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La versione di Roby

Oggi ti tocca portare pazienza: perché l’arte richiede tempo, il caos di Corso Vittorio Emanuele II sopportazione, la folla che ti stringe nella sua morsa tolleranza. 
Sudi freddo e intanto sei di fronte a Sant’Andrea della Valle.
 

L’arte barocca ti confonde un po’ e tu hai bisogno di ordine: cominci ricordandoti che qui litigarono Domenichino e Giovanni Lanfranco, che si contendevano il primato artistico all’interno della chiesa. Alla teatralità di tale ambivalente rapporto fa da pendant quella della Tosca: nella cappella Barberini venne infatti rappresentato il primo atto musicato da Puccini
E infatti, proprio per dirla con una delle tue opere preferite, qui come da nessun’altra parte “l’arte, nel suo mistero, le diverse bellezze insieme confonde”: pittura, scultura, musica … architettura! Dai un’occhiata alla cupola, la terza della città (dopo quelle di San Pietro e dei Santi Pietro e Paolo).
 
Naso all’insù, vieni centrifugata insieme ai personaggi dipinti da Lanfranco verso un Paradiso che speri esista e che a mezzogiorno entra in scena, inondando di luce tutto quanto attraverso l’apertura della cupola.
Ma adesso esci e ti dirigi verso Chiesa Nuova, attraversando le vie del Rione Parione, famoso per le antiche librerie che tu speri sopravvivano alle grandi e dittatrici catene.
 
 
Ti trovi sulla soglia dell’aldilà. Non è uno scherzo: i fumi sulfurei che anticamente emanava la terra convinsero i Romani a costruire in questa zona un tempio in onore di Proserpina. Il Cristianesimo, del resto, nacque dalle ceneri del Paganesimo e con esso formò il numero infinito di strati di cui Roma è composta. 
A proposito di strati: è qui che puoi trovare e venerare le spoglie di San Filippo Neri, altrimenti detto “santo della gioia”. Ah … come vorresti avere il suo carattere! È questo che pensi mentre lo immagini cantare, insieme ai fedeli, un gospel ante litteram in onore di una religiosità felice.
 
Anche qui gli ornamenti barocchi si sprecano.
 
Nonché le “maestranze”: stai pensando a Caravaggio, che dipinse la Deposizione, della quale puoi osservare una pregevole copia.
 
Stai pensando a Rubens, cui si attribuisce la pala d’altare.
 
Stai pensando alla pazienza: quella degli artisti, certo. Ma anche quella di San Filippo, quotidianamente dedito agli ammalati, la cui Congregazione (detta appunto dei Filippini) commissionò a Borromini l’oratorio che sorge qui accanto.
Universo che si espande e braccia che accolgono: sono questi i concetti che l’architettura del sensibile artista esprimono tramite i suoi ricorrenti concavi e convessi.
 
Giri dietro all’oratorio, direzione Torre dell’orologio: borrominiana anch’essa, è oggi priva di quella lancetta a forma di lucertola che la adornava in passato.
 
Adesso è veramente tardi. Saluti Borromini e gli infiniti dettagli barocchi di una delle zone più belle della città, facendoti pazientemente spazio tra la gente, in direzione di un autobus che sembra non arriverà mai.
 
rob.isceri@gmail.com

+Roby 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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