Melbourne è la città europea d’Australia. Così mi hanno detto prima che poggiassi finalmente i piedi sul suolo del Tullamarine Airport.

Finalmente perché l’atterraggio è stato a dir poco turbolento. Del resto, l’ho sempre detto: temo più i voli nazionali degli intercontinentali. Gli aeromobili, infatti, sono più piccoli e, quindi, soggetti a turbolenze. Ma non voglio trattenervi oltre tra le mie fobie.

Passiamo alla città e a quello che ha da offrire se, come me, avete a disposizione circa tre giorni. Cominciamo con il dire che detesto stare poco in un luogo, consapevole che non riuscirò a entrare tra le sue maglie così come farebbe un habitué. Ma tant’è: dai viaggi, qualunque sia la loro durata, c’è sempre da imparare.

Sarò sincera: l’impatto che ha avuto Sydney su di me è stato molto più emozionante. Per quanto più vivace della capitale del New South Wales, Melbourne mi ha dato subito l’impressione di un agglomerato fin troppo moderno. I suoi grattacieli sono strabilianti ma mi è mancato quel senso di intimità che ho trovato a Sydney.

Ma eccovi il mio itinerario e i miei più spassionati consigli:

Melbourne: itinerario tra grattacieli e parchi. Primo giorno: l’Eureka Tower

Passeggiata a casaccio. Mi piace definire così un’abitudine radicata che ho dai tempi più remoti. Niente mappe, niente “cose da vedere” prestabilite ma curiosità in abbondanza. È anche vero che qualcuno mi aveva parlato dell’Eureka Tower, il grattacielo più alto dell’emisfero meridionale. Potevo perdermelo?

Ho deciso quindi di salire in cima. Il prezzo del biglietto lascia un po’ a desiderare (del resto, l’Australia è molto cara per noi italiani) ma arrivare all’88mo piano in 38 secondi è un’esperienza di tutto rispetto. I piani, in realtà, sono 91 ma il numero 88 è quello della vista a 360° su Melbourne.

Wow! Una volta uscita dall’ascensore-shuttle, mi sono trovata come sospesa sul vuoto. Di non trasparente c’era solo il pavimento. Per il resto, fate conto di essere su un elicottero. Ma non finisce qui: Roby l’esagitata ha infatti deciso di provare The Edge. Altro non è che un cubo di vetro che permette ai malcapitati di osservare il vuoto anche sotto ai loro piedi.Ovviamente ho dovuto pagare un ulteriore biglietto…

Una volta dentro (le pareti sono inizialmente oscurate), ho chiesto alla hostess se fosse possibile rimanere vicino all’ingresso. “Ma certo!”, mi ha risposto serafica lei. Peccato che non avevo capito che la porta si sarebbe chiusa di lì a poco e che il cubo si sarebbe letteralmente staccato dall’edificio, lasciandomi sospesa sul nulla a 300 mt d’altezza.

Io e gli altri quattro avventori ci siamo ritrovati dopo pochi minuti avvolti da una Melbourne terrorizzante. Non ho fatto altro che rimanere attaccata al corrimano (mi avrebbe protetta di sicuro se fosse successo qualcosa, no?), con l’espressione isterica e l’incapacità di guardare sotto…

Ho stemperato la paura trascorrendo il pomeriggio a St. Kilda, quartiere balneare della città.

Secondo giorno: direzione Phillip Island

Gita fuori porta. Altro punto critico: non amo uscire dai confini di una città se ho pochi giorni per scoprirla ma, questa volta, sapevo che mi aspettava qualcosa di veramente speciale.

Prima di arrivare a destinazione, mi sono fermata al Ricketts Point Marine Sanctuary: la giornata era bella e ho sperato invano di poter fare un bagno. Ricketts Point è una riserva naturale, dove i gabbiani australiani (più piccoli dei nostri) regnano indisturbati.

Al di là della mia paura di incontri marini indesiderati, non mi è stato facile tuffarmi per un altro motivo: il mare non è aperto, se non dopo qualche metro, una volta superati scogli e alghe. La riva è insomma una laguna e sono riuscita appena a bagnarmi i piedi. Ho comunque goduto dei caldi raggi di quel sole estivo e della compagnia dei simpatici volatili, talvolta inseguiti dai cani lasciati liberi dai padroni. Mi sono fermata solo un’ora: me ne sarebbero toccate altre due per arrivare a Phillip Island, una lingua di terra di fronte alla Tasmania, che permette una visione da sogno: la parata dei pinguini. Al crepuscolo, infatti, il pinguino nano della zona (30 tenerissimi centimetri dal colore bluastro!), esce dal mare per dirigersi a casa.

Phillip Island

Phillip Island

Il parco è accessibile previo pagamento di un biglietto (quando mai?) ma lo spettacolo che offre è incomparabile. Mi sono accomodata su una piattaforma di legno (a seconda del prezzo che pagate, vi tocca una posizione specifica) e ho atteso paziente. Pur sapendo sin dall’inizio che avrei visto questi uccelli da cartone animato, lo stupore che ho provato è stato del tutto autentico: non avete idea di cosa significhi vedere questi ometti uscire dal mare e dirigersi lentamente e a piccoli gruppi verso le casette di legno costruite dai volontari. Ogni tanto, strada facendo, si fermano guardandosi intorno, come intimoriti (nonostante l’abitudine) dai tanti stupefatti occhi umani. Purtroppo non ho potuto fare foto: i guardiani lo impediscono. A dire il vero, un paio ne ho rubate ma l’effetto non ha nulla a che vedere con la realtà. Phillip Island ha tutt’altro clima rispetto alla seppur vicina Melbourne: qui è percepibile l’effetto dei venti antartici e la natura è così selvaggia da avermi fatto rimpiangere la mancanza di tempo per poter girare per i suoi campi fustigati dalle gelide correnti.

Mai visti pinguini nella notte? Io sì: in Australia ? #penguins #penguinparade #phillipisland #travelblogger #travelaustralia #amazing #robyinau Un post condiviso da Roberta – Italiaterapia (@italiaterapia) in data:

Terzo giorno: dal War Memorial al South Wharf

Lo Shrine of Remembrance è un memoriale costruito per i caduti (e le cadute) dello stato del Victoria durante la Prima Guerra Mondiale. Oggi è lì a ricordare tutti gli australiani che hanno perso la vita per combattere.

Il luogo in cui è situato è splendido: il Kings Domain è un super parco, perché ne contiene vari, tra cui la Shrine Reserve, che accoglie appunto il memoriale. Salendo sulla cima dell’edificio, si possono osservare i punti nevralgici della città e lo sguardo non può fare a meno di spaziare su prati e stradine di una pulizia da noi inconcepibile.

Mi sono poi diretta verso quello che è il cuore pulsante e commerciale di Melbourne: dalla Flinders Street Railway Station e dalla St Paul’s Cathedral, entrambi edifici dalla grande bellezza vittoriana, mi sono incamminata per BourKe Street,una sorta di Via del Corso percorsa dai binari del tram e dominata da negozi, musicisti (a Melbourne ce ne sono parecchi) e macchine che fanno percorsi strani. Sì perché, per girare a sinistra, le vedi a destra e viceversa, e l’effetto-confusione su noi europei è assicurato.

Da lì al Queen Victoria Market il passo è stato breve. Vi sto parlando di un mega mercato a cielo aperto, dove è possibile trovare di tutto, compresi ristorantini che propongono cucine provenienti da tutto il mondo. Il problema è che le bancarelle, un po’ come da noi, sono di dominio cinese. Purtroppo, nemmeno l’Australia è sfuggita alla globalizzazione e alla massificazione delle merci.

La mia giornata si è conclusa al South Wharf, il porto di Melbourne, dove l’altra metà del blog aveva degli impegni istituzionali a cui la sottoscritta ha dovuto e voluto partecipare: dalla tenuta sportiva al cocktail dress. Mi sa che un giorno dovrò darvi qualche dritta fashion dell’ultimo minuto, vista la mia capacità di trasformarmi nei personaggi più disparati nell’arco di una sola giornata.

Ultimo giorno: a bordo del City Circle

Purtroppo eccoci arrivati al termine di un viaggio che mi ha dato moltissimo. L’ultimo giorno è sempre triste ma altrettanto ricco di sorprese, perché è come se gli occhi si aprissero definitivamente, pronti a raccogliere immagini che, forse, non rivedranno mai più.

Melbourne è grande, non riassumibile in pochi giorni. Ho deciso quindi di dedicare ore ad altri punti nevralgici, a partire dalla sua piazza principale: la cosmopolita e architettonicamente eccentrica Federation Square.Da lì, ho acchiappato al volo il City Circle, lo storico tram che gira gratuitamente per la città. Quale idea migliore?

Dopo qualche fermata, sono scesa ai Carlton Gardens, uno dei tanti parchi della capitale del Victoria. Che spettacolo botanico mi si è aperto davanti! Cielo di un blu che più blu non si poteva. Erba di un verde che più verde non era possibile. E colonne neoclassiche: quelle del Royal Exhibition Building. Nel frattempo, si stava tenendo dentro e fuori dall’imponente edificio una festa russa.

Che vita ragazzi! Adesso ho davvero compreso la tanto decantata bellezza di Melbourne, che consiste proprio nella sua internazionalità, nella vivacità culturale, nella musicalità delle sue vie, nei sorrisi di persone impegnate ma divertite da una quotidianità che agli europei, purtroppo, sfugge.

Ho ascoltato rapita un gruppo che cantava Kalinka, la canzone popolare russa che tutti conosciamo, e mi sono incamminata in direzione di Fitzroy, un quartiere bohemien chic. Ed eccomi ancora di fonte alla bellezza autentica di Melbourne: edifici di stampo vittoriano intervallati da villette invitanti e da negozi di ogni tipo (si passa da profumi di alta classe a cartine geografiche, da locali eclettici a vestiti dalle forge e dai colori più incredibili). Una sorta di Pigneto estremamente curato, meno radical e più chic.

La sera, come sempre, è arrivata puntuale e, con lei, il momento della partenza.

Sull’aereo ho pensato che dell’Australia mi sono innamorata. Di Sydney e Melbourne, please. Non si può parlare di Australia se non la si visita in lungo e in largo, se non si guida tra i suoi deserti, se non si fa tappa in alcuni punti sine qua non, se non si percepisce ciò che rimane della cultura aborigena.

Eppure, nonostante mi manchi il 90% del continente, ne ho respirato l’aria e mi sono fatta un’idea di ciò che in futuro, quando tornerò, potrò ritrovare.

4 Responses

  1. L'OrsaNelCarro

    Wow te lo auguro di ritornare! Quindi l’Australia fa quest’effetto? *_*
    Figata il cubo trasparente, invece detesto il divieto di scattare foto (certo in questo caso vigeva il do not disturb)
    Ed ora avrò il motivetto di Kalinka nella testa fino a stasera ^_^
    Ciao Roby!

    Reply
    • Roberta Isceri

      Guarda, io il motivetto di Kalinka ce l’ho avuto per giorni! Mi ha martellato la testa, anche se piacevolmente 🙂 Comunque sì, spero proprio di tornare…Ciao Dany!

      Reply
  2. Marco

    Ma che fantastica fi**ta l’Eureka Tower!!! Devo andarci. Tra l’altro la tua descrizione mi ricorda molto la mia esperienza in cima alle Twin Towers (quando stavano ancora al loro posto…)

    Reply
    • Roberta Isceri

      Quell’esperienza l’ho fatta anche io e me ne vanto: sai cosa vuol dire poter dire ai posteri di essere saliti in cima alle Torri Gemelle? 😀 Comunque l’Eureka Tower è peggiore. Provare per credere

      Reply

Leave a Reply

Your email address will not be published.