Expat sì o expat no?

Da piccola desideravo andare a vivere in America.

Chissà perché in America. E chissà cosa rappresentava, nella mia immaginazione, “Lamerica”.

È probabile che fossi influenzata dai tanti film che circolavano: era lì che vedevo famiglie felici, case accoglienti e possibilità di realizzazione.

Quella voglia di trasferirsi all’estero

Piedi di fronte a libreria - expat California

I miei piedi americani

Durante gli anni dell’università ho tentato di assecondare la mia voglia, poi generalizzata alla categoria “estero”. Ricordo con frustrazione ormai attenuata il mio rifiuto di partire per Madrid, una volta vinta la borsa Erasmus. Ero sola e chi avrebbe dovuto darmi un aiuto con la casa si è volatilizzato all’ultimo minuto.

Avevo paura, diciamoci la verità

Anni dopo, però, ci ho riprovato: niente Spagna ma A-M-E-R-I-C-A. Lo scopo? Preparare la mia tesi nientepopodimeno che all’università di Berkeley, California.

Felicità assoluta.

Purtroppo la borsa prevedeva solo un mese di permanenza, che sono poi riuscita ad allungare di 15 giorni. Berkeley ha comunque rappresentato per me una piccola grande vittoria: ho vissuto lì da sola e da sola mi sono barcamenata con il mio inglese arrugginito tra professoroni di rilievo e capocce da Silicon Valley.

Tutto questo per dirvi che, ossessionata dalla mia mania per “lestero”, ho deciso di intervistare una ragazza che ne ha fatto una casa temporanea. Lei si chiama Paola Bertoni: l’ho conosciuta nel gruppo Facebook Travel Blogger Italiane > info e consigli per viaggiare sponsorizzate, di cui è amministratrice, e ho pensato di farle qualche domanda, sperando che possa fornirvi da spunto per partire. O – perché no? – per rimanere.

Intervista a Paola, inglese per un anno

Ragazza expat in Inghilterra

Ciao Paola! Sul gruppo hai accennato alla tua vita da expat. Per quanto tempo sei rimasta all’estero?

Ho vissuto in Inghilterra per un anno, durante il quale sono andata spesso in Francia per lavoro; tra luglio e agosto ho anche trovato il tempo di trascorrere un mese intero in Thailandia e ora sono di nuovo in Italia.

Cosa ti ha spinto a emigrare?

Il motivo principale per cui ho deciso di trasferirmi nel Regno Unito era quello di vivere con il mio compagno, che è inglese. Dopo aver portato avanti una relazione a distanza per diverso tempo, volevamo provare a convivere e, avendo la possibilità di chiedere un anno di aspettativa, mi sono lanciata a capofitto in questa nuova avventura.

Dimmi tre lati positivi della vita da expat e tre lati negativi di quest’esperienza

I lati positivi sono sicuramente l’energia che ricavi dall’abbandonare le solite abitudini, la scoperta di un paese nuovo e l’imparare a pensare in una nuova lingua. Tutto questo ti fa sentire viva in un modo che non ti saresti mai aspettata.

Gli aspetti negativi sono per la maggior parte legati alla difficoltà di comunicazione, come quando scopri che il tuo inglese di livello intermedio è praticamente inservibile fuori dalle situazioni studiate a scuola o imparate nei film, oppure che le regole invisibili delle relazioni sociali sono completamente diverse da quelle che conosci. Un altro aspetto negativo che ho incontrato è stato dovermi adattare ad una casa poco confortevole per come ero abituata in Italia, e infatti avevo ribattezzato il mio appartamento inglese creepy flat!

E adesso: tre lati positivi e tre lati negativi sull’Inghilterra

Se devo limitarmi solo a tre lati positivi dell’Inghilterra, ti dico che tutti i servizi pubblici funzionano bene, la burocrazia è praticamente inesistente e la gente guida con prudenza rispettando i segnali stradali. Ma ci sono tanti altri aspetti che mi hanno colpita positivamente.

Di negativo ci sono sicuramente il clima rigido e il cibo poco salutare, ricco di grassi e zuccheri, ma anche l’incomprensibile abitudine degli inglesi di bere moltissimo nel weekend. Devo dire però che non trovi da nessuna parte ubriachi al volante perché gli inglesi sono così rispettosi delle regole che non salirebbero mai in auto dopo una pinta di birra.

Cosa consiglieresti a chi sogna di trasferirsi all’estero?

Prima di partire studiate bene la lingua, perché i locali non avranno l’accento impeccabile dei protagonisti di Downton Abbey. Per me è stato anche molto importante trovare amici sui vari gruppi di expat su Facebook, perché mi hanno aiutato moltissimo a decodificare una cultura diversa dalla mia.

Paola Bertoni. expat in Inghilterra

Cosa consiglieresti a chi, invece, decide di rimanere in Italia?

Se non avete l’occasione di fare un’esperienza all’estero di almeno un paio di mesi, potete comunque utilizzare internet per allargare i vostri orizzonti. In Inghilterra ho scoperto che tutto ciò che è famoso in Italia all’estero è sconosciuto e, viceversa, una buona parte della cultura popolare anglosassone non viene tradotta e importata in Italia.

Che cosa pensi degli expat che criticano l’Italia sui social?

In certi casi l’Italia si merita davvero delle critiche! La burocrazia per esempio è davvero assurda in rapporto ad altri paesi, ma come per ogni luogo ci sono i pro e i contro. Pizza e gelato per esempio compensano quello che non funziona 😉

Che cosa pensi, invece, di chi decide di rimanere? Vigliaccheria o perseveranza?

Credo che la scelta di espatriare sia molto personale, perché lontani da casa ci si ritrova ad affrontare le proprie debolezze e paure da soli. Se uno si trova bene in Italia fa sicuramente bene a restare, non sopporto invece chi si lamenta tanto per poi non partire né darsi da fare per migliorare la sua situazione.

Viaggi molto? Se sì, come?

Ho già visitato buona parte del sud est asiatico e dell’Europa, anche se nell’ultimo periodo vado spesso in Inghilterra, dove vive la famiglia del mio compagno. Se da un lato andare a trovare i parenti è una scusa ottima per partire, dall’altro lega la scelta dei posti da visitare alla destinazione finale. In generale, comunque, non riesco a stare ferma nello stesso posto per più di qualche mese prima di prenotare un volo o programmare un viaggio in auto.

Infine: com’è per te viaggiare? Hai uno stile tutto tuo?

Quando sono da sola mi piace alternare lo stile avventuroso di un viaggio zaino in spalla alle comodità di un hotel di lusso, mentre in coppia preferisco scegliere bed and breakfast e ristoranti romantici ricchi di atmosfera. La mia grande passione, però, sono gli hotel con piscina sul tetto, meglio ancora se hanno anche bar e ristorante con vista panoramica.

Come darle torto…

 

E voi? Avete fatto un’esperienza all’estero? Fatemelo sapere in un commento, ché io sono piuttosto “esteromane”, come avrete capito.

Se invece volete raccontarmi la vostra storia di expat o, semplicemente, di viaggiatori, scrivete a rob.isceri@gmail.com. Sarò felice di analizzare la vostra storia e pubblicarla.

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