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 La versione di Roby

Scosta quella porta che cigola, se ne hai il coraggio. Al di là di questa barriera ci sono i cadaveri di quello che fu: una vasca da bagno da cui traboccano stracci e non acqua calda; un mobilio scadente; un wc. Ovunque, strati di vite vissute: quelle dei “matti” che qui erano ricoverati ma anche quelle dei “barboni” che hanno usato l’ex manicomio di Volterra -paradossalmente- come rifugio. A queste si aggiungono tracce di fotografi e curiosi, che si sono infiltrati tra queste mura per vedere le gabbie in cui erano rinchiusi i diversi, eco lontane di quelle in cui molti, ancora oggi, vivono le loro vite.


Ti aggiri nei corridoi pieni di macerie e trovi resti di elettroencefalogrammi. Afferri freddamente tra le mani una lercia striscia di carta, sulla quale leggi “scatola cranica”. Sotto la scritta, una serie di numeri avidi di misure.

È che la normalità non si lascia classificare così facilmente…
Se fossi nata in un’altra epoca -chissà- questi vuoti e pieni avrebbero visto anche la tua figura aggirarsi tra quelle tetre degli etichettati dalla società: nemmeno quarant’anni fa, bastava ancora un urlo di troppo, una visione non ortodossa della realtà o una fantasia molto sviluppata a farti internare. 
Nel silenzio di queste stanze oggi vuote risuonano ancora le urla (dis)umane dei malati che non potevano spiegare a parole il grumo di emozioni e paure, così a lungo represse da poter uscire solo sotto forma di versi animaleschi.
No, non è possibile verbalizzare un dolore troppo forte. Soprattutto quando censurato, prima di tutto da se stessi.
Non avviene così di rado che dolore e personalità si fondano: dove finisce l’uno e dove inizia l’altra? Per questo è così difficile liberarsi della sofferenza. Fortunati quelli che ne percepiscono l’estraneità! Per loro si aprono le porte di mille paradisi, forse artificiali.

I matti, però, hanno una qualità: talvolta vedono dove altri non possono, quello che altri ritengono irreale e inesistente, fregati da un senso della giustizia ferito, martoriato.
Ciò che si dischiude ai loro occhi è frutto di una visione distorta o dell’esasperata capacità di leggere nell’anima delle persone, più che nella propria? “Loro” pensano che l’apparenza serafica dei “normali” celi spesso la ferocia della mancanza di sentimenti profondi. Dev’essere lacerante la follia della verità.
 
È dura vivere in un mondo che non ascolta le tue ragioni, incapace di decifrare un linguaggio non comune. E tu non puoi che rinchiuderti ulteriormente in un vittimismo senza scampo. 
Del resto i matti non riescono proprio ad arrendersi all’evidenza: che quella sensibilità e purezza da sempre agognate, così diverse dalle bassezze umane, non fanno parte di questa vita. Invece loro, eccoli lì che si aggrappano disperatamente a un mondo ideale, dove trastullarsi con esseri speciali e pronti ad accoglierli.
Incapaci che non sono altro! Anziché adeguarsi, preferiscono andare incontro, con caparbietà, a sofferenze inaudite.
Per fortuna anche a loro è concesso un dono in questa vita: la bellezza, che altro non è cheil disvelamento di una tenebra cadente e della luce che ne è venuta fuori” (Alda Merini)
Cimitero dell’ex manicomio
Non è dato sapere se tutti videro questa luce: la verità è custodita sotto le croci di pietra grigia che riempiono il cimitero dell’ex manicomio. Che servano da monito! Agli spiriti delicati e a coloro che li sfruttano ancora.
 
rob.isceri@gmail.com
 



16 Risposte

  1. cris

    Francesca mi ha tolto le parole di bocca! Brividissimi oltre che per le parole anche per le foto: quella carrozzella e… l’orsacchiotto! Mi è venuto in mente quel film con Di Caprio, Shutter Island.
    Bellissimo post Roby!

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    • Roberta Isceri

      Non è una bella visita… Tra l’altro, non si potrebbe entrare ed è pericoloso perché pericolante è pieno di vetri rotti. Fammi sapere se ci andrai!

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  2. L'OrsaNelCarro

    Quindi quel cimitero accoglie proprio i resti degli ospiti del manicomio? Non lo sapevo! Ma fammi capire, un luogo così è abbandonato ed accessibile a curiosi, writer, vandali e malintenzionati? Quanto poco e “lacerante” rispetto…
    Qualche anno fa è stata pubblicata una raccolta delle lettere che gli “ospiti” del manicomio di Volterra scrivevano ai familiari. Lettere mai giunte a destinazione perchè gli psichiatri le trattenevano volutamente nella scheda di ciascun paziente, Non ho mai avuto il coraggio di acquistare quella raccolta. Lo so, finirei in un vortice di pianti!
    Bellissimo articolo Roby!

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    • Roberta Isceri

      Grazie cara… Sì, il cimitero (quattro croci) è riservato a loro e sì: è “aperto” a tutti. In realtà sarebbe vietato entrare ma fotografi, barboni e drogati lo fanno spesso, per cui quello che si vede oggi non è detto che corrisponda in tutto a quello che c’era ieri

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  3. Michela

    Adoro questo articolo Roby, mi hai fatto venire la pelle d’oca, emozionare e riflettere. Tutto in una manciata di minuti. Ed ora non so che altro dire……

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  4. Roberta

    Quanta tristezza, Ti faccio i complimenti Roby, hai usato parole bellissime per descrivere questo luogo. La foto dell’orsacchiotto abbandonato è straziante.

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    • Roberta Isceri

      Grazie Roby! Il tema mi è molto caro, perché credo che ognuno di noi ha in sé un germe di follia… Non so se ne visiterò altri di luoghi del genere. Uno mi è bastato

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  5. Claudia B. Voce del Verbo Partire

    Roberta sono allibita, senza parole. E per me è strano.
    Questo post mi si è attaccato addosso, vuoi per le tue parole, che mi hanno penetrato la mente, vuoi per le immagini, che invece mi hanno penetrato gli occhi.
    Un’emozione invasiva, fatta di consapevolezza e percezione della disperazione.
    Quante volte nella vita di ogni giorno usiamo espressioni come: “Sei matto?”-“Chiamo la neuro?”-“Te non sei mica normale!”.
    Lo facciamo con leggerezza, perché in fondo per noi non sono nulla di più che poche parole accostate.
    Invece, per altri, queste parole sono stare vita amara.
    Che poi cosa è normale? Cosa non lo è?
    È normale ciò che ci impone la società? È normale ciò che fanno tutti? E chi lo dice?
    A volte mi chiedo se, in un’altra epoca, non ci sarei stata chiusa pure io in uno di quei luoghi, dato che la mia vita e le mie idee si discostano spesso da quelle comandate…
    Claudia B.

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