Leggere libri può diventare una compulsione.
Leggere libri di viaggio ancora di più.
Come tutte le compulsioni, però, questa pur nobile attività andrebbe moderata, se non altro per evitare di ingurgitare parole e partenze come fossero caramelle.

Dico questo perché ho appena terminato “E venne chiamata due cuori”, di Marlo Morgan. Un romanzo che va assaporato lentamente perché fa del viaggio, proprio come in piccolo tento di fare anch’io, un percorso spirituale.

L’autrice parla della Vera Gente, una tribù aborigena dalla quale, secondo il suo racconto, venne “rapita” e che la “costrinse” a vivere un’esperienza indimenticabile nell’Outback australiano.

outback australia

L’Outback – Immagine da http://www.australia.com/it-it

E venne chiamata due cuori: verità o finzione?

Il libro è controverso: c’è chi sostiene che sia tutto inventato e la Morgan stessa dovette ammettere (dopo aver venduto milioni di copie) che molte parti erano per l’appunto romanzate.

Le critiche non mancano ma io non me la sento di unirmi a loro. Non totalmente. Il motivo è uno: che la storia sia frutto della fantasia o meno, in questo caso è il messaggio che conta. Nessuno saprà mai se l’autrice sia partita al seguito di questa tribù o abbia tratto le sue conclusioni da un corso accelerato di Theta Healing. Poco importa: è impossibile non darle ragione quando sostiene che a contare, nella vita, sono l’amore, la comprensione e il rispetto per la natura.

Concetti che vanno saputi articolare, cosa che, secondo me, la scrittrice sa fare. A eccezione di alcune discutibili asserzioni (una su tutte: gli animali si presentano alla vista degli aborigeni solo quando scelgono, secondo le leggi del Tutto, di farsi mangiare), ho trovato  il significato generale buono e, onestamente, mi interessa poco capire se sia il prodotto di un’esperienza vissuta realmente o meno.

cartina Australia

Immagine da https://eleonorabarbaresi.wordpress.com

I messaggi di Marlo Morgan

A un certo punto, Marlo Morgan sostiene che il cosiddetto pensiero positivo sia tanto oggetto di accuse quando fenomeno di moda. Non sarà che siamo tutti fin troppo imbevuti di rabbie e dolori per cadere nelle maglie del banalissimo ottimismo (io per prima)?

Noi, i cosiddetti uomini civilizzati, ci rifiutiamo di ricorrere al pensiero positivo nel timore che si riveli una moda passeggera, e cautamente concordiamo sull’opportunità di aspettare e vedere come funziona in pochi e selezionati contesti.

Insomma, sì, “E venne chiamata due cuori” è indubbiamente un po’ new age e, a tratti, mi ricorda  Richard Bach. Eppure alcune affermazioni sono, almeno per me, inconfutabili.

Tra spinifex e canguri, coccodrilli e sabbie che sembrano non finire mai, si muove una donna che, in compagnia di uomini, veri o immaginari, apprende alcuni segreti della vita, compreso quello dell’autoguarigione.

Di fatto, sono certa che in nessuna epoca della storia e in nessun luogo sia mai esistito un medico che abbia guarito qualcuno. Ciascuno è il guaritore di se stesso, mentre un dottore è tutt’al più un uomo che ha riconosciuto in se stesso un talento particolare, lo ha sviluppato e si è messo nelle condizioni di servire la comunità facendo ciò che sa fare meglio e che ama di più

La Morgan, infatti, confronta la cultura selvaggia dell’Outback con quella, selvaggia in un altro senso, del suo paese natio, gli Stati Uniti.

Cosa accadrebbe in America se i medici ponessero nella capacità di guarigione del corpo umano la stessa fede che hanno nei farmaci?

Vi chiederete cosa c’entri tutto ciò con un viaggio sull’isola più grande del mondo. Quel che è certo è che la Morgan ci andò per motivi di lavoro. Poi il buio… Si sa solo quello che lei ha scritto in una manciata di pagine.

Nessuno può negare l’esistenza della Vera Gente, anche se questo fosse un nome fittizio a protezione di alcune persone. Come nessuno può escludere che lei abbia fatto davvero questo viaggio all’interno del deserto, viste anche le descrizioni dettagliate dei suoi cambiamenti corporei: a furia di camminare sotto il sole cocente e sull’erba pungente, i piedi divennero zoccoli, la pelle si squamò al punto di riempirsi di lentiggini e l’odore divenne più insopportabile di quello emanato dagli aborigeni, abituati a non lavarsi per lunghissimi periodi, eppure più freschi.

Sicuramente una lettura del genere vale la pena se ci si accinge a partire per l’Australia e per chi si sente confuso sulle priorità della vita. Io sono convinta – o voglio esserlo – che gran parte delle caratteristiche attribuite dalla Morgan agli aborigeni siano vere e, tutto sommato, facciano parte di ogni essere umano prima che la sua esperienza su questo mondo venga inquinata da diversi fattori.

Tra le sue pagine, ho respirato sicuramente l’Australia che mi piacerebbe trovare ma che – già lo so – non vedrò. Non so quanto potrò spingermi all’interno del continente ma ormai gran parte delle tribù vive all’interno di riserve cui vennero destinate dagli inglesi o, al più, ai margini delle metropoli.

Chissà se, in qualche luogo nascosto e ancora inaccessibile…

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2 Responses

  1. Claudia B. Voce del Verbo Partire

    Prima di tutto Roberta voglio dirti: buona attesa! Immagino che tu sia elettrizzata per l’avvicinarsi della tua prossima avventura. Seconda cosa, pur non essendo io un’amante dei libri di viaggio, c’è stato qualcosa in questa tua recensione che mi ha profondamente incuriosita.
    Stavo riflettendo sulle accuse reale vs. romanzato, o romanzato che viene venduto per reale, e mi permetto nel mio piccolo di dirti cosa penso a questo riguardo. Prima di tutto qui c’è già di base l’ammissione da parte dell’autrice, perciò non è che stia distribuendo aria fritta.
    Poi sai, io negli ultimi anni ho spesso imparato più da un, faccio un esempio, romanzo storico, che non da libri di storia e saggi. Perché in un romanzo che ti racconta un pezzo di verità, ma con una licenza poetica, a mio avviso c’è una profondità che certi tomi autorevoli non possono trasmettere.
    Per cui, onestamente, io non mi sento di demonizzare chi usa anche la fantasia per raccontare o diffondere un messaggio di conoscenza.
    Io ti auguro di trovare in Australia esattamente quello che stai cercando, seppure è probabile che certe realtà siano difficilmente avvicinabili come dici alla fine. Ma almeno provare a conoscere un pezzetto di quelle realtà, le loro storie, vale come tentativo.
    Un bacione Roberta!
    Claudia B.

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    • Roberta Isceri

      Cara Claudietta, hai colto nel segno: talvolta un romanzo è più reale della realtà. A dire il vero, lei ha dovuto chiarire in edizioni successive… Ma chi se ne importa! New Age a parte, l’importante è che i messaggi arrivino 🙂

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