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Barcellona: il meglio e il peggio di una città dalle emozioni troppo intense

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Barcellona: il meglio e il peggio di una città dalle emozioni troppo intense

Basta Sagrada Familia e Barrio Gotico: Barcellona è molto di più, nel bene e nel male. Intendiamoci: non vi sto dicendo di lasciarle perdere ma di guardare la città catalana con altri occhi.

Oggi, infatti, voglio raccontarvi il meglio e il peggio di un luogo dove la vita – dice lo scrittore Colm Toibin – è troppo emozionante per scrivere. E non mi riferisco certo ai divertimenti di dubbio gusto che si possono osservare sulle Ramblas

Il meglio e il peggio, dicevamo. Ebbene, Ok Appartamenti Barcellona, un’agenzia d’appartamenti in affitto nella capitale della Catalogna, ha intervistato 850 stranieri che ci vivono, di cui 350 sono italiani. Siete pronti?

Il peggio di Barcellona

Il sondaggio sul peggio di Barcellona è chiaro: all’ultimo posto c’è l’economia: “Non c’è lavoro”, “I salari sono troppo bassi”, “I lavoratori sono trattati spesso come rifiuti” sono le classiche frasi che potete sentire da italiani, argentini, tedeschi o francesi che hanno scelto Barcellona come loro residenza, momentaneamente o meno.

Da considerare un punto un po’ particolare, sottolineato soprattutto dagli spagnoli: il catalonismo. Avete capito bene: trattasi di regionalismo, di mancanza di rispetto per chi non parla catalano. Ché, insomma, i problemi sono uguali un po’ dappertutto, no?

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Foto da OK Apartment Barcelona

Dopo il fattore economia, abbiamo l’inquinamento. Altro problema che noi italiani possiamo tranquillamente condividere con i nostri amici spagnoli – ops! Catalani! Non solo inquinamento dell’aria ma anche acustico, per non parlare della sporcizia delle strade. Persino i vicini vengono definiti “troppo rumorosi”. Io, da buona cittadina romana, so di cosa parlate.

Incredibile ma vero, anche il carattere locale è considerato un x factor al negativo: le persone hanno “volti tristi e preoccupati” (in quale città si può dire il contrario?), sono fredde (…), hanno una mentalità chiusa, sono poco propense ad accogliere i nuovi arrivati nelle loro cerchie di amici e la testardaggine rasenta l’ottusità. Insomma, abbiamo distrutto in un colpo solo tutti i luoghi comuni che vogliono la Spagna come un paese fatto di sole, allegria e allegri botellon sulla spiaggia.

In pole position, però, c’è il turismo di massa e questo non stento a crederlo: non c’è conoscente che non abbia tessuto, almeno una volta, le doti della città. Barcellona viene vista, dagli abitanti stranieri, come una sorta di parco tematico che non lascia scampo in nessun periodo dell’anno. I turisti, del resto, sono per lo più dei maleducati e, tra loro, non è difficile immaginare che molti siano italiani (qui mi dovete perdonare: non amo particolarmente i viaggiatori italiani. Non quelli “della domenica”, da vacanza usa e getta).

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Parc Guelle – Foto da www.barcellona.org

Effettivamente, se gli abitanti sono 1,6 milioni, i turisti raggiungono serenamente gli 8 milioni. Barcellona è infatti la quarta città più visitata d’Europa. Le conseguenze? Il tessuto commerciale è stato sostituito da insulsi negozi di souvenir, i costi della abitazioni hanno raggiunto picchi quasi insuperabili e la popolazione locale si sta spostando gradualmente altrove.

Il meglio di Barcellona

Adesso, però, passiamo al meglio che Barcellona offre, sempre secondo le persone intervistate (la maggior parte è composta da donne con un’età compresa tra i 25 e i 34 anni).

Tre i settori giudicati eccellenti:

  1. La cultura: tra le tradizioni catalane, vince Sant Jordi. Questa festività cade il 23 aprile, quando la città diventa un tripudio di libri, rose e innamorati. Il mio sogno!Sant Jordi è la Giornata Internazionale del Libro in Catalogna e si festeggia proprio nella data del santo patrono. In cosa consiste? La tradizione vuole che gli uomini regalino alle donne una rosa e queste ultime un libro ai compagni. Inutile dire che Barcellona tutta si trasforma in una enorme bancarella all’aperto, dove a farla da padroni sono fiori e volumi di ogni tipo. Questa data profuma di rosa e per le strade si possono incontrare autori famosi che autografano le copie vendute.Sant Jordi, tra l’altro, è l’occasione perfetta per visitare il Palazzo della Generalitat, che in questo giorno apre le sue porte ai visitatori. Anche qui si possono comprare delle rose, che poi vengono benedette nel cortile gotico, ed è anche possibile assistere a un concerto di carillon.

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    Sant Jordi – Foto da Welcome To Barcelona

  2. A seguire, il clima: non stupisce che a segnalarlo come aspetto fondamentale siano stati soprattutto polacchi e russi. In effetti, il clima della città catalana è l’ideale per chi viene dai paesi freddi, vista la presenza del mare e una temperatura ottimale durante tutto l’anno.
  3. Ma a vincere su tutti gli altri aspetti è la qualità della vita. Per qualità della vita si intende il fantastico mix di gastronomia, cultura, vita notturna, clima, popolazione locale e infrastrutture. A esaltare Barcellona è sicuramente l’incontro fra i tratti tipici delle città cosmopolite e gli usi e i costumi tipici dell’area mediterranea.

Volete sapere, infine, quali sono i quartieri preferiti? Dal terzo al primo: il raffinato Sarrià-Sant Gervasi, con le sue strade da villaggio medievale, i negozi di alta moda e le botteghe artigiane. Segue Poble Nou, famoso per la sua Rambla, la vicinanza al mare, le facciate avveniristiche, i parchi e l’artistico cimitero.

Il preferito in assoluto, però, rimane lui: Gracia. I perché sono presto detti: offre degli splendidi panorami sulla città, 15 parchi (tra cui il celebre Parc Guell di Gaudì) e il Tibidabo, il punto più alto di Barcellona, raggiungibile con la funicolare.

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Il Tibidabo – Foto da camping globo rojo barcelona

Barcellona: 5 consigli 5

Se volete rimanere nell’atipico, fate queste cose:

  1. Passeggiate nel Ravalkistan. No, questo quartiere non si trova in Pakistan, anche se il suo soprannome deriva dal disprezzo con cui i locali lo chiamavano un tempo, vista l’alta percentuale di pakistani . Il nome vero è Raval ed è a due passi dalla ben più famosa Rambla. Qui risiede il cuore artistico e multietnico di Barcellona. È tra i suoi vicoli, infatti, che prese corpo la rumba catalana, grazie alla presenza cospicua di gitani.
    2) Se vi piace perdervi, vi consiglio il labirinto della Horta, nel quartiere della Horta e Guinardo. Si tratta di un meraviglioso giardino neoclassico, alla cui creazione contribuì, nel XVIII secolo, l’architetto italiano Bagutti. Nel 1850 circa si aggiunse un giardino romantico, pieno di fiori e fontane.

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    La Barcellona di Zafon – Foto da skyscanner.es

    3) Se siete stufi dei classici alberghi, optate per una barca. Avete capito bene: molti proprietari mettono a disposizione le loro lignee creature per un centinaio di euro. Basta cercare sui classici siti che propongono alloggi.
    4) Visitate i rifugi risalenti alla Seconda Guerra Mondiale: spesso si trovano nelle cantine private e nelle stazioni della metropolitana. Se a questi aggiungete il Museu d’Histoira de Barcelona , avrete fatto un salto nel passato che sicuramente arricchirà la vostra consapevolezza degli aspetti meno luminosi della città.
    5) Se avete letto L’Ombra del Vento, di Carlos Ruiz Zaffon, perché non percorrete l’apposito itinerario pensato dall’ente del turismo? Per rivivere le atmosfere del libro, vi potete spostare tra la Rambla di Santa Monica, la Plaza Real, la calle del Call, la Baixada de la Llibreteria, Santa Maria del Mar e il Paseo della Bonanova. Basta andare sul sito ufficiale dell’ente e prenotare questa passeggiata di circa due ore e mezza tra le conturbanti atmosfere di Zafon.

E voi viaggiatori che mi dite di Barcellona?

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9 Comments

  • Bruna Athena

    Sono stata a Barcellona in gita scolastica, a 18 anni. Sono trascorsi diversi anni: me la ricordo con delle particolarità, senza dubbio, affollata, vivace. Ne ho un bel ricordo, ma fino a poco tempo fa mi dicevo che non sarebbe valsa la pena tornarci. Poi ho cambiato idea, forse proprio perché ho voglia di rivedere meglio luoghi già visitati e scoprire quelli meno battuti. Ad esempio, col cavolo che ci ritorno ai negozietti della Rambla!

    13 dicembre 2016 at 17:00
    • Roberta Isceri

      Esatto, niente Rambla anche per me… Ci sono tante, tante altre cose da scoprire in città. Io ho visto panorami da urlo e quartieri elegantissimi e con pochi turisti. Da ritornarci con calma!

      14 dicembre 2016 at 14:08
  • Lilly

    Il peggio di Barcellona è la Rambla. L’ho odiata con tutta me stessa. Barcellona poi l’ho cominciata ad amare dalla mia seconda volta (oramai credo di essere alla 6ª più o meno) e mi è rimasta nel cuore. 😉

    13 dicembre 2016 at 20:46
    • Roberta Isceri

      Anche io odio la Rambla… E anche io a partire dalla II volta l’ho amata un po’ di più, scoprendo quartieri che, secondo me, hanno dell’incredibile

      14 dicembre 2016 at 14:07
  • L'OrsaNelCarro

    La verità è che in 39 anni non ho mai sentito il richiamo spagnolo, quando spulcio i voli neanche ci ho mai guardato da quella parte. Potrei fare un’eccezione per il Portogallo ma la Spagna non lo so…
    Poi può essere che tra due o tre anni io me ne innamori follemente eh, per carattere non sono avvezza a chiudere le porte! 😀
    Aspetta aspetta *_* ho visto una cosa che mi piace fra gli aricoli correlati! 😀

    13 dicembre 2016 at 22:23
  • Claudia B. Voce del Verbo Partire

    Io faccio parte della categoria “Barcellona ti amo in tutte le lingue del mondo”. Ci sono stata un paio di volte e tornerò per rendere omaggio alla “compiuta” Sagrada e a Palau Güell.
    Ma soprattutto tornerò perché mi hai dato una marea di spunti di visita: non puoi farmi un elenco così, io poi a casa rompo le scatole!
    Non posso farci nulla, per me Barcellona è famglia. Per esempio il sondaggio parla di chiusura, antipatia, catalanità…io ho sempre percepito il contrario, parlato inglese o italiano, visto persone che parlavano spagnolo senza venir sgozzate.
    Ma è vero che un conto è vivere in un luogo, un altro viverlo da viaggiatore.
    Sulla catalanità sono d’accordo, tengono molto ad esserlo e venir riconosciuti come tali. È un orgoglio come popolo che io personalmente non riesco a disprezzare, anzi! Se ha permesso loro, tra l’altro, di veder terminare liberamente l’opera di Gaudí senza l’intervento di Santa Romana Chiesa, ben venga il loro spirito catalano.
    Pensavo tra me e me; chiusura, razzismo, mancanza di libertà e stipendi bassi? Se fanno una scappata da noi fuggono dopo tre minuti 😉
    Ma davvero, scherzi a parte: solo chi vive un luogo ne conosce i limiti!
    Claudia B.

    14 dicembre 2016 at 8:09
    • Roberta Isceri

      Guarda, anche io avevo le tue stesse idee e anche io mi sono detta: un conto è viverci, un conto visitarla per qualche giorno. Effettivamente, così descritta non mi sembra troppo lontana dall’Italia. Bah.. Tutto il mondo è paese

      14 dicembre 2016 at 14:05
  • Roberto

    Brava Robi veramente un articolo scritto con dovizia di particolare e pensato proprio bene. In puro stile català mi verrebbe da dire merci

    31 dicembre 2016 at 0:13

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