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Tappe obbligate d’Italia: Napoli Sotterranea

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Il vostro viaggio vi porterà in famose località di bellezze nazionali ed estere.

Tappe obbligate d’Italia: Napoli Sotterranea

Napule è mille culure, Napule è mille paure…

Così Pino Daniele, che nella sua struggente canzone ha racchiuso il senso di una delle città più vive del mondo. Io amo paragonare Napoli a New York: NY, in fondo, cos’altro è se non una Napoli più grande?

La capitale partenopea è un melting pot invidiabile: una delle densità abitative più alte della Terra, in cui si mescolano tradizioni culinarie, presepi, Maradona in miniatura, sporcizia, luoghi comuni e creatività all’ennesima potenza.

Una città oltre gli schemi: la Napoli Sotterranea

Oggi, però, voglio parlarvi di una città “segreta”, che sta venendo alla ribalta solo da qualche tempo: la Napoli sotterranea. Ne avevo sentito parlare e, pungolata dal consiglio di un amico – secondo il quale dovrei dare voce ai miei turbamenti osservandone i simboli esteriori… -, mi sono decisa a entrare.

Del resto, mi sono trovata all’ingresso per caso, camminando per Spaccanapoli e dintorni, incantandomi di fronte alle diversità racchiuse in quel microcosmo che è la capitale della Campania.

Ingresso della Napoli Sotterranea

Varco quest’antro, sorta di inferno dantesco che – secondo il mio amico – dovrebbe richiamare e dunque placare il mio. Scopro che si entra in determinate fasce orarie e giustamente scortati da guide esperte.
Scendo la prima rampa di scale, sollevata dal fresco degli oltre 30 mt sotto la rovente terra napoletana.

30 mt = 2400 di storia che si dipana nel tufo.

Ascolto le parole della guida e la cosa che mi colpisce di più è apprendere che la Napoli sotterranea, oggi meta prediletta dai turisti, fungeva da rifugio durante la Seconda Guerra Mondiale. La mia mente e i miei occhi si soffermano sui varchi dai quali passava il cosiddetto pozzaro, che aveva il compito di pulire l’acqua superficiale contenuta nelle cisterne. Sì, l’immenso labirinto sotterraneo aveva anche questo compito.

Il pozzaro non era un uomo qualunque ma una sorta di uomo ragno privo di paure. Del resto, che paura poteva mai provare durante la Seconda Guerra Mondiale? L’unico terrore ammissibile era quello di morire. È così che mi rispondo dopo essermi chiesta se non soffrisse di claustrofobia. Sì, perché calarsi con una fune e attraversare cunicoli così stretti da costringerti a camminare di lato non doveva certo essere facile. Non lo è per me, che sto quasi per rinunciare all’impresa!

Ecco, questo mi induce a pensare che alcuni disagi, come la claustrofobia, non possano che appartenere alla nostra epoca. Quando morire di stenti era una possibilità reale, buio, luoghi opprimenti e topi dovevano apparire come inezie.

Cammino insieme alla guida e ai pochi avventori e raggiungo un ricovero antiaerei. Qui si trovano ancora oggetti di vita quotidiana, quelli che le famiglie si portavano dietro per sopperire alle necessità e alla noia: giocattoli, macchine da cucire e reti parlano da soli, senza bisogno che aggiunga io qualcosa.

Oggetti di vita quotidiana nel rifugio antiaerei della Napoli sotterranea

Una fotografia appesa a una parete testimonia la situazione in cui versavano i napoletani durante la guerra: costretti a dormire per strada – Napoli fu la città più bombardata d’Italia – e a mangiare una volta a settimana, pagando quella successiva grazie alla solidarietà dei fornai.

Fotografia appesa a una parete di Napoli Sotterranea

Il cunicolo più stretto che attraverso è illuminato dalle candele che Pasquale ci ha fornito, facendoci vivere un’esperienza autentica, lontana dai led del cellulare.

Un momento irripetibile, segnato dall’umidità del luogo e delle sale immense che si aprono all’improvviso sulla via: una di queste ospita delle piante, visto il microclima ipogeo. Un’altra del basilico profumatissimo, usato da alcune pizzerie napoletane. Un’altra ancora la cantina che fu delle suore di clausura – a questo punto, mi trovo sotto il convento di San Gregorio Armeno.

Donna che cammina in un cunicolo di Napoli sotterranea

Io e le mie paure

Uscendo, mi ritrovo invece in quello che era lo scantinato di una vecchia signora che, senza saperlo, aveva sotto ai piedi i resti di un teatro romano, dove si dice abbia recitato anche Nerone, il quale proseguì imperterrito nonostante l’improvviso terremoto…

E scopro, così, la Napoli che mi aspettavo di amare, non solo quella da cartolina, fatta di pizze e babà, ma anche quella commovente di un popolo pieno di carisma e generosità. A questo proposito, vi invito a vedere il film Passione, di John Turturro: vorrei che ogni tanto vedessimo l’Italia con gli occhi degli italiani trapiantati all’estero, cui manca la propria terra.

Napoli Sotterranea: informazioni pratiche

L’ingresso è nel cuore del centro storico in Piazza San Gaetano n.68

Escursioni in italiano:
10,00-11,00-12,00-13,00 – 14,00-15,00-16,00 – 17,00-18,00
(giovedì ore 21,00 solo su prenotazione raggiungendo un minimo di 10 persone)

roberta

2 Comments

  • Stamping the world

    Bellissima Napoli sotterranea! Vado spesso a Napoli, in un’ora di treno veloce sono li, e la scorsa estate ho proprio dedicato un week end alla Napoli sotterranea e esoterica! 😍

    4 luglio 2017 at 18:16
    • Roberta Isceri

      Visto che spettacolo? Comunque non basta una vita per conoscere Napoli…

      5 luglio 2017 at 11:20

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