Condividi questo articolo

Viaggiare attraverso le parole di amici incontrati sui social: è quello che ho iniziato a fare con Francesca. L’idea mi è venuta ascoltando le sue parole accorate sull’India e da lì è nato un bellissimo post.

Poi mi ha contattata Alessia, che ha voluto parlarmi di Cuba, di un’esperienza per lei indimenticabile. E allora sapete cosa vi dico? Ben vengano i vostri post, i vostri ricordi, la vostra voglia di ricordare scrivendo. Adesso lascio spazio a lei, una ragazza il cui entusiasmo era visibile sin dalla prima riga dell’email che mi ha mandato qualche giorno fa.

Pronti a volare verso Cuba?

Cuba – il mio viaggio wild: com’è iniziata

Ragazza che salta sulla spiaggia di Cayo Santa Maria

Cayo Santa Maria

Ciao Roberta, innanzitutto grazie, grazie per avermi concesso questo inatteso e sentito momento.

Ho 35 anni, sono originaria di un piccolo paesino della Calabria in provincia di Cosenza, dove lavoro come impiegata. Ho un amore spassionato per la musica e sono affetta dal desiderio irrefrenabile di viaggiare. Lo faccio da quando ero bambina e per me non rappresenta un’esperienza di fuga o un semplice svago. Per me è tanto di più, perché a farla da padrone sono la curiosità e la voglia di conoscere.

Non ho mai scritto nulla, giustificandomi con la classica frase “ci vuole tempo e io di tempo ne ho davvero poco” ma per caso mi sono imbattuta in uno dei tuoi articoli ed eccomi qui…

Cuba nasce da un’idea della mia amica Maria: “Dai Ale, rimandiamo le Filippine: ce ne andiamo a Cuba, on the road, day by day, e prenotiamo solo le prime due notti”.

Ero spaventata: pensare alla mia prima volta on the road, senza un programma completo, su un’isola ricca di storia ma tanto sfortunata, senza agi e senza i comfort a cui sono abituata… Mi sentivo inadeguata e per nulla preparata: come gestirò la mia paura? – mi chiedevo.

Le sue parole, però, furono da subito rassicuranti. Fu così che intraprendemmo questa avventura, che battezzai come “il mio viaggio wild”.

Non potrò mai dimenticare cosa misi in valigia. Cibo, abbigliamento da lasciare poi agli isolani che avrei incontrato, lenzuola, asciugamani, tutto ciò che occorreva per un buon caffè (moka, palette, bustine di zucchero, un paio di bicchierini di plastica rinforzata) e qualche farmaco…

Cuba – il mio viaggio wild: L’Avana

Cuba: palazzi illuminati nella notte di L'Avana

Habana Vieja

Atterriamo a L’Avana di notte e la mia prima impressione è scioccante: quartieri degradati, stradine vecchie e buie.

Ad attenderci, a L’Avana Vecchia, il proprietario: portoni, cancelli, lucchetti, serrature rinforzate e un primo piano che non arriva mai.

Dove mi trovo? Tempo di sistemare i bagagli e, con un livello esagerato di paura e ansia, siamo nelle
stradine della città, tra silenzio e luci fioche. Per la mia felicità, rientriamo poco dopo.

Poche ore di sonno e la città all’alba è già sveglia. Gustiamo il nostro caffè made in Italy e, messo un piede fuori da casa, penso stupita: “ma è lo stesso posto di qualche ora prima?”. Tantissima gente, negozietti aperti, case colorate, musica.

Mi sento bene, il mio cuore impazza e il mio atteggiamento cambia radicalmente. Inaspettatamente, il buongiorno cubano è per me energia nuova.

Ci ferma una guida del posto e, dopo un mini tour della città, ci porta ad assaggiare il mojito più buono della città e ci consiglia un tour operator locale.

Cuba – il mio viaggio wild: in giro per l’isola

Cuba: colazione con vista a Trinidad

Trinidad: colazione con vista

Definiti i dettagli economici e i luoghi da visitare, conosciamo Esteban, colui che ci accompagnerà per otto giorni in giro per l’isola e che, giorno per giorno, ci troverà anche l’alloggio.

Ore e ore di macchina quotidiane, accompagnate da musica cubana e da un odore fortissimo di gasolio.

Andiamo a Trinidad, la città museo: un’esplosione di colori, strade acciottolate e carretti trainati da buoi, localini pieni di turisti, buon cibo.

Andiamo poi a Santa Clara, a visitare l’affascinante mausoleo del rivoluzionario Ernesto Guevara el Che, che ospita i suoi resti  e quelli dei compagni.

Cuba: due anziani e un carretto con sopra dei bambini a Santa Clara

Santa Clara

Visitiamo Remedios, dopo una giornata trascorsa a Cayo Santa Maria, meta insolita del tragitto poiché
collegata alla terra ferma da una strada ricca di vegetazione: la sensazione è quella di navigare sull’Oceano Atlantico.

Meta quasi obbligata è Varadero, che a mio avviso merita esclusivamente per le spiagge bianche e il mare incontaminato, ma non descrive affatto Cuba, in quanto molto commerciale e un po’ troppo “americana”.

Ridotte le notti da tre a una, ci avviamo verso la regione di Pinar del Rio, direzione Vignales, per ammirare le piantagioni di tabacco, le cave e i mogotes , delle formazioni rocciose grazie alle quali la zona è diventata riserva naturale delle biosfere e patrimonio mondiale dell’umanità.

Cuba: mogotes a Vignales

I mogotes

Visitiamo così Cayo Jutias e Cayo Levisa, altre incantevoli e paradisiache spiagge dai colori e dalle sfumature indescrivibili. Rientriamo infine a L’Avana, per sorseggiare la nostra ultima pina colada e avviarci in aeroporto.

Cuba – il mio viaggio wild: l’isola della felicità

Cuba: capannone nella Valle di Vignales

Capannone delle piantagioni di tabacco-Valle di Vignales

Descrivo Cuba come l’isola della felicità, dove il buonumore non ha prezzo e il sorriso e la salsa sono sempre vivi; la gente sembra davvero felice e vive alla giornata.

È un’isola arretrata anni luce da tanti punti di vista: le condizioni igieniche sono pessime (talvolta inesistenti), se si esce dal raggio dei luoghi turistici. È ancora l’isola della revolución, quella del comunismo e della dittatura, lontana dallo sviluppo e dal progresso, perlomeno per come li intendiamo noi. Ogni abitante è prigioniero della propria terra perché non può scegliere come vivere.

Cuba – il mio viaggio wild: cosa mi porto

Cuba: l'interno di un negozio

Negozio tipico cubano

Torno a casa con i suoi colori, il ricordo della sua gente calda e sorridente. Mi porto nel cuore i suoi odori e i suoi disagi, le sue piccole grandi difficoltà e la sua natura selvaggia. E poi: il riso e fagioli, l’ottimo pesce, le colazioni delle casas particulares; i cocktails, il sigaro, la musica nelle orecchie; la spensieratezza dei bambini che giocano scalzi per strada, l’emozione di Esteban nel ricevere due buste di vestiti per la sua donna.

Ricordo gli arredamenti semplici e primitivi di molte botteghe, la sporcizia, la carne appena scaricata in macelleria, buttata a terra sul pavimento sporco e venduta, davanti ai nostri occhi, anche al ristorante dove noi stavamo cenando. Ricordo l’unica sosta al bar di fronte al Campidoglio, a L’Avana: la tazzina bianca era un misto tra il grigio e il giallino.

Raccontare il mio viaggio wild significa raccontare il mio cambiamento quanto a capacità di apprezzare sempre più quello che ho e di vivere bene, senza troppe pretese. Ho più voglia di prima di ringraziare la mia famiglia per la persona che sono oggi ma soprattutto di ringraziare il destino, che mi ha regalato un’occasione che pochi hanno: fare il lavoro che ho sempre sognato sin da bambina e avere possibilità di viaggiare.

Viaggiare, per me, significa ammirare coi miei occhi il mondo e andare oltre quei limiti che ognuno di noi ha. E ho imparato una verità fondamentale: quando si torna da un viaggio non si è mai la stessa persona di quando si è
partiti!

________________________________________________________________________________

Se volete contattare Alessia Benincasa, andate al suo profilo Facebook! La trovate anche su Instagram come Ale&Ale 🙂

Ragazza seduta in mezzo alla strada, circondata da alberi

Alessia Benincasa

A proposito dell'autore

Roberta, professione travel blogger. Per me viaggiare significa uscire di casa e guardare il mondo con gli occhi di una bambina. Ecco perché qui leggerete di luoghi e di emozioni. Itinerari, consigli e - soprattutto - vagabondaggi...

Post correlati

2 Risposte

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata