Condividi questo articolo
Solo piccioni e gabbiani lassù per fargli compagnia. Del chiasso da questa famosa piazza romana che di Campo ormai ha ben poco, se non fosse per i fiori e gli ortaggi venduti al mercato allestito ogni mattina, pare gli arrivi solo l’eco. Eccolo il Bruno, quel Giordano filosofo, scrittore nonché frate domenicano che per teorie troppo avventate per il suo tempo fu accusato di eresia dalla Sacra inquisizione e in questo luogo bruciato vivo. Era il 17 febbraio del 1600.

foto in bianco e nero
Ti guardi intorno e – strano davvero – non scorgi chiesa. Attorno a lui, stanno il cinema, i bar, il forno dove mangiare pane e pizza, i ristoranti. Lo sguardo del Bruno diretto a nord ti ricorda che il Vaticano è appena poco più in là, oltre il Tevere sulla sua riva destra.
 
foto in bianco e nero. al centro la statua di giordano bruno

L’irrequieto e caparbio Bruno, senza patria se non per la dimora che riponeva nel suo pensiero. Quello che chiamano come Socrate, “martire del libero pensiero”. L’incompreso, l’osteggiato, il condannato per via del potere ottuso e di un’epoca troppo dura. Quella statua bronzea, eretta sul finire dell’800, è troppo alta per poterla arrivare e buia rispetto a tutto il resto. A quella solitudine qualcuno, pietoso, oggi ha dedicato un fiore.

una rosa è deposta sull'iscrizione


+Sa

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata

Italia Terapia