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All’ex manicomio della Marcigliana si può “accedere” anche tramite pc, basta digitare su un qualsiasi motore di ricerca le tre parole “ex” “manicomio” “marcigliana” per materializzare testi e immagini su questo fatiscente palazzo.  
Dalle finestre si scorge la Riserva naturale della Marcigliana, progetto fotografico dell’Agenzia 2D
FLICKR GALLERY (Foto di Sara Aguzzoni)
C’eri andato per la prima volta coi tuoi amici fotografi, una domenica di luglio. Prima di voi era il turno dei praticanti di softair che periodicamente lì si allenano. Vi ha accolto il guardiano, un ragazzo alto e smilzo, presso cui è raccomandato prenotare le visite e contrattare attentamente il “prezzo” per accedere alla struttura (la decandenza può addirittura diventare un business…). Cercavate (voi come tanti) suggestioni.

Dal piano terra, fino alle ampie terrazze sul tetto, quattro le rampe dai gradini sconnessi e prive di ringhiera. L’aria ruvida, densa di polvere. I pavimenti diventati macerie, i muri scrostati e decorati da scritte o da diabolici murales. Le numerose finestre, oramai solo infissi da cui tutto entra (ogni tanto t’affacciavi e spostavi rami di fico per potere vedere oltre), quasi maniacale l’ordine con cui occupano ogni lato della struttura. E le stanze (grandi e squadrate, strette strette o circolari), ossessive si aprono lungo i corridoi e simulano un labirinto. Intorno la campagna, quella enorme e riposante della Riserva naturale che dal luogo prende il nome: “della Marcigliana”.

Per tomtom una mappa stradale, anche oggi ti perdi. Per la totale ignoranza della zona, ti ritrovi a percorrere via di Settebagni piuttosto che quella della Bufalotta. Oltrepassi infine le case ancora in parte invendute di Cinquina-Bufalotta, ormai sei vicino a via Bartolomea Capitanio, quella dedicata alla santa che appena 26enne morì senza però avere mancato di realizzare ciò che più le premeva (un istituto di Provvidenza – la congregazione delle Suore di Maria Bambina – per dare continuità alla sua opera di carità). La imbocchi e arrivi al viale che conduce a quello che è noto per essere un “ex”. Piuttosto che di manicomio (come diceria vuole), si trattava di un collegio femminile diventato poi un istituto geriatrico. Noto oggi per essere rifugio di barboni e di drugs-party, scenario di sette e di riti satanici e di eventi paranormali oggetto di varie indagini (l’hai visto su Youtube?). Costruito probabilmente tra gli anni ‘30 e ‘40, dopo gli anni ‘70 fu abbandonato e lasciato decadere. Perché?

Qui e là (all’Ente regionale per la gestione dell’area e a strutture che hanno la loro attività nel parco) hai inviato e-mail per capirne di più, ma nessuno t’ha mai risposto. Racimoli informazioni da Internet, anche tu incappi nel tenero ricordo di Bruna, oggi sessantenne, entrata nell’istituto all’età di 3 anni, pubblicato nel 2007 da La Voce del Municipio, settimanale del IV Municipio (n. 4). “Era un posto meraviglioso…” dice.
Leggi che l’ambientazione appare in una scena de “La banda del gobbo” di Umberto Lenzi. Poi è la volta di Alberto Sordi: cerchi in rete l’episodio “Come una regina” de “I nuovi nostri” il film collettivo con regia di Risi, Monicelli e Scola, dove Sordi stesso lascia l’anziana madre in un ospizio che è proprio quello della Marcigliana  [guarda il video qui di seguito]Era il 1977 e la struttura, a quanto pare, era in buonissimo stato se non addirittura operativa.
 
Sempre dalla rete, un nulla di fatto l’idea maturata col Giubileo del 2000 di ristrutturare lo stabile e farne un ostello per la gioventù. Infine ritrovi ciò che resta del palazzo tra gli episodi di SacroGra dall’idea di Nicolò Bassetti, diretto da Gianfranco Rosi.

Scorgi ora la struttura. Grigia tra i colori dell’autunno.

 

 

4 Risposte

  1. agnese.aguzzoni

    La struttura sembra possa avere davvero avuto un passato "meraviglioso". è strano come non esistano informazioni certe sul luogo. è triste lo stato di degrado e abbandono a cui l'area e l'edificio (e non sono soli nel Paese) sono destinati. quanta "ricchezza" sprecata.

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  2. Anonimo

    Diciamo che quello che ci sta dentro ci campa, se ne è appropriato abusivamente e sa di abitare dentro un gioiello….ma tutto questo "Alice" (Marino, Zingaretti etc.) non lo sa….

    Tramvinicyus

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  3. Anonimo

    Mi dispiace contraddire chi ha scritto questo bell'articolo, ma la struttura che si vede nell'episodio citato de "I nuovi mostri" non può essere la stessa in esame.
    Basta fare un confronto con le foto attuali per capire che non coincidono ne il numero di piani ne la posizione della stradina asfaltata che porta alla struttura stessa.

    Molto simile, ma non è la stessa

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