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A te Pisa piace. Ti è sempre piaciuta, a dispetto dei luoghi comuni che la vogliono una città spoglia, a eccezione di Piazza dei Miracoli (hai detto niente!). Di Pisa ricordi quella serata al cinema di tanti anni fa e la corsa in aeroporto, direzione Egitto; i lungarni, la cecina e – da oggi – Palazzo Blu, che ospita “Amedeo Modigliani et ses amis”, la mostra dedicata al celebre pittore livornese e agli artisti che fecero con lui un pezzo di strada.
Sei in ottima compagnia: con te ci sono i blogger Federico e Ilaria di Finestre sull’Arte e Deyse di Passeios na Toscana.
Il lungarno Gambacorti, di fronte a Palazzo Blu

Avvenente, affascinante,”maledetto”.
Artista bohemien, la cui opera conobbe fortuna solo dopo la morte.
Tanto collerico e violento quanto sensibile e innovativo.
Ecco chi era Modigliani.
Amedeo Modigliani
“Per lavorare ho bisogno di un essere vivente, vedermelo davanti. L’astrazione arida e muta è un vicolo cieco” . Certo, sei d’accordo con lui, che pronunciò queste parole riferendosi ai cubisti, da cui prese le distanze, in quanto così interessati a scomporre le forme da perdere, spesso, la sostanza.
Basti guardare il “Ritratto di Dédie” per rendersi conto della filosofia di Modigliani e del suo non attaccamento alla mera geometria.
Ritratto di Dédie, 1918
Non vuoi sapere nulla di Dédie. Non ora: la tua, di filosofia, è quella di lasciarti andare ai dipinti, per poi informarti in un secondo momento. Ti sposti all’interno del museo, scostando la folla, un po’ come una bambina alle sue prime armi: soffermandoti sui quadri che ti colpiscono di più, cerchi di cogliere interpretazioni personali.
Ebbene, cosa ti stupisce di Modigliani? Una cosa su tutte: la sua capacità di dare espressione a volti stilizzati. Per te è un mistero: gli occhi delle sue donne (e dei suoi uomini) hanno la stessa profondità di dipinti più naturalisti. Ti fermi di fronte a “Paul Guillaume novo pilota”.
Paul Guillaume novo pilota, 1915
Come non scorgere nel suo volto lo sguardo snob di un collezionista d’arte dell’epoca? Quelle labbra dischiuse, insieme alla postura studiata, ti dicono quasi tutto di lui.
Ecco poi il “Ritratto di Soutine”: il tuo amico e ormai esperto d’arte, Federico, ti fa notare la differenza tra il suo viso pulito e quello di “Cheron”, di cui Amedeo accentua i tratti “maialeschi”, a simboleggiare l’avidità del collezionista e il suo approccio all’arte.
Ritratto di Soutine, 1916
Cheron, 1915
E poi lei, Jeanne Hébuterne, l’amata di Modigliani nonché principale soggetto artistico dei suoi dipinti. Un amore leggendario il loro, esattamente come la vita degli artisti maledetti della Parigi di inizio Novecento: il giorno dopo la morte di Amedeo, la ragazza (al nono mese di gravidanza) si lanciò dalla finestra, morendo sul colpo.
Jeanne Hébuterne
Modigliani era un perfezionista: come apprendi dalle didascalie della mostra, quando tracciava le sue famigerate linee, lo faceva per una volta sola, a costo di iniziare cento volte il disegno che aveva in testa.

La forma ovale era il suo pallino, ciò che in seguito lo rese celeberrimo. Un ovale – quello dei volti e dei corpi da lui dipinti – che affonda le sue radici nell’arte africana, tanto cara a tutti quegli artisti che, staccandosi dalle correnti del tempo, desideravano tornare alle origini, a un maggiore contatto con la natura.

Nudo sdraiato
Vai avanti e indietro nel tempo, da una sala all’altra. Adesso è la volta di Maurice Drouard, il cui ritratto si impone a partire dai colori. Chissà se lo scultore e amico di Modì (questo uno dei soprannomi di Modigliani) era bello come in questo dipinto, in cui i grandi occhi blu sono in pendant con lo sfondo…
Ma tentare di spiegare a parole il perché una certa opera ti abbia colpito è cosa assai ardua: sono poche le volte in cui si può parlare di bellezza oggettiva. In tutti gli altri casi – ne sei convinta – è il mix degli elementi in gioco (compreso il tuo inconscio) a farla da padrone. In questo caso, saranno i colori, sarà il profilo ben definito, sarà il naturalismo di quanto rappresentato: Maurice Brouard ti colpisce all’improvviso. E basta.
Ritratto di Maurice Drouard, 1909
Nei quadri di Modigliani, protagonisti sono gli occhi, nella maggior parte dei casi semplici macchie di colore o cavità oscure… comunque sempre eloquenti. È questa la magia compiuta dall’artista.


“Quando conoscerò la tua anima, dipingerò i tuoi occhi”. Non diceva così Modì alla sua Jeanne?
La Mendicante, 1909
A Palazzo Blu, ti imbatti anche nelle sculture. Come l’affascinante testa di donna, la cui anima primitiva trasuda dalla forma semplice, ieratica.
Testa di donna, 1912
Ma adesso è tardi. Devi tornare a casa, a tre ore da Pisa. Dai una fugace occhiata alla città, sgambettando sul ponte e guardando gli orizzonti.

Gli studenti affollano le vie, l’aria – che segue la pioggia – è frizzante e l’accento verace ti mette il buonumore.  Peccato non aver assaggiato la cecina più buona della città…

Ponte di Mezzo
Lasci Modigliani alle tue spalle, mentre organizzi la prossima avventura. Anche perché, come diceva Modì, “il tuo unico dovere è salvare i tuoi sogni”… Come l’arte, i viaggi, l’amicizia…

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