Viaggiare ha il sapore delle storie.
Viaggiare è un po’ come ascoltare una nonna buona che ti racconta tante belle cose per farti addormentare.
Viaggiare è entrare nelle vite altrui in punta di piedi.

Ecco, forse è questo l’aspetto più importante dei viaggi: il contatto umano. Si può entrare in contatto con gli altri anche nella propria città, ma non è la stessa cosa. Quando viaggi, sei più aperto, più spaventato qualche volta, e questo ti porta ad avere occhi e cuore predisposti all’incontro.

Durante il mio blog tour organizzato da Città della Pieve & Friends, ho spalancato i sensi e scoperto molte cose. Perché dietro al proprietario di un agriturismo o al gestore di un ristorante c’è spesso un essere umano particolare. Non è difficile scoprirlo: chi apre un’attività è più propenso a comunicare, perché la passione di chi lavora in proprio è la stessa di una madre che vede crescere il proprio figlio.

Poi ci sono le storie degli anziani, di chi manda avanti laboratori didattici per bambini, degli abitanti di un borgo minuscolo. Mi verrebbe da dire che la parte più interessante dell’umanità si trova proprio in provincia. Forse ha meno merletti di chi vive in una capitale ma, indubbiamente, ha molto da dire.

Storie per conoscere l’Umbria: agriturismi e aziende agricole

L'esterno di Casa Antheia in una giornata di sole - Storie dall'Umbria

Casa Antheia

Ci sono Cesare e Maria, coppia torinese che si è trasferita a Monteleone d’Orvieto per aprire Antheia, azienda agricola e “casa”. Uno spazio luminoso che si getta su un panorama fatto di colline e bruma mattutina, creato da due persone che hanno sposato una filosofia di vita appagante.

Cesare mi racconta che lui e la moglie sono anche due counselor e io mi sorprendo delle connessioni che riscopro durante i viaggi. Non tutti sapete, infatti, che a dicembre terminerò il mio percorso di art-counseling (il counseling è un'”attività” volta a orientare e sviluppare le potenzialità, proprie e altrui). Non lo trovate incredibile? Io sì…

Non crediate che vi parli di questo semplicemente per promuovere un luogo. Dovreste conoscermi ormai e sapere che difficilmente parlo di posti che non mi sono piaciuti, se non dicendo che non mi sono piaciuti, appunto.

In questo caso, garantisco sulla bellezza, non solo del luogo ma anche dei proprietari. E sulla bontà: essendo un’azienda agricola biologica, potete assaggiare prodotti eccellenti come lo sciroppo di zafferano.

Altro posto, altre storie: avendo dormito due notti all’Agriturismo Cornieto, ho avuto modo di approfondire la conoscenza con Rita, la proprietaria, e dell’amica e collega Marisa. Rita mi racconta di aver studiato Sociologia a Roma, di aver aperto un allevamento di conigli e poi questa specie di Paradiso che è Cornieto.

Porzione dell'agriturismo Cornieto con vista sul panorama matuttino

Agriturismo Cornieto

Jeans e stivali, mani nella terra e la testa di una persona illuminata e colta, Rita ha fatto dell’agricoltura uno stile di vita. Occhi luminosi e sorriso aperto, non è semplicemente il gestore ma una vera e propria ospite. Quando ci siamo salutate, mi è sembrato di andarmene via da casa.

Se vi chiedete perché dormire in un agriturismo e non in un comodo albergo, ve lo spiego in due parole: non esiste un concierge distaccato ma uno o più esseri umani con i quali parlare a colazione, davanti a una torta fatta in casa (nel mio caso dalla bravissima Marisa). Non avrete davanti agli occhi l’indubbiamente affascinante skyline di New York ma colline a perdita d’occhio. La notte dormirete nel silenzio assoluto, ascoltando i passi dei cinghiali fuori dalla porta.

Anche qui produzione propria: spiccano i biscotti al vino e, soprattutto, l’olio, di cui non potevo non acquistare tre bottiglie!

In questi giorni, comunque, ho scoperto molte cose: che i campi umbri, in passato, non rendevano moltissimo e che, per questo motivo, le persone erano spinte a emigrare. Così si spiegano i borghi abbandonati come Salci. Borghi in cui gli anziani, testimoni dell’antica vitalità, la ricordano con le lacrime agli occhi.

Casa Rondini, invece, si trova a Pian di Faiolo, frazione di Montegabbione (TR). Siamo stati accolti in questo agriturismo per cena e posso solo dire: wow! Franco, il proprietario-cuoco, mi ha donato un’esperienza culinaria di primo livello, che riassumo così: pici all’aglione, polenta di ceci, torta alle noci con crema allo zafferano.

Piatti semplici ma cucinati con maestria. E non sono una facile ai complimenti, soprattutto quando si parla di cucina!

Torta alle noci con crema di zafferano presso Casa Rondini, Pian di Faiolo, Umbria

Torta alle noci con crema di zafferano

E se al castello di Montegiove potete fare degustazioni a base di vino e formaggi in un luogo più unico che raro, nell’azienda agricola Pomario vi rifarete gli occhi con i vigneti e gli ambienti elegantemente rustici.

Storie dall’Umbria: gli artigiani

L’artigianato è un altro ambito estremamente interessante. Durante il tour, siamo stati portati da Antico Cotto Pievese, azienda produttrice di cotto rosa. Anche in questo caso, un’esperienza particolare: non capita tutti i giorni di apprendere come viene trasformato un materiale dal prelevamento dall’attigua cava alle finiture.

Fabrizio ci ha parlato delle anfore per vino e olio e dell’incontro della tradizione con la tecnologia per far fronte alla crisi che, purtroppo, ha coinvolto gran parte dell’artigianato locale, a favore di una produzione industriale sfrenata.

Storie dall'Umbria: due mani tengono una mattonella di cotto

Antico Cotto Pievese

Poco più in là, Iron & Design, azienda a gestione familiare che produce arredi di lusso in ferro battuto. Padre e figlio ci mostrano in diretta come funziona la lavorazione del ferro. Se non è turismo esperienziale questo!

Ma artigianato significa anche tessitura: se a Palazzo Baldeschi, nel cuore di Paciano, cerchiamo di afferrare i segreti della tessitura al telaio e della produzione di oggetti in ceramica, ad Allerona incontriamo una signora che crea cestini di vimini.

Le sue mani mi ricordano quelle di mia nonna: sono grandi, ruvide e dalle dita leggermente contorte. Mi chiedo quanto resisterà la manualità in questo mondo. Ormai sembriamo utilizzare solo indici e pollici: smartphone, tablet e pc ci stanno facendo perdere l’utilizzo dei nostri strumenti principali.

In futuro troveremo ancora nonne dalle mani grandi e forti? E dove vogliamo mettere la concentrazione che questo genere di attività stimola? Viviamo in un’epoca che promuove l’esatto opposto: la deconcentrazione, la saltuarietà.

Dico questo con un velo di tristezza, anche se non voglio affermare che il passato fosse migliore del presente. Solo che ritengo doveroso farsi delle domande su dove stiamo andando e se la perdita della sapienza manuale non stia creando dei danni. Corpo e mente sono connessi e non possono esserlo solo a livello sportivo.

Creare è vita.

27 Risposte

  1. Deianira

    Sono umbra, e i post che raccontano della mia bellissima regione mi emozionano sempre. Le tradizioni della nostra terra, la nostra cultura, i nostri abitanti sono tutte cose speciali. Da Umbra ti ringrazio per esserci venuta a scoprire!

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  2. Oltre le parole

    La vera forza dell’Umbria sono le persone che con il loro calore mi hanno fatto innamorare di questa terra! Indimenticabili i soggiorni a Cornieto e Casa Antheia. Davvero un bellissimo racconto Roby!

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  3. Valentina

    Adoro il tuo paragone tra il viaggio e i racconti della nonna! Rende perfettamente il senso del viaggio come scoperta di cose, storie e persone. E l’Umbria è una regione in cui si può davvero toccare con mano l’autenticità. Bellissimo articolo! 😊

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  4. Raffaella

    Adoro questo turismo consapevole fatto di persone e non solo di luoghi.
    Il tuo post ha saputo davvero centrare la questione. Mi sento personalmente chiamata in causa, perché io stessa gestisco una piccola attività turistica e cerco di consigliare i miei clienti affinché vadano oltre il semplice turismo ed entrino in contatto con la realtà locale. Molte volte funziona, altre no, ma siamo in tanti e abbiamo mille interessi diversi!

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    • Roberta Isceri

      Se gestisci una struttura, allora è facile che tu sia in linea con questo pensiero. Credo sia triste vedere i clienti usufruire dei tuoi luoghi come fossero cose…

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  5. stamping the world

    Quanto hai ragione nel finale, per fortuna esistono ancora luoghi come i borghi dell’Umbria dove persistono le tradizioni e tutto ciò che è a “ritmo dell’uomo”, del nostro battito cardiaco. Sarà forse il silenzio a stimolare la concentrazione e la pazienza necessarie a intrecciare un cesto di vimini? O è una forza che abbiamo dentro di noi e dobbiamo solo ascoltarla? Voglio impegnarmi per scoprirlo.

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  6. Valeria

    Anche a me piace conoscere i prodotti artigiani tipici di un luogo e questo piccolo tour dell’Umbria sembra veramente interessante!
    È una regione che ha molto da offrire e per fortuna è anche ben valorizzata (al contrario di altre perle nascoste italiane che nessuno conosce).

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  7. Marina

    Mettere al centro le persone: questa è una cosa che dovremmo imparare a fare. In fodo quando andiamo nei luoghi incontriamo persone, parliamo, scambiamo impressioni e informazioni. Una cosa che faccio sempre poco, su cui devo lavorare di più.

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    • Roberta Isceri

      In realtà lo faccio poco anch’io. Me ne accorgo quando qualcuno mi rivolge la parola, rompendo il silenzio in cui sono chiusa. Non è mai troppo tardi 😉

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  8. Rocio Novarino

    Ultimamente sto riscoprendo l’Italia per trovarci il bello. Del brutto si sa già. Le tradizioni delle regioni, il cibo e la grande cultura di ognuna mi ha fatto venire voglia di tornarci sempre più spesso. In Umbria ci sono stati i miei per il loro viaggio di nozze e mi dissero sempre che è magnifica. e ci credo! Quindi urge la visita!

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