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La versione di Roby

Oggi fai un salto fuori dalla città, per entrare in quello che è un monumento naturale: la Caldara di Manziana, in provincia di Roma. È incredibile quanto anni di vita metropolitana ti abbiano condizionata: l’idea di stare un po’ in mezzo alla natura ti infonde entusiasmo (ti senti come una bambina che sta per andare in gita).
Arrivi in quest’area protetta del Parco naturale di Bracciano con un abbigliamento non completamente adatto: scarpe da ginnastica al posto delle classiche galoche e pantaloni in maglina anziché impermeabili. Ma poco importa: ti inoltri felice nella fanghiglia, in mezzo ad arbusti e sterpaglie.
 


Adesso sei nel cratere di quello che anticamente era il Vulcano Sabatino e, precisamente, in una delle tre aree in cui è suddivisa la Caldara: la palude sulfurea.

Mai termine fu più azzeccato: i tuoi piedi affondano a ogni passo, in attesa di raggiungere il famoso geyser.
 
Ti guardi intorno: acqua gorgogliante, alberi spogli e colori resi opachi da una luce non troppo felice. Ti fai spazio tra crateri e zolle, come fossi sulla luna.
Oltre a te, poche persone, oggi, hanno eletto la Caldara a luogo ideale per una passeggiata e questa solitudine rende tutto ancora più surreale.
 
In lontananza, l’abbaiare di un cane arrabbiato.
Ti chini per toccare l’acqua che scorre in cunicoli di terra (per scoprire che è fredda) e respiri i fumi sulfurei, pensando che possano farti bene.
Finalmente ti pieghi sulle ginocchia e non su un divano. Finalmente cammini su terreni incerti e non su pavimenti lindi. Finalmente ti spogli per il caldo anziché coprirti per il freddo dell’immobilismo casalingo.
 
Finalmente, infine, il geyser. Sta facendo buio e adesso sei veramente su un altro pianeta. La luce biancastra di prima ha fatto spazio a riflessi dorati sull’acqua.
 
Ti chiedi se d’estate si possa fare il bagno in quella pozza biancastra, sorta di idromassaggio isolato dal mondo.
 
Il cielo è sempre più scuro e tu ti dirigi al boschetto di betulle, i cui tronchi bianchi ispirano fiabe. E pensare che sei di fronte ad alberi tipici dei climi freddi, inspiegabilmente presenti da queste parti.
Sì, questa è l’ora del giorno che preferisci: un po’ dopo il tramonto e poco prima della notte. Non è un caso che ami così tanto il crepuscolo, al di là di tutti i luoghi comuni: in fondo in fondo, hai sempre pensato che le anime malinconiche abbiano in sé un malcelato entusiasmo.
 
Adesso è tardi e ti tocca rimandare alla prossima volta la visita alla torbiera. Mentre esci dalla riserva con le scarpe piene di fango, ti giri un’ultima volta verso il bosco, salutando fate e folletti felici della tua infanzia.
 
rob.isceri@gmail.com
 
 
 
 
 
 
 
 

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