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La versione di Roby

Fa caldo e sei in via del Corso, a Roma; due condizioni che possono rendere solare la tua giornata. O, al contrario, infernale.
Ma per fortuna il tuo mood di oggi è più roseo che fosco. Almeno per ora. 
Sì, di fronte alla Basilica dei Santi Carlo e Ambrogio al Corso ti senti dinamica e pronta a sgambettare qua e là per il centro.

 

Sei nella chiesa (barocchissima) dei lombardi, come suggeriscono i nomi dei santi cui è intitolata: è qui che la loro confraternita si stabilì alla fine del ‘400.
Ma milanesi erano anche il donatore/progettista cardinale Omodei e il deambulatorio, che tuttora corre dietro l’altare e si ispira al Duomo di Milano.
Non appena entri, vieni risucchiata dallo spazio immenso e stracolmo di marmi, affreschi, stucchi e statue che paiono voler uscire dai bordi entro i quali sono costrette.

Hai il torcicollo ormai, a furia di guardare in alto. E allora esci in direzione di Santa Maria Maddalena, a due passi dal Pantheon, schivando pedoni, macchine e ambulanti. 
La chiesa è l’unico esempio di Rococò a Roma. A proposito: sai che il termine deriva dal francese rocaille,a indicare un tipo di decorazione in pietre, conchiglie e rocce, tipica del regno di Luigi XV? 
Ti figuri i giardini del re, pieni di decorazioni che oggi i più definirebbero kitsch. 
 
Eppure a te questa ricchezza piace, nonostante volta più all’aspetto che alla sostanza delle cose.
L’interno di Santa Maria Maddalena, del resto, non contraddice l’esterno. Lo noti non appena dentro, dato che sul tuo capo pendono angeli e demoni dorati, che a malapena celano l’organo.
 
Ti è difficile non notare le quattro virtù poste ai lati (non puoi chiamarle navate).
La semplicità, forse perché a te manca o forse perché in contraddizione col resto, è quella che ti colpisce di più. Alla sua sinistra, il riflesso rosso della croce, che si staglia dal vetro posto all’ingresso.
 
Entri in sacrestia. È qui che si dispiega in tutta la sua forza la teatralità del Rococò: osservi le quinte ai lati che conducono te, moderna spettatrice, verso la scena principale.
 
L’hai sempre detto che forma e sostanza si toccano, essendo facce della stessa medaglia. E infatti, dopo tanto apparire, sali scale al cui termine trovi il museo dei Camilliani
San Camillo de Lellis ti attrae, a proposito di sostanza: dopo anni di vita mondana, si dedicò alla cura degli ammalati.
 
A toccarti, oltre alle testimonianze dell’impegno camilliano a favore dei cittadini colpiti dalla peste e da altre malattie, è una scopetta, con la quale il santo usava tenere pulito l’ambiente che circondava il “degente”.
 
E soprattutto il suo cuore, custodito nel cubiculum, dove il santo morì. 
Non osi fotografare la reliquia, già famosa in tutto il mondo. 
Esci con un desiderio di purezza che ti pressa il petto. Ma ti scontri da subito con le tue passioni mortali, combattuta tra la voglia di gelato e uno strano impulso al litigio che solo tu conosci.
 
rob.isceri@gmail.com

+Roby 
 
 
 
 
 
 
 
 


 
 
 
 
 
 

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