Quante volte avete sentito parlare della necessità di seguire il vostro cuore?

Tante, vero?

Basta scrollare la home di Facebook per rendersi conto di quello che ormai è diventato un imperativo.

Per un attimo, però, voglio lasciare ad altri le frasi da illuminati e regalarvi un po’ della mia esperienza.

Cosa c’entra tutto questo con i viaggi? Adesso vi spiego.

Del perché viaggiare con il cuore fa bene

Ragazza che fa fotografie con il cellulare - viaggiare con il cuore

Chi mi segue da tempo sa che quest’estate sono – ridicolmente – finita in preda a un inspiegabile panico: una scelta piccola, tutto sommato da privilegiati, si è trasformata in un mostro a due teste: andare in Inghilterra o in Portogallo?

Non chiudete Italiaterapia, non ancora! So che a molti di voi questo può sembrare un non problema ma io vi posso assicurare che ho passato dei giorni invasa da un’ansia senza senso. Un’emozione così forte che ho capito solo adesso, a mente lucida, e di cui mi piacerebbe raccogliere i frutti, da condividere con voi.

Erano mesi che sognavo un on the road in Gran Bretagna: immaginavo fiumi e colli e pioggerelline sottili, il sole che faceva capolino da una nuvola bizzarra e camminate lunghissime. Ho sognato il verde dell’Inghilterra e del Galles così a lungo e con tanti dettagli che mi sembrava quasi di averlo già fatto quel viaggio.

L’idea mi era venuta leggendo Piccola Grande Isola, del mio amato Bill Bryson. Dentro di me era tutto vivido, dall’organizzazione ai paesaggi che mi aspettavano da tempo. Il cuore batteva.

A un certo punto è successo qualcosa.

Ero in Puglia, immersa fino al collo nel mare della sera, illuminata solo dalla luna. In quel momento mi sono chiesta se fossi davvero pronta a dire addio a un’estate di bagni e libertà.

Il dubbio si è lentamente insinuato dentro di me, finché non ho letto il post in cui una blogger ricordava di quando, ancora bambina, partì con i genitori alla volta del Portogallo a bordo di un camper.

Entusiasmo alle stelle: poteva non venirmi in mente la piccola Roby che, a bordo di un Fiat 238 rosso, girò Spagna e Portogallo con mamma, papà e fratello? E che potevo fare se non diventare preda di una dicotomia insolubile?

E quindi vai di sondaggi, di ricerche sul web, di ricordi. Insomma, l’Inghilterra si allontanava dai miei orizzonti e il Portogallo si avvicinava sempre di più. Anzi, nel momento in cui chiedevo pareri, mi veniva detto che – senza ombra di dubbio! – la seconda opzione era la migliore: “Avrai tempo – dicevano – di stare al freddo in quei panorami sempre uguali!”.

Dentro di me una vocetta ammoniva: “Non dare retta a nessuno. Segui il tuo istinto”.

Alla fine, stremata dall’indecisione, ho scelto la via più facile: il giudizio altrui. Mi sono appoggiata, come fa un maratoneta con un palo dopo aver corso per ore arrivando per ultimo.

Cosa ho imparato da questa esperienza: segui il famoso cuore

Ragazza che salta al crepuscolo - viaggiare con il cuore

Cosa posso dirvi? Che mi sono pentita della scelta? Non esattamente… Ho adorato il paese di Fernando Pessoa (ne ho parlato diffusamente nel blog) ma ho voluto ripercorrere una strada già fatta, sperando di recuperare un pezzo di me. Volevo indietro i miei 13 anni, lo stupore che provai viaggiando per la prima volta su un mezzo così strambo e colorato come può esserlo un Fiat 238 per un’adolescente.

Il problema, però, è uno: non ho recuperato le emozioni che furono. Ho visto Porto e Lisbona e Coimbra con gli occhi di una 39enne ancora bambina ma fondamentalmente adulta.

Per me è stata una fitta al cuore fermarmi davanti al campeggio di Albufeira, quello dove, 26 anni fa, mi sono divertita per un bel po’ di sere insieme agli amichetti dell’estate. È stato altrettanto emozionante rivedere le cantine Sandeman, quelle con cui mio papà era entrato così in fissa che lo abbiamo preso in giro per anni.

Ma quel tempo non c’è più, se non nei miei ricordi.

Oggi avrei dovuto fare una cosa diversa, che tutto sommato mi sono impedita da sola: seguire l’istinto e le immagini, quelle che precedono ogni viaggio. Non farmi distrarre da profonde nostalgie e da cocenti desideri di recupero ma guardare avanti.

La Roberta di adesso avrebbe dovuto dire: me ne infischio del meteo e del mare troppo freddo, dei bagni e dello stereotipo che vuole l’estate come la stagione di ombrelloni e secchielli.

Ma non l’ho fatto e, anche se per una scelta che conta quello che conta, mi sono un po’ tradita.

Alla fine ho imparato – udite udite! – la lezione. Nei viaggi, come nella vita, fidiamoci delle nostre prime immagini. Respiriamo con la pancia e lasciamo che sia. E se la scelta non si rivelerà giusta, almeno non ci saremo presi a schiaffi da soli per il rimpianto.

Di seguito, un piccolo vademecum su come prendere la scelta giusta:

  1. Affidiamoci alle immagini, soprattutto se siamo persone ricche di fantasia e creatività. Sono convinta che, a meno che non idealizziamo cose, luoghi e persone, le immagini ci conducano nel “posto giusto”
  2. Non permettiamo al dubbio di insinuarsi dentro di noi, una volta che avremo chiaro in mente cosa vogliamo. Il dubbio arriva quasi sempre per metterci alla prova
  3. Non chiediamo pareri a destra e a manca: non faranno altro che confonderci
  4. Non siamo perfezionisti: non esiste il viaggio, la cosa, la persona perfetta!
  5. Lanciate il cuore oltre l’ostacolo: è così che si fa ed è persino facile

Io non so se a voi sia mai capitata una cosa del genere o se, come me, siete dei recidivi. Se così fosse, giuro che creo un gruppo di auto-mutuo-aiuto per blogger e viaggiatori. Altro che Italia…terapia! 😉

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14 Responses

  1. Rosy

    Bello mi piace molto questo articolo. Mi sembra quasi di bere qualcosa insieme sedute su un divano comodo intente a raccontarci delle nostre vite. Complimenti cara?

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  2. Caterina

    Hai perfettamente ragione. Mai farsi influenzare dagli altri, anche quando si tratta di scegliere la meta di un viaggio. La Gran Bretagna è magica e tutte le stagioni sono adatte per visitarla. Tra l’altro il libro che hai menzionato non lo conosco e mi ha incuriosita ?

    Reply
  3. Giorgia - Voglio andare a vivere in montagna!

    Non sei affatto sola! Per anni ho vissuto questo genere di ansia (che come dici tu a molti potrà sembrare frivola), prima di ogni singolo viaggio che ho fatto, ed è capitato tante volte anche a me di abbandonare l’idea di visitare un luogo solo perché secondo alcuni, neppure amici in realtà, era il periodo sbagliato, ma che ci vai a fare, molto meglio andare di là, ecc… Ovviamente poi me ne sono “pentita”, e da allora ho smesso di chiedere pareri, lasciandomi guidare prima di tutto dalle mie sensazioni e dai miei desideri… tanto parliamoci chiaro: la gente è sempre scontenta qualsiasi cosa tu faccia, e se può trovare il modo per scoraggiarti lo fa senza alcuna esitazione!!! 😉 P.S. Io non ci credo che hai 39 anni, giuro avrei detto che ne avessi almeno dieci in meno!!! 🙂

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    • Roberta Isceri

      Grazie Giorgina! Come faccio? In effetti ne ho 39 ma ne sento 29 ? Comunque una cosa l’abbiamo capita: possiamo ascoltarci e persino assecondarci. Nei viaggi e nella vita ❤️

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      • Giorgia - Voglio andare a vivere in montagna!

        Bravissima! 🙂
        Per quanto riguarda i viaggi io ci sono riuscita cercando di dare retta solo a persone super fidate e con un minimo di esperienza nel “settore”: per esempio, alcune delle mie amiche detestano la montagna, quindi non mi rivolgerei mai a loro per consigli su trekking o escursioni, figuriamoci a gente che non sa neppure cosa significhi allontanarsi dalla propria città. Per quanto riguarda altri aspetti della mia vita (scelte quotidiane, amicizie, affetti in generale), invece, ho ancora moooooolto da lavorare, ma credo sia tutta una questione di carattere, persino mia mamma mi dice che a volte sono troppo tontolona! Ah, per la cronaca io di anni ne ho 32 ma me ne sento sempre 18 😉

  4. Silvia

    Seguire il cuore sempre!!
    Mi ricordo che prima della partenza hai condiviso qualche tua ansia e trovo molto bello leggerne ora i motivi e le riflessioni che hai fatto. A volte cercare qualcosa nella memoria lascia un po’ di amaro in bocca, non per poca bellezza ma perché siamo diverse noi, ci stupiamo di fronte a cose diverse, abbiamo esigenze diverse.
    E poi su, che sembri una ragazzina! ❤ Io mi sento come quando avevo 25 anni anche se la carta d’identità ne segna dieci in più, sicuramente è un errore di stampa! ?

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  5. vale

    Sai, leggendo il tuo post, dato che nomini proprio il Portogallo, mi è venuto un mente un ricordo della traversata Atlantica. Quando partiti dalla Francia, ci siamo dovuti fermare prima in Spagna e poi, a sorpresa, in Portogallo. C’era il mare agitato e siamo entrati in porto per miracolo. Eravamo a Porto. Mi ricordo con tanto amore quel posto e dal primo passo che ho fatto sulla banchina, ho capito subito che quel luogo mi sarebbe piaciuto. In particolare, ricordo un giorno di mare tempestoso e vento, con le onde che travolgevano un faro. Eravamo arrivati lì in bicicletta e abbiamo “giocato” molto su quel molo che portava al faro con delle onde decisamente giganti che ci schizzavano! Ecco, scrivendolo mi sono emozionata di nuovo, come ogni volta che ci penso! E nulla, leggerti mi ha suscitato questo 🙂

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    • Roberta Isceri

      Sono contenta di averti suscitato un ricordo positivo: almeno la mia indecisione è valsa a qualcosa ? Grazie per aver condiviso questo tuo bel ricordo ?

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  6. Camilla

    Articolo a dir poco stupendo. Bravissima, adoro il tuo blog. Complimenti!!

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