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La versione di Sa


Mai stato sulla Tuscolana, dopo Porta Furba verso Cinecittà? Tra le palazzine anni trenta con iscrizioni tipiche di età fascista e gli edifici sorti qua e là negli anni del boom economico e dell’immigrazione dal sud, c’è un museo a cielo aperto, dove corpi grigi letteralmente prendono colore e il tempo depresso tipico dei luoghi lasciati ai margini diventa virtuoso. È il
progetto M.U.Ro (Museo Urban di Roma), curato dall’artista David “Diavù” Vecchiato e organizzato dall’art agency Mondopop, una galleria d’arte urbana del tutto integrata in questo angolo di città, il Quadraro.
 
Di murale in murale realizzati da artisti da tutto il mondo, seguendo un immaginario ‘filo-d-Arianna’, ricostruisci una storia che risale a settant’anni fa, quando questa borgata era nota per essere uno dei più attivi e organizzati centri dell’antifascismo, un “nido di vespe” a detta del comandante nazista Kappler. Il rastrellamento che seguì fu ferocissimo, all’alba del 17 aprile 1944 un migliaio di uomini dai 15 anni in su, fu preso e deportato.
 
Credo che si possa raccontare una storia del nostro passato attraverso gesta e/o immagini/icone simboliche, diverse dal didascalico svolgimento reale dei fatti, ma in grado di trasmetterti sensazioni e significato di quella vicenda”. In questo pellegrinaggio laico, il racconto di Diavù ti accompagna.
 
“Nido di vespe” in via Monte del Grano, di Lucamaleonte (2014)

Parti dal “Nido di vespe” in via Monte del Grano, l’ultima opera presentata al pubblico, in occasione dei settant’anni dalla deportazione. “Ho chiamato l’artista romano Lucamaleonte per il suo studio approfondito sugli insetti e sul mondo naturale, e per la resa estetica delle sue opere ispirata alle incisioni che richiamano quel vecchio Novecento…”.
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“The Buckingham Warrior” in Largo dei Quintili, di Gary Baseman (2012)
Eccoti poi in Largo dei Quintili davanti a immagini grigie che, se avessi la fantasia di un bambino, additeresti come fossero lupi. “I demoni nazisti, the Buckingham Warrior, guerriero-albero a tre teste che li uccide, i simboli di verità, libertà e fede (quest’ultimo decapitato) e il senso di morte che ci sono nel murale inquietano, e sono il risultato del forte coinvolgimento emotivo dell’artista Gary Baseman, figlio di ebrei polacchi scampati all’olocausto”.
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“Quadraro People” in via dei Lentuli, di Diavù (2010)
Arrivi al muro di via dei Lentuli, dove i rastrellati furono allora allineati, dove oggi colore e figure esorcizzano l’incuria del luogo e la tristezza legata alla memoria. “Quell’immagine della fila di uomini e ragazzi privati di tutto sento la necessità di ricordarla e al contempo esorcizzarla con una fila di persone-personaggi di vari artisti, di dipinti che celebrano e allo stesso tempo aiutano a rendere rito e quindi a metabolizzare una tragedia che rischia ormai di finire dimenticata”. Al ‘Quadraro People’ dello stesso Diavù l’atmosfera è di festosa riscossa “i miei personaggi vogliono essere felici character infantili da fumetto che portano verso un’idea di gioiosa parata il concept di persone al muro“.
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“Sans Title” in via dei Lentuli, di Zelda Bomba (2012)

 

Sfiori labbra carnose e forti? “Le due donne di Zelda Bomba sembrano due icone di una lotta di resistenza con quel fondo rosso bandiera“.
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“Senza titolo” in via dei Lentuli, di Malo Farfan (2012)

 

Di Malo Farfan invece “due personaggi, due animali rappresentano gli opposti, uno vivo e uno morto, uno femminile (la vita), uno maschile (quello morto), come due sacerdoti di qualche arcaico rito...” o spiriti traghettatori, immobili nonostante il tuo fuggire.

 

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“Senza Titolo” esterno Tunnel del Quadraro in via dei Lentuli, di Gio Pistone (2012)

 

Percorri la via in tutta la sua lunghezza, fino a giungere ai due personaggi-guardiani del tunnel di Gio Pistone, “simboli di sicurezza e protezione nei momenti di passaggio”. Scorgi una chiave dipinta, non abbastanza effimera per non farsi desiderare.

 

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“Senza Titolo” in via dei Pisoni, di Beau Stanton (2013)
Tempo di rientrare? Da via dei Pisoni, le ultime suggestioni: sulla facciata di una casetta decrepita un albero spacca un teschio, la vita riprende vigore, nell’opera di Beau Stanton a ricordo di quel lontano aprile e di ciò che seguì

 

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“Senza titolo” in via dei Pisoni, di Ron English (2013)

 

sul muro di un distributore di benzina, ‘Temper Tot’ il famoso baby Hulk, la forza entro un corpo immaturo, di Ron English, dedicato al Quadraro e alla sua gente.

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“Senza Titolo” in Piazza dei Tribuni, di Nicola Alessandrini, Lisa Gelli e Diavù (2012)
In Piazza dei Tribuni, siedi stanco in attesa dell’autobus o sopraffatto dall’allegoria del potere di Nicola Alessandrini? Al tuo fianco un enorme serpente rosa sfida un topo verde, anch’esso incredibile e grande.


 

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