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La versione di Roby 

Una cresima. È giunto il tempo, per te, di stare un po’ in famiglia e tornare al luogo d’origine (o meglio, uno dei luoghi d’origine).
Treviglio (Bg), ore 15 di una domenica tinta di grigio. Un colore familiare per te che sei cresciuta nella Pianura Padana; un po’ triste e un po’ caldo. Ma, sotto il cielo velato, una realtà che riconosci solo in parte. L’allegria della festa sta per mescolarsi irrimediabilmente alla malinconia dell’infanzia che fu.
 
Uno dei parchi trevigliesi

Sei un po’ in ritardo e affretti il passo verso la chiesa di San Martino, anche se vorresti indugiare un po’ nel parchetto, dove le foglie verdi e gialle dell’autunno suonano al vento. Poche persone che passeggiano la loro domenica pomeriggio.
 
Statua nel parco
È tutto curato, forse anche troppo. Intonaci nuovi hanno modificato il ricordo di vecchie cascine, mentre statue moderne cercano di dare alla cittadina un aspetto al passo coi tempi. È bello l’odore del Nord, anche se confuso con quello dei fertilizzanti dei campi attigui. Sa di speranze e solitudine, di futuro e chiusura. Ti chiedi cosa ti sia rimasto dentro della provincia bergamasca.
 
Via cittadina. In fondo, il simbolo degli Alpini
Il simbolo degli Alpini (il cappello piumato) campeggia sopra a un muro, accanto al tricolore. Che sia festa anche per loro oggi? Ma eccoti in piazza, dove svetta il vecchio campanile di San Martino. Un caffè di fronte alla chiesa vede radunati i parenti dei vari cresimandi, in attesa della cerimonia o desiderosi di distrarsi un po’ in anticipo. Rumore di tazzine e biciclette che ti ricordano che lontano dalla città esistono posti dove ancora si pedala.
 
 
Chiesa di San Martino
Non ricordavi la bellezza di San Martino. Appena entrata ti fermi all’ingresso, un po’ per timore, un po’ per la mancanza di spazio, tanta è la gente. Ascolti distrattamente la predica, nonostante la modernità sia arrivata anche qui: chitarre e canti di gruppo tentano di rallegrare un appuntamento altrimenti noioso. Ma apprezzi la voglia di radunarsi della gente della Nord, così tradizionale per certi aspetti.
 
San Martino
Quando esci, il grigio si è scurito e in alcuni punti è illuminato dalle luci calde dei negozi. Il contrasto ti attrae, come ti attrae (anche se per poco) la vita di paese, con i suoi riti rassicuranti. Vai verso casa dei tuoi zii, dove ti aspetta un rinfresco pieno di cose buone. Saluti i parenti, mentre la sensazione che il tempo sia una dimensione relativa si fa sempre più forte.
 
Lato di San Martino
Il parco di sera
Un paio di spiedini, di pizzette, di cucchiaiate di insalata russa, di fette di salame e di torta e sei pronta per tornare a Milano, dove devi prendere il treno per Roma
Adesso è buio. Guardi per un’ultima volta i luoghi che una volta furono tuoi e in un batter d’occhio sei alla Stazione Centrale. È bello viaggiare di sera. Sali sul treno e sei già un po’ a Roma. L’accento dei tuoi compagni di viaggio ti rassicura: qualcosa è cambiato e sì, tu stai andando da qualche parte.
 
Stazione centrale, Milano
 
 
rob.isceri@gmail.com
 
 

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