Una volta arrivati ad Almería si potrebbe rimanere perplessi.

Almería è una città inquietante, brutta a primo impatto. Pare un pezzo d’Africa – di quelli peggiori – trapiantato in Europa. Un ammasso di terrazze che ricordano l’incombente presenza del deserto tutt’intorno.

Una Spagna differente, insomma, che però ho voglia di raccontarvi.

Almería: cosa c’è da vedere nella città andalusa?

Decido di passare per Almería di ritorno dal Portogallo. A Barcellona mi aspetta il traghetto per l’Italia e ho ancora qualche giorno a disposizione. Eccomi quindi a osservare la cartina e a decidere, all’ultimo momento, di fermarmi per la notte in una città andalusa mai visitata prima.

L’accoglienza non è delle migliori. Benché abbia prenotato su Booking, La Perla mi riserva una brutta sorpresa: la stanza, magicamente, non c’è più. Dopo un inutile alterco, scrivo una lamentela sull’altrimenti efficiente portale e mi dirigo altrove.

Scelgo un hotel asettico ma funzionale: l’NH Ciudad de Almeria.

Io e mister F. usciamo subito in cerca di un luogo dove mangiare. Inizia a piovere e ci infiliamo nella taberna La Faraona: sembra un posto accogliente e quello cui aspiriamo sono delle semplici tapas. In realtà ci ritroviamo a mangiare una sorta di paté per gatti e qualche cracker in compagnia di uno sgarrupato gruppo di italiani.

La mattina dopo mi sveglio affamata. Pioviggina ancora e i bar sono tutti chiusi. Vedo una signora uscire da un tabacchi e le chiedo dove possiamo fare colazione.

“Vi porto io in un posto speciale” – ci dice. La seguiamo tra saracinesche chiuse e vicoli di una città dalla struttura visibilmente araba.

Poco dopo, ci troviamo seduti a un tavolaccio di legno in compagnia di qualche avventore dall’aria sospetta e di una cameriera che ci prende in giro quando le chiediamo cappuccino e croissant (beh, pure noi in effetti…). La tradizione, al New Siena come in tutti i bar dell’Andalusia, vuole un desayuno a base di tostadas (pane tostato) e pomodoro. In alternativa, lo si può chiedere accompagnato da Jamón Serrano, burro e chi più ne ha più ne metta.

Prima di andarmene da questa città capace di turbarmi, decido di sfidare la pioggia insistente e visitare l’Alcazaba, la fortezza moresca. Alcazaba, infatti, deriva da al-qasbah, che significa cittadella. Così come Almería viene da Al-Maryia, specchio del mare. Impossibile che questa manciata di informazioni non mi affascini.

L’Alcazaba di Almería

Ai piedi dell’Alcazaba

Arrivata ai piedi del castello, scopro che i turisti UE possono visitarlo gratuitamente.

Se, fino a qualche minuto prima, ero lì a chiedermi perché mai avessi deciso di fermarmi ad Almería , adesso mi do finalmente una risposta. L’Alcazaba non è come potreste immaginarvi un “normale” castello: si tratta di un complesso monumentale immenso che da un lato dà sul mare, dall’altro affaccia sul deserto circostante.

Ha molte somiglianze con l’Alhambra di Granada: i corsi d’acqua, le case e la moschea la rendono un luogo da Mille e una Notte.

Iniziata nel 955, quando Almería si trovava sotto il califfato di Ab dar-Rahman III, venne conclusa in epoca cristiana. L’Alcazaba racchiude quindi secoli di storia.

Giardini interni all'Alcazaba di Almería

I giardini dell’Alcazaba

Lo spazio è organizzato in modo tale da essere vissuto e compreso dal turista, grazie alla presenza di numerosi cartelli e anche di filmati. Ve lo dice una che non ama leggere alcuna didascalia quando visita un monumento la cui vista basta ad emozionarla. Tendo infatti a dividere il momento della conoscenza da quello più emotivo e immediato ma, questa volta, si è trattato di due esperienze in una. E gli spagnoli sono grandi in questo.

L’Alcazaba, infine, è luogo cinematografico d’eccellenza. Al suo interno, come nei dintorni, sono stati girati parecchi film.

Da Lawrence d’Arabia a Conan il Barbaro, da Cleopatra a Indiana Jones: quasi mi vergogno a saperlo solo ora. Io, così appassionata di cinema, sapevo che tanti film erano stati girati in Spagna ma non avevo la certezza che si trattasse di questa parte di Spagna.

L’Alcazaba è un monumento commovente. Dico commovente per la storia che l’ha attraversato, per i registi che hanno gridato il loro ennesimo ciack, per la cultura araba, di cui sono profondamente innamorata e che qui è tangibile come se ci trovassimo in un set cinematografico, appunto.

Una volta uscita, mi dirigo a Casa Puga, la taverna più antica della città. Le piastrelle biancazzurre, i prosciutti e i vini allineati sulle pareti danno un tocco di colore a una giornata irrimediabilmente grigia. Di un grigio diverso da quello cui siamo abituati: dovete sapere che Almeria è la città più secca d’Europa e sorge nell’unico deserto del continente, il Desierto de Tabernas.

Qui esistono diversi parchi tematici. Purtroppo non c’è tempo per visitarli ma mi è sufficiente guardare l’insegna Texas Hollywood stagliarsi sul paesaggio incredibilmente brullo. Sergio Leone, Clint Eastwood, pistoleri buoni, brutti e cattivi sono tutti qui a guardarmi e io sento il loro respiro sulla mia pelle.

Insegna Texas Hollywood nel Desierto de Tabernas

Texas Hollywood

Una pelle d’oca, nel momento in cui scrivo queste parole: il cinema è la mia dimensione altra, è il mondo parallelo nel quale avrei sempre voluto vivere. L’incredibile capacità di registi e attori mi ha sempre toccato le viscere e i miei migliori amici sono sempre stati al di là di uno schermo. Non sono folle ma una sognatrice che ha aperto un blog per parlare di tutto ciò che è bello e, talvolta, alternativo alla realtà.

Del resto, cos’è la realtà?

Vi lascio con questa riflessione mistico-filosofica, invitandovi a guardare sempre con lenti diverse ciò che ci circonda.

Difficile che io definisca brutto un luogo, motivo per cui ho voluto raccontarvi l’Almería dei sogni sublimi.

Spero di avervi convinti.

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17 Responses

  1. Marina Lo Blundo

    Se tu hai avuto disavventure a Almerìa, sappi che io ho avuto la disavventura peggiore: capitare ad Almerìa di lunedì, quando l’Alcazaba è chiusa. L’ho vista solo da fuori, ahimè.

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  2. Oltre le parole

    Mi hai convinta di sicuro! Anche io come te adoro palazzi quali l?alcazaba in cui la storia rivive ad ogni passo e gli occhi si riempiono di meraviglia! Mi è davvero venuta voglia di visitarla 🙂 ps. mi è venuta anche fame al solo ricordo del pane tostato con pomodoro e jamon!!!!!

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  3. Raffaella

    Che bello il tuo racconto! Hai saputo davvero rendere giustizia a questa città andalusa bistrattata quasi quanto Jaen o Huelva 😉 L’Alcazaba è bellissima, anche se gli andalusi sembrano ricordarsi di lei solo quando parlano di Games of Thrones!
    Sei mai stata a Cabo de Gata? Se no, devi assolutamente visitarlo!

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    • Roberta Isceri

      Purtroppo no! Dovrò rimediare… È vero, Game of Thrones spadroneggia. E non lo capisco, onestamente. Comunque, se serve a riportare in auge una città…

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  4. Erica

    Siamo stati ad Almeria durante il nostro on-the-road andaluso a marzo. Anche a noi ha lasciato molto perplessi, sicuramente l’impatto non è dei migliori, considerato che prima di arrivare lì eravamo stati a Granada e Malaga, tutt’altra cosa….
    L’Alcazaba è splendida, il quartiere sottostante davvero piacevole per una bella passeggiata a piedi. Il parco Cabo de Gata a meno di mezz’ora è decisamente una tappa da valutare se ci si ferma ad Almerìa. Nel complesso per noi è stata una tappa intermedia positiva.

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  5. Silvia

    Mi hai convinta, inserisco nell’on the road andaluso che prima o poi farò! L’Alcazaba è davvero bellissima, mi vergogno un po’ ad ammettere che non ne avevo mai letto..
    Peccato per la disavventura con l’hotel e per il paté per gatti 🤣 ma, come fai sempre, sei andata oltre la prima impressione e sei stata premiata!
    Un bacio ❤

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  6. Sara Chandana

    Che bel post! Non conoscevo Almería e mi sono incuriosita. La prima parte dell’articolo mi ha divertita, la seconda fatto sognare. E del resto: “Cos’é la realtá?”. Passerò sicuramente a trovarti. A presto.

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