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La versione di Roby

Ancora chiese. No, non ti annoiano. Ti sei ripromessa di vivertela fino in fondo questa città e di visitarne gli angolini più nascosti, giorno dopo giorno. 
Oggi è la volta di Santo Stefano Rotondo. Ma hai poco tempo! Scendi dal tram nei pressi di San Giovanni in Laterano e chiedi qua e là dove si trovi la chiesa. C’è chi ti dice che sei vicina, chi spalanca gli occhi per la temerarietà di percorrere a piedi il tragitto. 
Corri. Sudi.
 
Correndo verso Santo Stefano Rotonfo

Sei sul Celio. Di fronte a te, un insospettabile ingresso ti dice che sei arrivata.
 
L’ingresso della basilica
Oggi non hai molta voglia di soffermarti sulla storia. Vuoi goderti il luogo senza sovrastrutture. Palme vanitose si fanno notare anche qui. 
Entri e la vista è mozzafiato! Calma, una cosa alla volta. Razionalizzi la bellezza perché tutta insieme non entra.
Vai nella cappella dei santi Primo e Feliciano, che ti osservano, mosaicati, dall’interno di un abside.
 
La cappella dei santi Primo e Feliciano
Ma adesso, ti prego, volgi lo sguardo verso il centro della chiesa: la pianta rotonda, i soffitti altissimi, il fresco di un ambiente che i guardiani hanno la gentilezza di tenere illuminato per te, a ridosso della chiusura. Hai pochi minuti, quanto basta per assaporare tutto questo.
 
L’interno
Luci e ombre
Insieme alla chiesa, giri in tondo anche tu. Destra, sinistra, alto, basso, antico, moderno, bello e brutto: tutto perde le solite coordinate qua dentro. E ne sei felice.
 
Soffitti altissimi
Sai che qui accanto c’è Santa Maria in Domnica? Corri a scoprire un altro tesoro, con la solita fretta, facendoti spazio tra le macchine in corsa. 
La chiesa antica sorge al posto di una caserma dei vigili. 
Una volta di più, ad attrarre il tuo sguardo è il mosaico paleocristiano che sorge sopra l’altare. 
Madonne ovunque e solitari in osservazione.
 
Santa Maria in Domnica
Alzi lo sguardo, verso il soffitto a cassettoni contenente lo stemma dei Medici e l’arca di Noè. La chiesa è finalmente vuota.
 
Scorcio del soffitto
Quando esci, noti la famigerata navicella, in netta contrapposizione con le macchine della Roma odierna.
 
La navicella
Roma è troppa e tu devi correre, senza sapere dove stai andando. Ti senti una moderna bianconiglia in mezzo a un traffico troppo terreno. I tuoi pensieri si ergono al di sopra dei clacson infuriati, cercando soluzioni esistenziali. Ti senti un po’ come la Madonna dell’abside, ieratica e in attesa. Ma di cosa?
 
Traffico in tilt, sulla via del ritorno
rob.isceri@gmail.com
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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