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3 giorni a Doha: tra sacro e profano nella grandiosa capitale del Qatar

Dove vorreste viaggiare?

Il vostro viaggio vi porterà in famose località di bellezze nazionali ed estere.

3 giorni a Doha: tra sacro e profano nella grandiosa capitale del Qatar

Doha, perla del Golfo Persico

Partiamo da un assunto: il Qatar è un immenso deserto sopra il quale sembra caduta una manciata di grattacieli avveniristici.

Così, come per caso.

grattacieli Doha

Minuscola porzione di grattacieli illuminati dal sole

I contrasti sono evidenti ovunque ci si giri, a partire da questo binomio aridità-opulenza. Potrei poi parlarvi dell’alcool, vietatissimo tranne che all’interno dei resort; del rapporto uomo-donna, che di primo acchito sembra rimarcare differenze sessuali per noi inaccettabili. Cosa c’è, però, dietro l’abaya, il lungo vestito nero che cela spesso scarpe Louis Vuitton e abiti all’ultima moda?

In realtà, come ho notato camminando per Doha (sempre che in una città del genere si possa camminare, viste le grandi distanze), le donne che indossano l’abaya fanno parte della fascia socio-economica più alta. Non è quindi come pensiamo: l’abito tradizionale del Golfo è un segno identitario, non un marchio religioso.

Aspire Park

Donne coperte all’Aspire Park

Certo non è possibile fare effusioni in pubblico, certo non si può andare in giro a spalle scoperte o con gonne corte (anche se ci sono donne che vestono all’occidentale) ma, quando visiti un paese di religione islamica, non puoi non chiederti dove sia il limite tra sottomissione e vincolo e se veramente, da noi, si possa parlare con più orgoglio di libertà. Tralasciando, com’è ovvio, gli estremismi.

Doha: cosa fare in 3 giorni

Ma eccovi l’itinerario che ho seguito, spostandomi per lo più in taxi: costa pochissimo, data l’abbondanza di petrolio nel sottosuolo, e il caldo è insostenibile per poter pensare di camminare per strada.

Primo giorno

Iniziate con The Pearl-Qatar, quartiere dalla ricchezza per noi inconcepibile: tra le sue vie, strutture in stile europeo, negozi di lusso con articoli di ogni genere (tra cui Ferrari e Maserati), centri commerciali lucidi come il vostro bagno appena lavato e yatch.

Vi sentirete un po’ piccoli fiammiferai, questo è certo. Del resto, impossibile avere sensazioni diverse, considerando che quello del Qatar è il popolo più ricco al mondo.

The Pearl-Qatar

The Pearl-Qatar

Proseguite con Il Museum of Islamic Art, i cui audaci interni vi lasceranno basiti. Architettonicamente sorprendente, il museo conserva una ricca collezione di manufatti islamici, reperiti tra India, Afghanistan, Iran e persino Italia. Tappeti, sciabole, dipinti ed elmi sono solo alcune delle opere che potete ammirare da dietro le brillanti teche di vetro. Calcolate almeno un paio d’ore, piacevoli anche per la necessaria aria condizionata.

Il museo è circondato da un parco collegato alla Corniche, vale a dire il “passeggio” di Doha. Da fare rigorosamente di sera, sempre che l’umidità non superi certe soglie!

Museum of Islamic Art Doha

Il tramonto dal Museum of Islamic Art

Un’alternativa è il dhow, la tipica imbarcazione di Doha, che una volta veniva usata per andare in cerca di perle. Queste barche, ora kitsch come poche (piene di lucine come sono e ondeggianti al ritmo di musiche psichedeliche), vi faranno solcare la parte di golfo che separa la Corniche dai grattacieli che si trovano sull’altro lato.

Un’esperienza da non perdere: benché turistica, permette ai viaggiatori di assaporare quell’atmosfera mediorientale che altrove, in giro per Doha, è occultata da centri commerciali e resort.

Secondo giorno

Gita nel deserto: potete chiedere direttamente in albergo e, anche se vi sembra una cosa da turisti, vi suggerisco di provare il brivido dell’impresa. Io ho noleggiato un Jeeppone con tanto di autista egiziano per ritrovarmi, dopo circa un’ora di marcia in mezzo al traffico cittadino, a volare sulle dune. Letteralmente: per gita nel deserto si intendono manovre spericolate al limite di una gara di rally, che vanno dalla discesa in retromarcia dalle montagne di sabbia ai salti veri e propri. Il tutto condito da musica da discoteca e panorami spettacolari. Niente paura: gli autisti sono esperti, anche se uno di loro, a essere sinceri, è rimasto in bilico su una duna per pochi, intensi minuti.

gita nel deserto

Gita nel deserto

Mi sono spinta fino al confine con l’Arabia Saudita, raggiungendo Inland Sea, il mare interno: oltre il giallo infinito, si trova infatti una spiaggia costeggiata da tendoni. Il mare è incontaminato: decine i granchi e, all’improvviso, pesci dalle forme più strane che guizzano dal fondale. Nel pacchetto-gita era inclusa anche la cena: naturalmente nulla di che ma poco importa. L’esperienza vale tutta.

Terzo giorno

Raggiungete il Villaggio Culturale Katara, una serie di teatri e gallerie anch’essi d’ispirazione europea. Io ci sono stata di giorno ma, come per la maggior parte delle cose, vi consiglio di andarci la sera. Se entrate nell’afiteatro, sperimentate la sorprendente acustica: basta mettersi al centro della scena e dire qualcosa. All’interno del Katara si trovano anche due torri-combaie, due moschee e diversi locali.

Katara

Una delle moschee del villaggio culturale

Proseguite la giornata a base di compere, anche se da comprare, a dire il vero, c’è molto poco: i centri commerciali di Doha traboccano di merci occidentali ma valgono una visita per la loro incredibile, stupefacente grandiosità. Io sono stata al Villaggio Mall, che si trova un po’ fuori dalla città. Se vi dico che al suo interno esiste una Little Venice, immaginate di cosa sto parlando? E se aggiungo che vi si trovano anche una pista da pattinaggio sul ghiaccio e un luna park? Ebbene sì, tra un negozio Gucci e una profumeria da Mille e Una Notte, si trovano di questi divertissement. Sembra quasi vogliano farci un baffo laggiù… Della serie: “Non ci faremo invadere dall’Occidente e, per dimostrarvelo, prenderemo ciò che vi caratterizza e lo ingigantiremo. Non abbiamo bisogno di voi”.

E va beh… Accontentiamoci di passeggiare in un parco, per stemperare un po’ l’artificialità del Villaggio Mall. Peccato che l’Aspire Park, che si trova proprio di fronte, sia artificialissimo: l’erba, in Qatar, non esiste e viene dunque importata, così come i tanti alberi che la calpestano, compreso un maestoso Baobab.

Eppure, nella sua “finzione”, questo parco recita benissimo la sua parte.  Passeggiate qui al crepuscolo, specchiandovi alternativamente nelle acque di laghetti e cascatelle e nei vetri dell’altissima torre dell’Aspire Zone.

Aspire Park Doha

Aspire Park

Intorno alle 18.00, sentirete ondate di muezzin e, se come me, siete sensibili alla cultura islamica, vi ritroverete catapultati in un mondo tanto alieno quanto affascinante: il sacro degli uomini che si inginocchiano a due passi dal profanissimo centro commerciale.

La sera siete obbligati a fare una tappa al Souk Waqif al Wakra, un tripudio di umanità. E animalità: perdetevi tra le sue tantissime viuzze interne e vi ritroverete spesso in mezzo a gabbie di conigli, pappagalli, cani e gatti. I loro versi si uniscono a quelli umani, ai volti segnati dei commercianti, a coppie di uomini che si tengono per mano (cosa normalissima qui). Purtroppo, la merce è prevalentemente cinese ma il luogo è meraviglioso: sentirete odore di spezie, di narghilè fumanti, di hummus e profumi inebrianti.

Il souq

Il souq

Dove mangiare e dove dormire a Doha

Dormire: l’Hotel InterContinental è un albergo di lusso, come tutti o quasi quelli della città. Personale elegantissimo, buffet da fiaba, king beds, piscina, spiaggia privata e marmi ovunque. Per spostarvi, esiste un servizio di navetta gratuito. Altrimenti uno degli onnipresenti taxi.

InterContinental Doha

La piscina dell’hotel InterContinental

Mangiare: la mia cena migliore è stata al Turkey Central Restaurant, ristorante di specialità turche. Dovete sapere che non esiste una vera e propria cucina qatarina: i piatti sono quelli del Mediorente e quindi vi ritroverete hummus da tutte le parti, pane arabo, pollo al curry e bevande a base di frutta fresca come il lemon mint, menta e limone frullati con lo zucchero: uno spettacolo!

Riflessioni

Se vi rimane del tempo, usatelo per rilassarvi in piscina. No, non al mare: oltre a essere un po’ melmoso (anche se l’acqua è incredibilmente verde), le temperature sono proibitive, tant’è che io mi sono presa un bel colpo di calore.

E riflettete su questa città, sui grattacieli dai colori mai visti prima. Pensate alla strana commistione tra Oriente e Occidente; alla cucina qatarina, frutto dell’incontro tra diverse cucine; alla straordinaria e quasi offensiva opulenza; agi orientali, agli africani e a tutti gli altri popoli che si sono trasferiti qui per contribuire alla crescita esponenziale di una città che ospiterà i Mondiali di Calcio, dove il rumore dei trapani va avanti giorno e notte.

È finta Doha? Lo è quanto lo può essere una capitale venuta su dal nulla grazie a investimenti che solo l’oro nero può permettere. Non lo è quando apri l’armadio del tuo albergo e vi trovi il Corano e un tappetino, a uso e consumo degli ospiti musulmani. Lo è se si osservano gli occhi tristi dei tassisti nepalesi sfrecciare tra i vetri dei grattacieli. Non lo è quando ti addentri nel souq e ti imbatti in un volto che racconta la storia di nomadi diventati miliardari.

Lo è quando l’autista egiziano, per farti divertire, mette la musica che tu già conosci. Non lo è quando, dietro a un gigantesco centro commerciale, si insinuano all’ora giusta i canti di chi invoca Allah, quello strano verso che è il Muezzin, che si leva dai minareti in moderna muratura con la disperazione di chi cerca l’infinito.

Ecco, le categorie di finto e di vero, per me, non hanno senso quando si viaggia. Tutto ciò che esiste a Doha racconta una storia, bella o brutta che sia.

Doha skyline

Lo skyline di Doha

roberta

8 Comments

  • Claudia B. Voce del Verbo Partire

    Visto che purtroppo non riesco a seguirti in radio, sono venuta (finalmente, tempo maligno) a leggere il tuo post sul Qatar. L’ho salvato quando mi hai taggata: lo so, sono passati giorni, ma ora sono qui :-). A riflettere e viaggiare con te.
    I tuoi pensieri finali mi hanno toccata Roberta, perché credo tu abbia riassunto perfettamente l’anima non solo di Doha, ma di tutte le città degli Emirati Arabi. E’ vero, sono tutto e il contrario di tutto. Ma alla fine sono semplicemente loro stesse. Nel senso che così sono nate, cresciute e si sono sviluppate.
    Sono i visi tirati e le persone straricche, sono lusso e lavoro massacrante. Eppure mantengono una sorta di personalità che affascina.
    Il tuo itinerario mostra mille sfaccettature di questa città che, come Dubai o Abu Dhabi, personalmente visiterei, non fosse altro per curiosità. Purtroppo, ad agosto, farò scalo per il secondo anno di seguito a Dubai, ma non avrò modo di fermarmi. Ma prima o poi si, non mancherò di farlo!
    Ti avrei voluto abbracciare nel punto in cui parli delle fittizie libertà occidentali. Si, va bene, avremo la democrazia, ma ci sarebbero papiri da scrivere su quanto effettiva sia la nostra libertà. A volte bisognerebbe comprendere che, libertà, è anche permettere agli altri di vestire come vogliono, che sia con un velo,un paio di pantaloni, una minigonna, o l’abaya. L’ho sperimentato lo scorso anno alle Maldive. Basterebbe partire dal concetto di rispetto.
    Oddio scusa, ho scritto un pippone come sempre! Ma i tuoi post, oltre che splendidi vademecum di viaggio, mi aprono sempre la mente in ampie riflessioni!
    A presto,
    Claudia B.

    9 maggio 2017 at 16:35
    • Roberta

      Sei una delle mie commentatrici preferite, non c’è niente da fare 😀 Mi fai sentire compresa in quello che voglio comunicare con i miei post.

      In effetti, ci sarebbe di che parlare per ore di democrazia, di donne coperte e donne scoperte. Ne ho un po’ parlato ieri alla radio (pubblicherò presto il podcast) e devo dire che ho scoperto di non essere l’unica non dico a pensarla in un certo modo (dovrei farmi una cultura molto più ampia sull’argomento) ma almeno a farmi venire qualche dubbio, senza urlare “Oh mio Dio! Come si fa ad andare in giro tutte coperte??”. Del resto, viaggiare è questo. O no?

      10 maggio 2017 at 11:46
  • mypunkbox Alice

    Hai ragione Roberta, ci sono innumerevoli similitudini tra Doha e Dubai.
    Dall’ artificiale maestosità dei centri commerciali agli affollati Souk dove si percepisce la verace quotidianità, dalle donne coperte da capo a piedi che fanno riflettere all’ostentata e discutibile femminilità occidentale e a quanto possa trattarsi di tradizione e quanto obbligo, per finire al Corano che ho trovato anche io nell’armadio della camera d’albergo..
    E a chi dice che queste metropoli sono solo artificio dico di visitarle prima di esibirsi in giudizi improvvisati.
    L’ artificio esiste, non posso negarlo, ma credetemi sono metropoli in grado di suscitare anche grande fascino. Oltre che riflessioni.
    Piacevole lettura!
    Alice

    15 maggio 2017 at 10:04
    • Roberta Isceri

      Grazie Alice! 🙂 Del resto, dove NON è l’artificio? Tutto è cultura, in fondo… Un abbraccio e alla prossima lettura

      15 maggio 2017 at 13:44
  • Silvia

    Troppo bello questo articolo! Un po’ da leggere come itinerario e un po’ da leggere con calma e riflettendo su pregiudizi e convinzioni che spesso abbiamo.. le foto sono splendide e ti confesso che sono rimasta a bocca aperta davanti a quella della Little Venice.. forse il fascino è anche questo: un sapiente mix di ricchezza/ostentazione e di tradizione.. 😉
    Baci

    17 maggio 2017 at 20:48
    • Roberta Isceri

      Grazie Silvia! Direi che hai centrato il punto: ricchezza/ostentazione + tradizioni = estremo fascino. Sono contenta che qualcuno la pensi come me. Ti consiglio di fare un salto da quelle parti se ti capita. Un abbraccio 🤗😘

      18 maggio 2017 at 20:24
  • Marco

    Premesso che non sono mai stato in quella parte di mondo (mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa) ho come l’impressione che sia difficile definire “veri” o “falsi” questi luoghi. Secondo me sono semplicemente così, poi possono piacere o meno, ma quella è la loro sostanza. Presto o tardi dovrò metterci piede e mi farò un’idea di persona, anche se devo dire che l’obiettivo, più che Doha sarebbe Muscat.

    26 maggio 2017 at 9:01
    • Roberta Isceri

      Avessi potuto scegliere, avrei optato anche io per Mascate ma – come si suol dire in maniera un po’ ignorante – tutto fa brodo… A me piace andare laddove altri non andrebbero mai. Almeno mi faccio delle idee sui luoghi che non sono condizionate dal vociare altrui. Ciao Lovisolo 🙂

      26 maggio 2017 at 15:14

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