Condividi questo articolo
Prima di dirigermi ad Anagni (“la città dei Papi”), mi fermo a pranzare sulla Strada del Vino Cesanese. Il sole, per fortuna, la fa da padrone, esaltando il verde dei vigneti.
La sosta in un agriturismo è d’obbligo: è questo il modo di viaggiare che prediligo… Il posto si chiama Verde Luna e si trova a Piglio (FR).
I vigneti di Casale Verde Luna

Le portate sono semplici ma ottime, a dimostrazione che una cucina elaborata non necessariamente è la migliore: a colpirmi sono soprattutto la parmigiana di zucca e il dolce, un cestello con crema e fragole dal sapore casalingo.

Il delizioso dolce
Ma non c’è troppo tempo per le chiacchiere: Anagni (di cui ho già parlato qui) mi aspetta. Prima, obbligatoria tappa: la Cattedrale di Santa Maria, la quale si sviluppa su più livelli. Impossibile fotografarla per intero.
Si tratta di uno dei pochi casi in cui il retro e i lati eguagliano (e forse superano) in bellezza la facciata.
La cattedrale di Anagni
Tappa obbligatoria nella tappa obbligatoria? La cripta, che sfortunatamente non posso fotografare: gli affreschi sono sensibili alla luce del flash. Non solo: posso rimanere al suo interno per un massimo di 15 minuti, in quanto è necessario che il luogo rimanga ben areato.
La cripta viene anche definita “piccola Cappella Sistina”, vista la bellezza delle sue pareti, dipinte da una storia senza tempo: quella dell’universo, sostenuta da una serie di simboli che rimandano ai misteri della numerologia.
Uscita dalla cattedrale, mi inoltro nella Anagni sotterranea, usata principalmente come cisterna in epoca romana.
Anagni sotterranea
L’acqua potabile, però, era solo in superificie: nel fondo, infatti, si trovavano le scorie. Nel punto più umido c’è una parete ricoperta di sale.
Ma perché Anagni viene definita “città dei Papi”? Me lo spiegano di fronte al palazzo di Bonifacio VIII.
Palazzo di Bonifacio VIII
La cittadina ciociara era la residenza dei pontefici, che qui discutevano di affari e prendevano decisioni importanti stando al sicuro (la città è isolata e protetta da fortificazioni); ma ha anche dato i natali a quattro capi della Chiesa, tra cui (appunto) Bonifacio VIII, famoso per aver ricevuto uno schiaffo da Sciarra Colonna, dopo anni di dissidi con il re di Francia Filippo il Bello, il quale rifiutava la supremazia del potere spirituale su quello temporale.
O almeno così si racconta… Si trattò realmente di uno schiaffo? O fu piuttosto un’umiliazione? Quel che si sa di sicuro è che Bonifacio morì dopo 30 giorni e che a partire da quel momento la residenza venne spostata per 80 anni ad Avignone.
Del resto, anche i Papi avevano i loro problemi…
Panorama dalla Sala della Ragione
Lo spettacolo, però, deve andare avanti: domani mi aspetta Montecassino!

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata

Italia Terapia