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Userei il termine “tolleranza” se non fosse – a mio avviso – abusato. Preferisco parlare di convivenza. Convivenza naturalmente pacifica. È ciò che ho notato in questi giorni in due luoghi a me cari: la spiaggia di Capocotta e il romanissimo quartiere della Garbatella.
Partiamo da Capocotta, oceanico litorale tra Castel Porziano e Torvaianica. Qui ci sono i cosiddetti “Cancelli”, un insieme di stabilimenti e spiagge libere particolarmente amati – ho scoperto solo di recente – da transessuali e nudisti (ma non solo da loro). Il che non avrebbe in sé molto di speciale, se non fosse che il mix che si ritrova tra quelle belle dune ha un che di soprannaturale, “no gender” se vogliamo, e al di là di qualunque ghettizzazione.
La spiaggia “Dar Zagaja”

Nessuna retorica. Solo un punto di vista cui non possono sfuggire alcuni moniti pasoliniani e immagini che sembrano uscite da un film di Fellini o, ancora meglio, di Almodóvar: un uomo nudo, (esibizionisticamente?) seduto su una sdraio a gambe aperte e, accanto, una nonna con in braccio il nipotino, cui dà da mangiare un ghiacciolo. Tre amiche transessuali in topless e una “normale” coppietta. Un ragazzo sdraiato a pancia in giù e con gli slip abbassati e, a pochi metri, due anziani che leggono il giornale.
Altro che family day! Un perfetto esempio di amalgama felice. Ma quello che a me interessa non è tanto trarre un insegnamento ideologico. Ciò che colpisce l’occhio è proprio questa assenza di lotta e di pudori in una sorta di Eden sabbioso difficile da trovare altrove.
La spiaggia al tramonto
E ora passiamo alla Garbatella. È nelle serate estive che si riesce a cogliere l’anima di una città o di un quartiere. Sotto casa mia, un cinese solitario, un uomo che torna a casa in pantaloncini e ventiquattrore, una camionetta che vende la pasta alla gricia fatta sul momento. Un tizio che parla da solo, una coppia e il classico “matto del quartiere”… Un quadretto esaltato dalla brezza, dal silenzio surreale di una città in vacanza e da tutte quelle stranezze umane che paiono uscire allo scoperto ogni volta che la folla si disperde.
Edificio della Garbatella

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