Cronaca di un giorno tra viaggi, cinema e sogni

È uno di quei giorni trasandati, post-mare. Sei ancora in costume, hai la sabbia tra le dita dei piedi ma, memore di un recente consiglio, decidi di visitare Castellaneta (TA): dicono che sia molto carina e che affacci sul mare in maniera mirabile.

Appena arrivi (dista pochi chilometri dalla località in cui hai sguazzato fino a poco prima di un acquazzone), la statua di Rodolfo Valentino ti ricorda che qui nacque il mito del cinema muto e da qui scappò in cerca di fortuna. Scopri infine che esiste un museo a lui dedicato, curato nei minimi dettagli dalla fondazione omonima.

Il Museo Rodolfo Valentino

Certo, è domenica e sono quasi le 19.00: dubiti che sia aperto. E invece… Sorpresa! Ti ritrovi casualmente di fronte al portone spalancato e tu puoi girare per questo spazio sacro (è un ex convento di suore di clausura) tra foto e documenti del bellissimo attore dei primi anni del cinema.

Un appunto un po’ egocentrico è doveroso: prima di diventare una blogger sono stata una studentessa di cinema. Ora, immaginatevi la mia emozione nel rispolverare le nozioni che hanno reso così fertili i miei anni di studio. Pensate alle lacrime trattenute a stento nell’immedesimarmi in un personaggio che, prima di essere definito tale, era un ragazzo come “tanti”, forse solo più ambizioso. Chi non ha sognato l’America almeno una volta?

Ma non fatemi divagare…

A Castellaneta (TA) esiste un luogo bellissimo: il museo di Rodolfo Valentino, che qui nacque e che da qui scappò..

Un post condiviso da Roberta – Italiaterapia (@italiaterapia) in data:

La gentilissima ospite (non conosco il suo nome. Brutto vizio quello di parlare senza presentarsi) mi accompagna per le sale piene di ricordi, spiegandomeli con passione e non lasciandomi a ciondolare senza meta. Prima guardo un documentario americano, fatto tradurre in italiano dalla fondazione, e le lacrime agli occhi di cui sopra cominciano a pressare.

Rodolfo Valentino: l’uomo dietro al mito

Come fai a non sentire un nodo alla gola nell’apprendere che Valentino, al di là dell’aspetto magnetico che lo caratterizzava, nascondeva un cuore buono? A un certo punto della sua carriera, si stufò di essere considerato solo uno sciupafemmine ma l’industria cinematografica pressava in quella direzione.

Valentino, almeno inizialmente, non era ricco: i divi del cinema muto dovevano spesso comprarsi gli abiti di scena e le paghe non erano delle migliori. Chiedete a Marilyn Monroe, la più grande star di tutti i tempi, che recitava nel momento più ricco della storia del cinema…

Sfortuna volle che il ragazzo pugliese si sposò prima con una lesbica e poi con un’attrice capricciosa, Natacha Rambova, che lasciandolo gli spezzò il cuore.

Una scena da Monsieur Beaucaire

Una scena da Monsieur Beaucaire

Rudy (anche così veniva chiamato) non aveva a sua disposizione dei curatori di immagine, a differenza degli attori successivi. Il suo fu un magnetismo spontaneo, tanto che gli psicologi dovettero studiare il fenomeno. Quel che è certo è che il suo essere l’incarnazione del fascino latino lo aiutò a farsi strada nelle fantasie femminili di tutto il mondo.

Cinema e territorio: Castellaneta (TA)

Senza addentrarmi troppo nei particolari, visto che qui parlo di viaggi e di territori, vorrei fare il punto su una certa Puglia e sul rapporto tra un attore e la sua terra. Rodolfo non smise mai di sentirsi italiano ma la regione lo trattò con sufficienza quando, ormai americano, vi fece ritorno per un breve periodo. Il motivo è presto detto: rifiutò di associare il suo volto al Fascismo, che invece voleva utilizzarlo per farsi pubblicità all’estero.

Ciononostante, Valentino non rinnegò mai le sue origini e oggi, finalmente, Castellaneta gli rende onore in tutto e per tutto.

L'ingresso del Museo Rodolfo Valentino

Una certa Puglia, dicevo… Sì, la Puglia delle iniziative private, quella dei paesi ripuliti da cima a fondo e della cultura mediterranea, che qui regna sovrana. La Puglia felice di aver dato i natali a un personaggio che si è imposto all’attenzione del mondo, a dimostrazione che l’Italia ha dato e continua a dare molto agli “altri”.

Sono una convinta sostenitrice della necessità di parlare bene del nostro paese. Non mi riferisco ai campanilismo né agli inutili elogi ma ritengo altrettanto inutili le critiche che non portano da nessuna parte, quelle in cui siamo specializzati noi italiani.

Visitate questo museo, soprattutto se come me siete appassionati di cinema: tra la ruota degli esposti e le grate che testimoniano l’antica clausura, potrete entrare in un mondo fatato, com’era quello del cinema americano degli anni ’20. E ricordate che in via Roma 114, c’è ancora la casa in cui nacque l’attore, morto a soli 31 anni di peritonite.

Targa all'esterno della casa di Rodolfo Valentino

Targa apposta all’esterno della casa natale

Per concludere, due frasi che sintetizzano perfettamente i sentimenti dell’attore verso la propria casa e che potrei aver scritto io stessa, viaggiatrice incallita e nomade nell’anima:

“Il paese in cui sono nato! Il luogo favoleggiato, cantato, canzonato, sognato e accarezzato! Di fatto, credo che il luogo di nascita sia soprattutto una questione sentimentale. Poiché, in molti casi, come nel mio, solo nei primissimi anni si vive nella città in cui si è nati, mentre gli eventi importanti e significativi accadono molto più lontano. Ciononostante siamo tutti abbastanza egoisti da considerare la nostra nascita come un evento talmente solenne da circondare il suo scenario con l’odore della santità”

“Divenni inquieto. Nella mia cittadina regnavano la pace e la serenità, ma non era quello che volevo. Io cercavo le arene del mondo

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6 Responses

  1. Silvia

    Premessa: non sapevo che esistesse questo museo.. Lo trovo bellissimo, soprattutto come idea di valorizzazione di quello che è stato o avrebbe dovuto essere un nostro vanto. Concordo al mille per cento con te sul fatto che spesso siamo iper critici verso noi stessi e pronti al gridare al miracolo all’estero. Bello quindi scoprire realtà come questa, grazie cara!
    E poi.. quanto era intenso il cinema d’altri tempi? ❤
    Baci

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  2. Claudia B. Voce del Verbo Partire

    Cara Roberta. potevo non leggere questo post su Castellaneta e Rodolfo Valentino, considerando che, come ti ho accennato, Daniele è suo concittadino?
    A Pasqua finalmente, sono riuscita a visitare il paese vecchio, guidata nientemeno che dalla seconda metà del blog. Ma ho perso il museo, perché in quel momento era chiuso.
    Eppure, ho apprezzato tantissimo seguire la visita attraverso le tue riflessioni. Molto.
    Perché sei una ragazza intelligente e sensibile, consapevole e capace di trasmettere emozioni, con tutte le doti per trasmettere a me che leggo, una visita come questa. Francamente mi hai colpita. Al punto che se torneremo nuovamente, chiederò a Dani di portarmi a vedere il museo.
    Che cosa dire su quelle ultime frasi? Così vere anche per me, soprattutto ultimamente, forse per questo mi sento colpita tanto profondamente.
    Una buona serata cara!
    Claudia B.

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    • Roberta Isceri

      Amica mia, sei troppo gentile. E acuta! Non per via dei tuoi complimenti (comunque acutissimi :D) ma perché riesci a cogliere perfettamente i miei intenti… Hai sbagliato a sposare Daniele: avresti dovuto chiedere a me!

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  3. mypunkbox Alice

    Castellaneta, sosta perfetta per un On The Road tra Taranto e Matera.
    Mi sta già partendo un trip immaginario..prendo nota 🙂
    Alice

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