Condividi questo articolo

La versione di Sa

Eccoti passeggiare e incrociare la Storia. Si insinua tra il sole, tra il verde, con insistenza nel tuo presente. Cosa riemerge oggi dal passato? All’ingresso del Forte Bravetta, uno dei 15 forti militari costruiti per difendere Roma dopo l’unificazione al Regno d’Italia, osservi la lapide coi nomi dei martiri della resistenza romana qui uccisi. Don Giuseppe Morosini

Sacerdote e partigiano, o sacerdote partigiano? Anche una congiunzione può non essere innocua: potessi intendere il suo spirito, chissà come don Morosini vorrebbe essere ricordato. Cos’altro vorresti ascoltare da lui? Delle torture? Di come appena trentunenne, primi d’aprile di settant’anni fa, fu compiuto il martirio? Forza del cinema!, per te l’esecuzione di Morosini ha il volto e la voce di Aldo Fabrizi nella pellicola di Rossellini, Roma città aperta, realizzata – sorprendente! – solo un anno dopo quei tragici fatti nei luoghi in cui avvennero alcuni di quei tragici fatti. 

 

Dei particolari descritti da Rossellini, cosa puoi riconoscere? Le strutture decadenti nel cortile trincerato, quelle davanti al portone del forte? Dove stava la sedia e dove allineato il plotone? Dove i bambini che, addossati alla rete, guardavano? Quello stesso sole che assisteva all’esecuzione di don Morosini, però ti abbaglia, il grigio della pellicola sfoca e diventa colore. 


Oggi in questo luogo, gli adulti si impegnano nel footing e i bambini a rincorrersi. Del sacerdote interpretato da Fabrizi, la cui vicenda è riconducibile a
don Pietro Pappagallo ucciso alle Fosse Ardeatine richiamando nello spunto del martirio quella di don Morosini, solo l’eco di un’ultima suggestione: “Oh, non è difficile morir bene, difficile è vivere bene





+Sa

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata

Italia Terapia