Raccontare il viaggio: voi vi affidate al digitale o alla carta? E cosa vi aspettate?

Di seguito, il mio intervento per la Bitac – Borsa italiana del turismo cooperativo e associativo. Nell’impagabile cornice di Palazzo Ducale, ho cercato di riassumere le mie idee e la mia esperienza.

Come sono diventata travel blogger: raccontare il viaggio alla Bitac

Potrei parlarvi dei miei studi, della mia esperienza nella comunicazione aziendale e nella direzione di un giornale; o della mia formazione come futura counselor. E, se non vi dispiace, tra un po’ lo farò, seppur brevemente. A me, però, piace definirmi essenzialmente travel blogger, perché è così che mi sento nel profondo.

Il travel blogger è colui che ama raccontare il viaggio sul web.

Siamo tanti, più di quanti non ci si immagini, ognuno con il suo stile e le sue preferenze. Anche io, ovviamente, ho le mie e si possono cominciare a intuire a partire dal nome del mio blog: Italiaterapia. In molti mi chiedono: “Italia cosa?”. Sì, Italia-terapia.

No, non parlo solo di Italia né tantomeno di medicina. Ma l’Italia è il mio punto di partenza e per me è croce e delizia. Ho voluto però soffermarmi sulla delizia e ho cominciato a raccontare il viaggio nella sua dimensione più intima. Non pensate male, ché non faccio abuso di sostanze. Adesso vi spiego meglio.

Come sono arrivata a essere una travel blogger? Dopo essermi laureata al DAMS di Roma Tre, ho lavorato per quattro anni come comunicatrice all’interno di una famosa azienda. Cinema e comunicazione aziendale sembrerebbero materie agli antipodi. In realtà, anche il cinema è comunicazione e io credo, come disse Steve Jobs, che i puntini della nostra esperienza si uniscano dopo anni.

Dopo la fine del mio lavoro d’ufficio, ho passato qualche mese a meditare sul da farsi. Il lavoro d’ufficio non mi faceva impazzire e quindi avevo lo stimolo a fare qualcosa di profondamente mio.

Tutto questo per parlarvi di come ho iniziato quest’avventura.

Insieme a una mia ex collega, decidemmo quindi di aprire un blog. Lo chiamammo Italiaterapia su mia insistenza, perché il blog doveva raccontare il viaggio in un’accezione terapeutica, appunto.

Nel blog, che poi è diventato solo mio, volevo unire le mie passioni. I viaggi, la scrittura e lo studio delle potenzialità personali.

Ho sempre viaggiato, sin da quando sono piccola. Ma ho sempre viaggiato in modo diverso: i miei genitori avevano un Fiat 238 e con quel mezzo un po’ scassato girammo l’Europa. Io rimasi affascinata dai paesaggi sempre diversi che vedevo davanti ai miei occhi, in un’epoca in cui Turchia ed Europa dell’Est non erano certamente di moda.

Dormivo dondolando nel lettino legato a delle catene e mangiavo direttamente dalle pentole nelle province turche e rumene più sperdute. Immaginate l’impatto che esperienze del genere potevano avere su una teenager!

Bene, il mio blog doveva riflettere un minimo quel mio concetto di viaggio: no al turismo di massa, no al nano di Amelie (avete visto il film?) con la medesima espressione di fronte a paesaggi diversi. No alla mera fruizione e no alle puntine da aggiungere, di volta in volta, sulla cartina geografica. No all’effetto cartolina, appunto.

No, infine, alle mete lontane solo perché fa cool. Non che disdegni l’estero. Sono però convinta che non sia sempre necessario farsi venti ore di volo per definirsi dei viaggiatori.

Ho cominciato a vivere quindi come viaggi l’andare al Giardino degli Aranci come nei quartieri più “sgarrupati” di Roma, la mia città. Diventava un viaggio visitare una chiesa in cui, fino a quel momento, non avevo mai avuto tempo di entrare; così come il quartiere ebraico.

Non c’è nulla di più terapeutico dei viaggi, secondo me, perché viaggio significa esplorazione e, esattamente come il cinema (ecco i puntini che si uniscono), riflessione.

Cartoline del nano di Amélie

No al nano di Amélie

Raccontare il viaggio: la promozione del turismo tra digitale e carta

Quando ho aperto il blog, la mia ottica era la seguente: cosa provoca in me questo luogo? Che cambiamenti produce in me visitarlo? Perché un territorio non è un qualcosa di inanimato e freddo: un territorio è fatto di storia, tradizioni, persone e mi viene naturale non concepirlo come mero contenitore vacanziero.

Questo mio approccio ha fatto sì che iniziassero a contattarmi alcune aziende del settore, associazioni e persone interessate alla tematica. Tra cui una casa editrice, che mi ha chiesto di scrivere un ebook su Roma, che – manco a dirlo – ho intitolato Roma Terapia.

Da lì, sono passata alla direzione di un magazine online, essendo anche giornalista. Questo magazine si incentrava sul turismo slow. Il giornale, inoltre, faceva parte di un’associazione che univa gli esercenti di alberghi, ristoranti e agriturismi che seguivano i principi dell’ecosostenibilità. Io, avvalendomi della mia redazione, ho cominciato a mettere al centro questi esercenti, che si raccontavano entusiasti e con altrettanto entusiasmo raccontavano il loro territorio.

Ho anche organizzato blog tour, press tour e convegni per diffondere il verbo…

Dopo la direzione del giornale, sono venuta a vivere per un anno in Liguria, a La Spezia precisamente. E qui mi sono scatenata: ho adorato da subito questa regione e l’ho trovata una fonte inesauribile di risorse per un blogger. E non solo per un blogger, naturalmente.

Oltre a Genova, le realtà da scoprire, anche minuscole, sono infinite. E poi c’è lo stile di vita ligure, indubbiamente influenzato dalla presenza del mare. Il mare è possibilità di meditazione e, se scoperta nei mesi meno caldi, la Liguria è uno degli esempi migliori di ricchezza territoriale, che aspetta solo di essere raccontata in modo differente.

La Liguria, infatti, viene spesso sintetizzata con l’immagine da cartolina delle Cinque Terre prese d’assalto in pieno luglio. Ma è anche Tellaro a ottobre, Camogli a novembre. La Liguria è anche boschi, sentieri tra le montagne. È anche Portofino da raggiungere a piedi a partire da Santa Margherita Ligure.

Quest’estate, poi, ho avuto modo di partecipare a un progetto estremamente interessante, Get Your Liguria Experience, promosso da Agenzia in Liguria. È stato bellissimo, perché ho avuto modo di scoprire come si prepara la focaccia di Recco e anche di andare alla ricerca dei delfini nel Golfo dei Poeti. Ho osservato il Cristo degli abissi di San Fruttuoso e camminato per le vie di Lavagna.

Tutti dettagli che, se rimasti dentro di me, potevo raccontare con dovizia di particolari.

quattro ragazzi e ragazze sorridenti a Portofino - Get Your Liguria Experience

Raccontare il viaggio: Get Your Liguria Experience

Cosa, per me, è importante nel racconto di un viaggio e di un territorio

Per raccontare il viaggio, secondo me è importante cogliere il cosiddetto genius loci, l’anima, lo spirito del luogo. Per fare questo, è necessario mettersi in ascolto, osservare quello che ci circonda, non “usarlo”. Quante volte avete sentito persone che, di ritorno da un viaggio, si mettono a criticare la cucina locale o le fastidiose usanze di alcuni popoli?

Nessun buonismo, ci mancherebbe. Ma a che serve andare in Jamaica, se poi su Facebook scrivi che ti manca la cucina italiana dopo soli due giorni dall’arrivo? A che serve visitare un paese arabo, se poi il muezzin ti dà fastidio perché quelle voci, per me incantate, disturbano il tuo sonno? E parlo di casi concreti, non me li sto inventando.

Questo è il modo in cui mi piace raccontare il viaggio, oltre alle cose da fare e vedere. E in qualche modo spero che la mia esperienza possa essere d’aiuto – passatemi questo parolone -, perché mi rendo che spesso coloro che seguono noi blogger hanno bisogno di essere guidati ma anche e soprattutto di immedesimarsi in chi scrive.

Per quanto riguarda i social, come voi stessi potete osservare, sono frenetici, è vero. Eppure mi rendo conto che si ha sempre più bisogno di calma e dolcezza, anche nell’approccio ai viaggi.

Per quanto riguarda il passaggio dal libro al digitale, va detto che alcune cose del racconto vanno perse. Ovviamente altre se ne acquisiscono: chi vuole raccontare il viaggio sul web, infatti, è vincolato a determinate regole, tra cui la SEO, che è ciò che ci permette di posizionare i nostri articoli sul motore di ricerca. In pratica: curare la SEO significa diventare reperibili su Google.

La SEO chiede, in estrema sintesi, frasi non troppo lunghe, titoli accattivanti, parole chiave ripetute nel testo e questo, chiaramente, stravolge le regole della scrittura classica.

I blog, del resto, non vogliono sostituire la carta stampata e io, come tutti, lavoro un po’ da funambola, cercando un equilibrio tra regole e stile personale. Io credo, nonostante tutto, che si possa ancora essere particolareggiati nel web, senza per questo annoiare. Particolareggiati non significa prolissi.

Vi ho descritto come io preferisco raccontare il viaggio, alla luce del mio carattere, delle mie esperienze, della sensibilità. Spero che questo approccio sia stato di vostro interesse. Ci ho tenuto a raccontare gli inizi perché, anche se oggi parlo anche di estero, ritengo che partire dalle nostre radici sia molto importante.

Noi italiani andiamo all’estero anche per via di tariffe spesso più vantaggiose, dimenticandoci di luoghi quasi sconosciuti, come alcuni borghi preziosi. Ultimamente ne ho conosciuti due: Greccio e Labro, nella provincia di Rieti, stupendomi di non esserci stata prima.

Insomma, questo mestiere –se così si può chiamare – permette di stupirsi e, se possibile, di stupire. Il mondo viene ormai girato in lungo e in largo ma questo non garantisce necessariamente un contatto profondo con i luoghi. Io, nel mio piccolissimo, spero di farlo.

Raccontare il viaggio: Italiaterapia parla alla Bitac

Italiaterapia a Palazzo Ducale

 

12 Responses

  1. Esterofili

    Roberta!!!!!
    Sono scontata se dico che condivido ogni parola scritta e l’intenzione/necessità con cui affronti il viaggio, qualunque sia la metà.
    Sebbene con percorsi di vita e lavorativi differenti, abbiamo un’anima comune che, mi sto cominciando a rendendo conto, è sinceramente apprezzata.
    Well done!
    Prima o poi ci troviamo eh 😉
    Ester

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  2. Lucilla

    Ah quanta verità! Sai bene quanto io condivida il tuo approccio, e non solo quello.
    Lo stesso percorso di studi, la stessa volontà di scoperta. Esplorazione e riflessione, ecco i puntini che si uniscono. Così anche io amo il cinema, l’arte, l’Italia – croce e delizia al cor. Complimenti per la tua partecipazione alla Bitac, mi fa molto piacere vederti crescere negli anni. Un approccio differente al viaggio è possibile.

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    • Roberta Isceri

      Sembra incredibile ma non tutti la pensano così. Mi sa che diamo per scontate un po’ di cose io e te 😅 Grazie per il tuo utilissimo sostegno. E grazie per la tua preziosa ironia

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  3. Silvia

    Avrei tanto voluto venire ad ascoltarti dal vivo! Sai quanto amo il tuo blog, non ne seguo tantissimi, perché non mi interessa leggere tanto per fare.. mi piace leggere chi scrive di cose interessanti, anche con punti di vista diversi dal mio, chi scrive bene (ah l’italiano..) e tu, mia cara, sei tra le mie preferite! Complimenti per questo traguardo, uno dei molti che ti aspettano ❤

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    • Roberta Isceri

      Adorabile come sempre 💓 Sai perfettamente quanto io ricambi. E in effetti anche io seguo pochissimo blog… Incrociamo le dita per entrambe 😘

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  4. Agnese - I'll B right back

    Finalmente ho scoperto di cosa hai parlato a questo incontro che ti metteva ansia ma che hai affrontato, a quanto pare, nel migliore dei modi e a testa altissima 🙂
    Sono d’accordo con praticamente tutto quello che dici. A volte il viaggio per me diventa frenesia, perché per natura sono una che non riesce a stare ferma, che vuole fare, vedere, vivere. Però alla base di tutto c’è quello di cui parli tu: viaggiare per riflettere, esplorare, conoscere e conoscersi.
    Alla luce di tutto questo mi ha fatto davvero piacere conoscerti e scambiare qualche pensiero con te (ricordati che siamo ricattabili a vicenda! Ahah) e spero vivamente che ci sia presto un’altra occasione!
    P.S: mi piace molto la nuova veste del blog 🙂

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    • Roberta Isceri

      Agnesina! Anche a me ha fatto piacere conoscerti/vi ❤️ Ti tratterò sempre bene perché sono ricattabilissima 😂😂😂 Comunque anche io, come te, sono frenetica in viaggio. Motivo per cui, nell’aprile il blog, ho riflettuto su cosa significhi per me viaggiare. Penso che sia importante non fare indigestione. A presto cara!

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  5. Stamping the world

    Grande Robi!
    Finalmente sono riuscita a leggere il tuo articolo! Ce l’avevo lì in un angolino del mio pc, ma non avevo mai un attimo di tempo per leggerlo tutto con attenzione!
    Sai che condivido i tuoi pensieri e posso solo continuare a dirti che sei una grande! :-*

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  6. Federica Gelo

    Complimenti per il tuo intervento!
    Inutile dire che sono d’accordo anche se però trovo che sia diventato sempre più difficile apprezzare ciò che si ha davanti a noi.
    Mi spiego: le tariffe vantaggiose, come dici tu, sono state una manna dal cielo, ma se da un parte hanno dato la possibilità a tutti di viaggiare e conoscere il mondo (me compresa) dall’altra lo stanno rovinando.
    Un tempo c’erano luoghi con un’atmosfera unica, in cui ci si poteva fermare per guardare, assaporare quell’aria e immagazzinare quel momento per sempre. Ora è diventato impossibile. Sono appena stata alla cappella Sistina, un luogo sacro oltre che d’arte, e sembrava di stare al Superball più che in una sala del Vaticano. E lo stesso accade andando sul Kilimangiaro, che pur essendo lontano e costoso da raggiungere, sarà comunque affollato e “mercificato”. La “terapia” ce la stiamo togliendo da soli. Non so, a volte trovo molto difficile cogliere l’essenza e l’emozione in ciò che vediamo e tutto diventa banale.

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    • Roberta Isceri

      Grazie Federica, purtroppo hai ragione: siamo i nostri anti-terapeuti. Ed è difficile, ormai, trovare un luogo che sappia davvero stupirci. I nostri occhi sono assuefatti (pensa a Instagram) 😰

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