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La versione di Roby

Può la bellezza placare la rabbia? Sì se sei appena scesa da un taxi il cui conducente voleva rifiutare dieci euro a malapena spiegazzate. Sì se la bellezza è quella di Piazza Navona. Come fai a rimanere col broncio nell’ex stadio di Domiziano?
Voglio dire: hai il sole calante e uccelli migratori sopra di te, di fronte l’Ambasciata del Brasile a ricordati il bellissimo viaggio di qualche anno fa nella terra di Tom Jobim e, alle spalle, la Fontana del Moro, i cui tritoni sputano incessantemente acqua a beneficio dei turisti in ammirazione.
 
Fontana del Moro-Piazza Navona

Qui, in occasione del Certamen Capitolino Iovi (una gara musicale, equestre e ginnica istituita nell’86 d.C.), ogni quattro anni si lanciavano il disco e il giavellotto, si saltava in lungo, si correva e si faceva a pugni senza guantoni, protetti solo da misere fasce di cuoio. Ma si svolgevano anche la lotta greco-romana e il terribile pancrazio (vedi anche qui), durante il quale era permesso strozzare o rompere le ossa all’avversario ma mai morderlo o graffiarlo (tecniche da donne, quelle…). – Sicuramente un buon metodo per scaricare le tensioni negative– ti dici ripensando al tassista.
 
Scorcio di Piazza Navona
 
Ti sei accorta del tuo recentissimo amore per i volatili? Ormai passi gran parte del tempo a naso all’insù, intenta ad osservare le medesime figure geometriche di cui gli auguri andavano matti. Anche tu, come gli antichi sacerdoti dediti all’interpretazione dei messaggi divini, percepisci un mistero indecifrabile.
 
Uccelli migratori sui cieli romani
 
– E ricordi che Navona prende il nome dall’espressione in agone, cioè in gara?-, ti chiedi sguazzando per la piazza. O meglio, pensando di sguazzarvi, dato che nel Medioevo, essendo sede del mercato, essa veniva regolarmente riempita d’acqua (doveva pur essere pulita, ogni tanto), tanto da diventare una specie di parco giochi per bambini felicissimi. Ma adesso vai a Piazza De’ Massimi e abbassi la testa per evitare di sbattere da qualche parte.
 
Uccelli migratori su Piazza Navona
 
Finalmente sei sul retro di Palazzo Massimo alle Colonne, i cui affreschi sono stati sbiaditi dal tempo. Devi spostarti, c’è una puzza insopportabile che viene proprio dai piedi della colonna, evidentemente sede di ubriacature e urinazioni continue.
Povera colonna. E pensare che è ciò che resta dell’antico odeon di Domiziano (a proposito delle gare musicali del Certamen…).
Se fossi nata a quell’epoca, avresti potuto ascoltare la lira, il sisto, l’arpa e il flauto di Pan ma, tutto sommato, non ti sei persa molto: i Romani, oltre a non avere spartiti, non amavano particolarmente la musica, più pertinente al raffinato animo dei Greci che al loro pragmatismo. Ti pare di sentirli i loro canti grossolani ed estroversi, un po’ troppo improvvisati.
 
Piazza de’ Massimi
 
Ancora qualche passo e sei nel luogo in cui sorgeva il Teatro di Pompeo, il primo in muratura dell’antica Roma. Lo hai già detto del resto: la musica era quasi roba da donne e altrettanto gli spettacoli non religiosi. E la legge romana non poté che adeguarsi a questa mentalità, vietando la costruzione di teatri fissi, almeno fino agli anni tra il 61 e il 55 a.C., quando, appunto, venne costruito il Teatro di Pompeo, su cui oggi si ergono le case di pochi fortunati romani e il Teatro dei Satiri.
 
Il teatro dei Satiri
 
È quasi buio e l’atmosfera è dolce. È a quest’ora che gli angoli più belli della città si rivelano e l’anima si placa. L’antica Roma invece era pericolosissima di notte, sia per la mancanza di illuminazione che per la cospicua presenza di ladruncoli e teppisti tronfi di vino. Ma le abitudini notturne sono così diverse oggi? Il gioco d’azzardo è stato in parte legalizzato. E le prostitute? Loro ci saranno sempre…
 
Scorcio di Largo Pollaro
 
Una sola cosa oggi non c’è: la possibilità, per le donne, di intrattenersi con un aitante gladiatore. Pare fosse un’abitudine tanto radicata quanto segreta tra le abbienti signore romane del tempo. Oggi ci sono i gigolò ma il fascino di un uomo che combatte contro un leone feroce è tutt’altra cosa.
rob.isceri@gmail.com
 
 

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