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La versione di Sa

Due giorni di marcia da Roma, in macchina addirittura meno di un’ora se abiti già sulla via del mare e – certo – se traffico permette. Più che sgambata, quello che mi accingo a proporre è un percorso vita dettato da “curiosità”. Un po’ fisico davvero, un po’ mentale. Ti porto a Ostia Antica, prima colonia romana fondata nel VII secolo a.C. dal re di Roma Anco Marzio, alla foce del fiume Tevere (il suo nome appunto da Ostium, la bocca) il cui corso un tempo terminava lì. Oggi come una preziosa lente di ingrandimento sul tempo che fu dei romani.
Sagome di turisti davanti alla mappa di Ostia Antica

Riscaldamento – Lucerne, candele bracieri… Per via di tutto ciò che poteva servire per l’illuminazione e il riscaldamento, Ostia Antica (affatto priva di legno e granai) non era incolume al pericolo del fuoco. Per questo era dotata di una modernissima caserma dei vigili del fuoco. Ed è qui che inizia il percorso, al grido di “al fuoco al fuoco”. Più o meno 400 uomini formavano il corpo stabile, spegnevano fuochi e infliggevano multe. Giriamo su noi stessi al centro del cortile: ecco gli altari, le sale frequentate dai vigili, le cisterne per l’acqua…
La caserma dei vigili del fuoco a Ostia Antica

 

Potenziamento arti inferiori – Ci dirigiamo ora all’attrezzo saltelli, in pescheria o più propriamente alle tabernae dei pescivendoli. Non molto distante dalle vaschette del pesce vivo, accanto a un bancone in marmo (su cui ancora sono visibili i segni dei coltelli), il mosaico di un delfino che addenta un polipo. “Inbide calco te” l’iscrizione, ossia “invidioso di calpesto”… Il per-noi-tanto-simpatico mammifero marino non doveva essere considerato tale all’epoca se il monito era di calpestarlo. Per non rovinare l’opera e per cortesia al bistrattato animale, ci spostiamo poco più in là a pestare erba e a saltellare.
Il mosaico raffigurante il delfino e il monito, taberna dei pescivendoli a Ostia Antica
Resistenza all’attrezzo panca – Siamo nella domus di Amore e Psiche, la casa che prende il nome da una piccola e delicata composizione statuaria con Amore e Psiche, rinvenuta in una delle stanze da letto. L’accesso è da un vestibolo con panche in muratura addossate alle pareti, sala d’aspetto per i clienti che andavano a omaggiare il loro signore. Noi ci sediamo là. Ad aspettare. Sia mai che oltre il ninfeo (il giardino interno), nella sala di rappresentanza (elegantissima per il pavimento in raffinato opus sectile e per la parte inferiore delle pareti rivestita in marmo) il signore ci aspetti davvero. In attesa della chiamata, appoggiati su quel piano duro chi resisterà?
In primo piano il vestibolo della domus di Amore e Psiche a Ostia Antica
Agilità, mobilità, resistenza – Entriamo con lo sguardo nella fullonica, giacché una rete ce ne separa. È un’antica lavanderia, la più grande e la meglio conservata di Ostia. Un tempo luogo di indicibile fetore. All’interno le vasche, quelle grandi per l’acqua, quelle più piccole per lavare e colorare le stoffe. I fullones erano gli addetti a queste operazioni, schiavi che pestavano le stoffe per farle impregnare meglio. Il colore porpora da un mollusco di mare, il cremisi dalla cocciniglia… il tutto accompagnato da una buona dose di pipì, la cui ammoniaca serviva per fissare il colore. Raccontano che i fullonesandassero per le vie a raccogliere in un secchiello l’urina di ben disposti cittadini…
La fullonica, la lavanderia dove si lavavano e coloravano le vesti
Potenziamento addominali – Prima insula poi terme dei sette sapienti. Solone, Talete, Chilone, Periandro, Biante, Cleobulo, Pittaco sono loro i sette saggi della Grecia antica raffigurati in un locale del frigidarium, mentre si accingono ad andare al bagno. Ognuno è accompagnato da un motto scherzoso e satirico. Uno di questi Ut bene cacaret, ventrem palpavit Solon (Solone per agevolare i suoi bisogni, si premeva la pancia). In un’altra sala una Venere nuda e accanto a lei un puttino con un ombrello per ripararla dal sole. Inevitabile, di tutto ciò ridiamo!
Venere nuda e il puttino con l’ombrello alle Terme dei sette sapienti, Ostia Antica

 

Terminiamo questa visita un po’ sconnessa dentro e fuori il castrum (il centro storico del IV secolo) della città. Prima di dirigerci alle Terme delle Province o a quelle di Nettuno per il relax e prima ancora del bicchiere e il pasto che consumeremo al bar (il Thermopolium), l’ultimo esercizio è solo mentale. Ospiti nella raffinatissima casa della dea della Fortuna annonaria. Con tre arcate la sala principale si apre sul cortile. Ai piedi di una colonna il marmo è scavato a formare piccole buche. Qui gli antichi giocavano a “biglie”. Con qualche sassetto raccolto per l’occasione potremmo sfidarci a un gioco anche noi…
Il “piano da gioco” alla domus della dea Fortuna annonaria, Ostia Antica
 
 

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