romani, quelle che erano città fenice divennero dell’impero.

C’è da sbizzarrirsi soprattutto in provincia di Cagliari: nel capoluogo, si trovano l’Anfiteatro Romano, la Villa di Tigellio e la Necropoli di Tuvixeddo. A Flumininmaggiore si trova un tempio punico-romano, mentre a Pula è visibile l’antica città di Nora. E poi l’insediamento punico-fenicio di Carbonia, la città fenicio-punica di Sant’Antioco (Sulci) e il Sito Romano e tardo antico di Villaspeciosa.

A proposito di tombe…

Sapete perché si chiamano domus de janas? Ebbene, le janas erano piccole fate delle rocce e le tombe in questione, diffusissime in Sardegna e risalenti a 5-6000 anni fa, sono proprio scavate nella roccia.

Le janas erano piccolissime e vivevano proprio qui… Uscivano solo di notte perché il sole poteva rovinare la loro bianchissima pelle. Nelle notti senza luna, andavano a pregare presso i templi nuragici, costrette a percorrere sentieri ripidi e pieni di rovi. Per evitare questi ultimi, diventavano luminose.

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Rappresentazione di una janas (foto da http://www.ladonnasarda.it/magazine/chi-siamo/4391/janas-le-creature-magiche-inventate-da-un-dio-distratto.html)

Erano specializzate nella tessitura di splendide stoffe e nella preparazione del pane ma erano anche proprietarie di ricchissimi tesori, fatti di oro, argento e perle. E qui torna la musca macedda di prima: era proprio lei, infatti, la custode di questi inestimabili tesori e la sua bruttezza strideva assai (aveva testa di pecora, un solo occhio, denti aguzzi, ali corte e un pungiglione velenoso).

In questo modo, nessuno osava toccare i tesori delle janas, rimasti per sempre intatti.

Nella mitologia sarda, esistono anche le surbiles (donne vampiro), le panas (spiriti delle donne morte durante il parto), la luxia rabiosa (donna pietrificata) e sa filonzana, parca sarda. Una quantità di donne impressionante e che fa della Sardegna un vero e proprio continente al femminile.

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La sa filonzana (https://sonosdesardigna.wordpress.com/maschere/)

Io, da sempre, cerco di promuovere il turismo destagionalizzato e, visto il clima mite della Sardegna, un viaggio durante i mesi invernali è l’ideale per scoprire tutto quello che l’estate, con il suo chiasso, i colori e gli odori, nasconde alla vista dei più.

Se avete qualche giorno a disposizione e volete viaggiare in modo classico (e, diciamocelo, più romantico), potete optare per la prenotazione online di traghetti per la Sardegna.

Se vi ho convinti, fatemi sapere! Aspetto commenti molto dettagliati 😉

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4 Comments

  • Bruna Athena

    No vabbé, io non vedo l’ora! Non so se da Cagliari riusciremo a spostarci fino a Nuoro, ma sono ottimista! Questo post me lo conservo! Baci!

    12 dicembre 2016 at 14:56
    • Roberta Isceri

      Felicissima di poterti essere utile! Fammi sapere quando sarai in Sardegna :)

      13 dicembre 2016 at 14:00
  • L'OrsaNelCarro

    ADORO! No sul serio, quanto io apprezzi articoli di stampo etno-culturale tu non lo sai! Tra l’altro nelle vene ho del sangue sardo e mi piacerebbe andare alla scoperta delle mie origini in questo modo: in bassa stagione, lontano dalla ressa turistica e seguendo il filone di tradizioni e leggende.
    Grazie per questo post!

    13 dicembre 2016 at 0:04
    • Roberta Isceri

      Grazie cara! Sono andata contro alle “regole” del buon blogger: articolo lunghissimo, poche frasi a effetto e un pizzico di complessità 😀

      13 dicembre 2016 at 14:00

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