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La versione di Roby

Bianco e azzurro. Sono questi i colori che ti trovi davanti, esaltati dai raggi di un tiepido sole. C’è tutta la luce di cui hai bisogno in Piazza del Gesù, la cui chiesa si impone con la sua facciata barocca.

Ti senti un po’ ansiosa, perché in quella fastidiosa terra di mezzo tra il passato e un futuro ancora da scegliere. Solo un santo potrebbe capirti: come non pensare a Ignazio, che qui viveva e qui venne sepolto?
 

 
Eccolo a schiacciar vizi insieme a San Francesco SaverioChe sia un vizio anche questa tua inquietudine? E allora che un piede determinato la spappoli sotto di sé! 
 
A Ignazio, uomo sobrio, Paolo III dedicò la chiesa che però, con la sua strabiliante ricchezza, contraddice la vita del santo: l’Ordine dei Gesuiti, da lui fondato, si arricchì infatti nel corso del tempo, soprattutto durante gli anni missionari in Sud America. 
 
 
Rimani senza parole di fronte allo scenografico soffitto.
In effetti nel XVI secolo Roma non poteva permettersi teatri (la severità della Chiesa lo impediva) e gli artisti (incluso il Baciccia, autore della volta) compensavano tale mancanza con veri e propri effetti speciali.
Il numero di personaggi e dettagli ti dà infatti le vertigini ma è questo che si voleva in tempo di Controriforma. L’arte barocca, del resto, è come la fede: non tutto è razionalmente comprensibile e collocabile.
 
 
A proposito di scenografie… lo vedi quel dipinto? Si tratta di una macchina barocca, che si attiva ogni giorno, alle 17.30: come una specie di orologio a cucù, il quadro avanza scoprendo la statua dorata del santo.
 
Ti dirigi poco dopo alle stanze di Sant’Ignazio, proprio accanto alla chiesa. 
Non sapevi dell’esistenza di un corridoio prospettico: la matematica, unendosi all’arte, è capace di creare illusioni meravigliose. Ti metti al centro e tutto quadra. Ti sposti e scopri le “bugie” di Andrea Pozzo.
 
Che emozione visitare la camera da letto e scoprire un paio di scarpe ancora intatte!
 
Tanto per rimanere in tema, ti dirigi verso la chiesa di Sant’Ignazio di Loyola in Campo Marzio, a pochi passi da qui. Scopri una luna dai chiari contorni stagliarsi su un cielo ancora terso.
 
L’altezza del soffitto e la ricchezza delle pitture ti fanno girare la testa.
 
Piano piano le parole perdono importanza, sostituite da immagini che mettono in figura i subbugli dell’anima.
 
Putti grassocci, uomini muscolosi e volti inquieti sono qui, vicino a te. 
Ma c’è anche la luce. Ancora la luce. Questa volta emanata dal santo protagonista. A ricordarti che la sorgente è anche dentro di noi.
 
In fin dei conti, è tutto un’illusione. Come la finta cupola di fronte a te. E come la tua inquietudine, che ha già lasciato spazio all’allegria.
 
rob.isceri@gmail.com

+Roby 
 
 
 
 
 
 
 
 

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