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Erano anni che non camminavi lungo il Tevere, da Testaccio a Ponte Cavour. Eri forse una studentessa universitaria, quando Roma era per te un mistero ancora tutto da scoprire. Poi – come spesso accade – ti sei lasciata assorbire dalla città del lavoro e dei piaceri spiccioli, dimenticando tutta quella parte lenta, romantica, da cui solo i turisti sanno attingere a piene mani.

“Er fiume bojaccia”

Il cielo è grigio ma ti risparmia la pioggia. I marciapiedi, pieni di foglie secche, sostengono il tuo passo ozioso.
La prima tratta non è la migliore. Sarà che più in là (lo sai) ti attendono scorci mozzafiato. Ti volti – forse suggerita dall’inconscio – e ti ritrovi di fronte un magnifico cielo.

Scorcio d’acqua e di cielo
Il Tevere è la somma delle storie che lo attraversano. Come quelle di barcaroli, pescatori e canottieri, di cui oggi sopravvivono solo pochi eredi convinti.
Raggiungi l’Isola Tiberina, che con la sua forma di nave riesce a sorprenderti sempre.
L’Isola Tiberina
Siete tu e altri pochi avventori. Per questo riesci a godere pienamente del bianco travertino e del rumore scrosciante dell’acqua.
L’aria è salmastra e i colori sbiaditi, tanto da conferire al luogo un’aria vintage.

Ti accorgi di un dettaglio mai notato prima: su un muro, l’altorilievo rovinato di una testa e di un serpente. Del resto, qui sorgeva il tempio dedicato a Esculapio. E qui – racconta la leggenda – la nave dei Romani (che trasportava i serpenti del dio della salute per risolvere una pestilenza) si incagliò.

Il dettaglio scultoreo
Tra i ponti, due sono i tuoi preferiti: uno è è il Fabricio, che corre proprio accanto all’isola. È piccolo e lo affollano discretamente gli artisti di strada e i gabbiani. Il Tevere è infatti una riserva naturale e in pochi altri luoghi è possibile osservare così da vicino questi regali uccelli.
Gabbiano sul Ponte Fabricio
Gabbiano. Alle sue spalle, la Sinagoga
L’altro non può che essere Ponte Sant’Angelo, che collega la sponda destra (quella che una volta era dei poveri) a quella sinistra, capeggiata dal Vaticano. Ci arrivi lentamente, mentre il buio cala…
Il Tevere illuminato dalle luci dei lampioni
Da questa parte domini Roma. E la luce. Oh, la luce… il crepuscolo è l’ora che prediligi (lo avrai detto mille volte): quel bluette cui, pian piano, si sostituisce il calore dei gialli artificiali, che sanno di casa e raccoglimento.
La vista da Ponte Sant’Angelo

Il tuo lungo giro termina a Ponte Cavour, conosciuto anche come il “ponte dei suicidi”, a causa di alcuni tristi fatti di cronaca. La sua modernità (risale ai primi del ‘900) ti distoglie dalle storie del fiume, che qui si accavallano da tempi remotissimi.

Il Tevere visto da Ponte Cavour

Dei pagani, bisce d’acqua, frasi sussurrate e liti; baci, divisioni sociali, sogni e rimpianti: tutto scorre.

rob.isceri@gmail.com
 

2 Risposte

  1. cris

    Mette sempre una strana nostalgia Roma, per lo meno a me che non ci vivo.
    Una passeggiata lungo il tevere l ho fatta due settimane fa… dal circo massimo al vaticano. Obbligata dallo sciopero dei mezzi e dall’impossibilità di trovare un taxi, sono partita scura scura (incazzata come una biscia) perchè non sono proprio due passi. Ma alla fine avevo un sorriso largo così e sono stata contentissima di averla fatta. Ah, Roma!

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    • Roberta Isceri

      Roma non si può che amare e odiare allo stesso tempo. È come essere sposati con una bellissima donna (o uomo, nel nostro caso) capricciosa, fedifraga e sadica 😀

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