Condividi questo articolo
La versione di Roby

Per una volta voglio esulare dall’Italiaterapia. Anzi no:parlare di California, in fin dei conti, è parlare anche di Italia e soprattutto di terapia. Almeno nella mia esperienza. 
 
Posso tirare in ballo la mia infanzia e dire che di notte sognavo spesso di approdare negli Stati Uniti e baciarne il suolo? Per me, come per tanti altri, gli USA rappresentavano la Terra Promessa ma mai nessuno Stato, nella mia vita, ha mantenuto la parola come la California.
 
Twin Peaks, San Francisco

 
Nel 2011 vinsi una borsa di studio per le mie ricerche tesi. Ricordo ancora i salti di gioia quando vidi il mio nome associato alla città da me prescelta: Berkeley!
 
Era il 1°giugno, il giorno dopo il mio compleanno, e quello fu il regalo più bello.
Studiare la rappresentazione della disabilità nel cinema americano e in una delle università più prestigiose: un immenso Californiadream(big)!
 
Berkeley University
 
Tempo a disposizione: un solo mese.

Di quel magico settembre ricordo ancora la luce calda, i colibrì sulla terrazza di casa, lo studio nell’immensa biblioteca e soprattutto la sensazione di libertà che aleggiava un po’ ovunque. Sì, quando penso alla Bay Area, sento ancora una fitta al cuore. 
 
Pennichella pomeridiana di fronte alla biblioteca del Campus
 
Invasata dai film in tema, che collegavano il movimento Vita Indipendente (per la liberazione dai pregiudizi da parte delle persone con disabilità) a tutti quei movimenti che negli anni Settanta fecero di Berkeley il nido di fermenti rivoluzionari, mi trovai anch’io al centro di un cambiamento che mi portò ad abbandonare, almeno per il momento, logori schemi di vita.
 
Il Golden Gate emerge dalla nebbia
 
La California ha segnato me come pochi altri, credo. 
Mi porto ancora dietro l’odore delle foreste e della nebbia che dal Golden Gate saliva verso Berkeley; quell’atmosfera tardo-hippy di Telegraph Street e la cordialità dei californiani con l’iPhone perennemente in mano; la stranezza dei personaggi in giro per San Francisco e i bollori tecnologici della Silicon Valley; la morte di Steve Jobs, avvenuta proprio in quei giorni.

Infine, le lacrime al SFO (San Francisco International Airport) perché mi stavo lasciando dietro fantastici compagni di un’avventura dal gusto post-adolescenziale.
 
San Francisco, ovviamente

Quello in California non è stato un viaggio. È stato IL viaggio
Vorrei poter tornare lì ancora una volta, per ritrovare le tracce emotive di quanto vissuto per troppo poco tempo. 
È questo il mio più grande sogno da quel settembre, di cui ricordo ancora la luce calda, lo studio nell’immensa biblioteca, i colibrì…
 
rob.isceri@gmail.com

+ Roby

13 Risposte

  1. enikő

    Sei stata fortunatissima per aver ricevuto quella (sicuramente meritatissima) borsa di studi! E per l'esperienza della California e di Berkeley!

    Rispondi
  2. Serena Chiarle

    Che bella esperienza!!
    Ho appena saputo che ad agosto 2015 me ne andrò in California anch'io (ho ricevuto un invito per un matrimonio di un'amica)… e dunque sto cominciando a sognare 🙂

    Rispondi
  3. Chiara Falsaperla

    Noi siamo stati in California l’anno scorso. Uno di quei viaggi che difficilmente si dimenticano 🙂

    Rispondi
  4. Laura

    Ho ben presente la sensazione che prende allo stomaco quando torni da esperienze di questo tipo… Ma lasciano un segno tatuato dentro di noi, e quello rimane. San Francisco e’ decisamente una citaa’ che voglio vedere almeno una volta nella vita

    Rispondi
  5. marina

    Ma lo sai che io ho amato San Francisco??? Il nostro on the road si è concluso dopo 21 giorni qui e non potevo chiedere di meglio!

    Rispondi
  6. Paola

    Che bello questo racconto, Roby… Mi sembrava di essere lì con te, che mi raccontavi le tue emozioni. Io sono stata a San Francisco in viaggio di nozze e, sebbene per una ragione diversa dall tua, la città mi è rimasta indelebile nel cuore…

    Rispondi

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata

Italia Terapia