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Montagnaterapia: trekking al Lago della Duchessa

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Il vostro viaggio vi porterà in famose località di bellezze nazionali ed estere.

Montagnaterapia: trekking al Lago della Duchessa

Montagnaterapia: trekking al Lago della Duchessa

Trekking al lago della Duchessa: ragazza in salita

Avevo già sentito parlare di montagnaterapia ma è solo andando in vetta che l’ho sperimentata sulla mia pelle.

La montagna è terapeutica, la montagna è maestra.
Lo è sicuramente ogni aspetto della natura che ci circonda ma, camminando per ore e affrontando una fatica immensa, ho capito alcune cose che vorrei condividere con voi.

montagnaterapia: gli alberi si colorano d'autunno

Riserva Naturale delle Montagne della Duchessa

Montagnaterapia: escursione al Lago della Duchessa

Ho deciso: da quest’anno (per me l’anno comincia sempre a settembre) ricomincio a camminare.
Non amo le palestre e sono tutto meno che una sportiva, ma il trekking è da sempre il mio modo privilegiato di muovermi e stare a contatto con la natura.

È incredibile come la forza fisica, praticamente assente di fronte agli attrezzi comunemente usati per farsi i muscoli, fiorisca quando devo scarpinare, anche per ore.

E così, domenica 8 ottobre mi sono data alla pazza gioia: sveglia alle 6.00, cappuccino e cornetto e un’ora di macchina per raggiungere Cartore (RI), punto di partenza della mia escursione.

Cartore è un borgo tanto minuscolo quanto delizioso, abitato da una sola famiglia e circondato da prati verdissimi, mucche, cani e gatti. Il Paradiso.
Si trova nella Riserva Naturale Regionale Montagne della Duchessa, tra Lazio e Abruzzo, e da qui si dipanano diversi itinerari per raggiungere il lago.

Il prato intorno a Cartore

Il prato intorno a Cartore

Io ho scelto il 2B del CAI. Difficoltà: EE. Ho appena scoperto cosa significa questa sigla: escursionisti esperti.

Adesso capisco tante cose…

Comunque, il lago della Duchessa si trova a 1788 metri di altitudine e questo lo rende uno dei laghi più alti dell’Appennino centrale. Raggiungerlo non è semplicissimo, perché partendo da Cartore bisogna affrontare due ore e mezza di camminata in salita. In alcuni tratti la scalata è dolce, in altri decisamente ripida.

Occorre essere abbastanza allenati – date retta a me – e munirsi di scarpe da trekking e un abbigliamento a strati, perché le temperature sono inversamente proporzionali alle altezze.

Per arrivare alla meta si passa dal Val di Fua, dal Vallone del Cieco e da Le Caparnie.

Il percorso è tutto bello ma è intorno alle Caparnie che si apre di fronte allo sguardo una serie di paesaggi da cartolina: atmosfere lunari, colori continuamente diversi e brillanti, rifugi in lontananza.

A colpirmi maggiormente sono stati gli alberi, rivestiti dalle sfumature dell’autunno: frassini, noccioli e faggi, aceri, tigli e olmi. Alcuni di loro hanno forme umane: tronchi e rami assomigliano a busti e braccia protese.

Per non parlare del silenzio, interrotto dai rumori tipici del bosco. Spesso mi sono trovata da sola, con il resto della ciurma a precedermi di qualche metro. Momenti preziosi, che mi hanno consentito di riprendere fiato e ascoltare lo scricchiolio dei tronchi e le foglie al vento. Il bello è che non avevo nessuna paura, io che di solito sono un po’ fifona: sentivo che il bosco mi avrebbe protetta e, nel fondo della mia coscienza, speravo di vedere qualche folletto.

montagnaterapia: Riserva Naturale delle Montagne della Duchessa

montagnaterapia: foglie autunnali in primo piano

[Curiosità]

Il nome “della Duchessa” venne dato dall’ingegner de Marchi nel XVI secolo, in onore di Margherita d’Austria, duchessa di Parma e Piacenza, e del Ducato di Leonessa e di Cittaducale. De Marchi si stava occupando della cartografia e si vede che la sua devozione alla nobiltà era molto elevata.
Inoltre, questa zona è famosa (purtroppo) per via delle Brigate Rosse, che per depistare le indagini dissero che il cadavere di Aldo Moro si trovava nel lago…

Lati negativi 

La fatica. Come ho detto all’inizio, non ero per nulla in forma. Non che occorra essere degli atleti, per carità. Di certo, però, non si può fare un’escursione del genere se siamo per lo più sedentari. Basterebbe camminare tutti i giorni, anche in pianura, per avere un corpo minimamente preparato.

Il risvolto comico è stata una naturale conseguenza: il gruppo con il quale sono partita era composto da baldi giovini provvisti di gambe forti. Io, paragonata al lupo della Spada nella Roccia (sigh), mi sono trovata a temere spesso il tracollo. Non scherzo: il cuore era a mille ma evitavo il più possibile di fermarmi per non costringere gli altri ad aspettarmi.

Altro inconveniente: abituata alle temperature tropicali della capitale, mi sono vestita sì a strati ma in maniera inadeguata. Maglietta a maniche corte, felpa leggera e giacchino a vento sono stati insufficienti. Morale della favola: arrivata in cima, mi sono trovata a tremare come una foglia, con le mani intorpidite dal vento freddo.

Montagnaterapia: i lati positivi del camminare in montagna

Qui viene il bello. Senza fare parallelismi alla sanfasò, ho vissuto sulla mia pelle alcuni effetti di cui ho preso mentalmente nota durante l’escursione.

  1. Il primo e più scontato è questo: arrivare in vetta è una conquista. Il momento in cui vi buttate a terra a peso morto, infatti, è indimenticabile. Ce l’avete fatta!
  2. Cercando di non inciampare in qualche arbusto o di non cadere in una scarpata, mi sono ritrovata – per la maggior parte del tempo – a guardare dove mettevo i piedi. Che cosa ho imparato? Il valore della prudenza.

    È sorto spontaneo il paragone con il mare: se quest’ultimo ti incita a buttarti, la montagna ti insegna l’importanza dei piccoli passi. Si tratta di due modalità, altrettanto valide, per raggiungere i nostri scopi. Se in alcune circostanze è bene non pensare e lanciarsi, in altre è fondamentale stare attenti e ringraziarsi per ogni avanzamento, seppur piccolo.

    È stata una riflessione importante, che in qualche modo ho somatizzato, proprio io che pensavo di non essere coraggiosa. In un mondo in cui ci si mette spesso la benda sugli occhi senza riflettere sulle possibili conseguenze, io sono sempre andata piano.

  3. Scendere è stato difficile, più che altro per la stanchezza accumulata. A ogni tornante mi dicevo: “Ma quando si arriva? Era così lungo il percorso? Perché non vedo la fine?”. Mentre, scoraggiata, martoriavo il mio cervello con vari quesiti, la montagna mi ha insegnato anche questo: per quanto lungo e buio possa sembrarti un tunnel, lo sbocco esiste sempre.

montagnaterapia: ragazza che scatta foto con il telefonino al lago della Duchessa

montagnaterapia: il lago della duchessa

La mia foto scelta da VivoRieti

La natura è la nostra prima maestra. Non dobbiamo dimenticarcelo. Ci insegna a ridere di noi stessi, a non perderci d’animo, a testare le nostre capacità. Ma anche a fermarci al momento giusto, a non fare il passo più lungo della gamba.

È per questo che tornerò presto in montagna. Il dolore che provo oggi alle gambe non mi farà desistere ma questa volta, nell’attesa del prossimo trekking, preparerò il mio corpo 🙂 E voi credete alla montagnaterapia?

roberta

8 Comments

  • Bruna Athena

    Ci vorrebbe ogni tanto una passeggiata simile: per ritrovare un po’ di pace e mettere alla prova il fisico. A dire il vero, proprio perché ci scopriamo poco allenati a certi percorsi, impariamo in questi contesti non solo la prudenza, come dici, ma anche l’importanza di dosare meglio le energie.

    10 ottobre 2017 at 15:00
    • Roberta Isceri

      Esatto… Bisogna fare attenzione, per evitare di trovarsi con la lingua di fuori 😂

      10 ottobre 2017 at 17:07
  • Eliana

    Che bello questo tuo articolo, Roberta!
    Neanche io amo la palestra: mi alleno a casa facendo esercizi a corpo libero e poi tante camminate e durante l’estate anche la canoa.
    Io conoscevo la montagnaterapia e ho scoperto il fascino della montagna solo da qualche anno, avendo sempre preferito il mare ad essa. Condivido tutto quello che hai scritto.
    Mi spiace che ti abbiamo fatto faticare tanto, però sono davvero contenta che tu non voglia demordere e che parteciperai anche alla prossima escursione (stavolta è un percorso E 😉 ).
    Un abbraccio!

    10 ottobre 2017 at 15:06
    • Roberta Isceri

      Non ti dispiacere cara: tutta salute 😅 Anche io ho letto il tuo articolo e visto le bellissime foto… La montagna è speciale e non vedo l’ora di tornarci insieme a te!

      10 ottobre 2017 at 17:06
  • iltuopostonelmondo

    Il trekking e la corsa credo siano uno sport green che ti permette realmente di assaporare la natura, oltre a fare dell’ottimo esercizio fisico.
    Io non pratico nessuno dei due, amo passare ore in palestra e ancor di più, passeggiare.
    Camminerei per ore e ore (per terreni e città, non sul tapis roulant, sia chiaro!) ma quando vedo immagini del genere qualcosa scatta dentro di me e sarei pronta a scalare il Monte Bianco XD
    Si, io credo nella montagna terapia (e mi dispiace non essere riuscita a partecipare a l’escursione organizzata ad Eliana)

    11 ottobre 2017 at 9:52
  • Silvia

    Solo a vedere queste foto mi sento già rilassata! Io sto riscoprendo la montagna da qualche anno, grazie a mio marito, e ha il potere di liberarmi dalle tossine della routine lavorativa. Il respirare a pieni polmoni che di solito si associa all’aria di montagna per me ha doppia valenza, è anche respirare me stessa nella pace della natura. Davvero un bellissimo articolo!

    12 ottobre 2017 at 12:47
    • Roberta Isceri

      Grazie Silvietta! La prossima volta vieni con me 😙

      13 ottobre 2017 at 20:09

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