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Inseguendo le ombre dei colibrì: non potevo non rimanere profondamente attratta da un titolo di questo genere. I colibrì, infatti, sono gli uccelli più piccoli al mondo. Eppure, incredibilmente, possono coprire grandi distanze in poco tempo: in primavera e autunno si spostano dal Nord al Centro America, sobbarcandosi anche 20 ore di volo al giorno.

I colibrì, infine, sono da sempre i miei uccelli preferiti: sembrano appartenere più al mondo fiabesco che a quello reale.

Sarà per questo che, quando mi è arrivata l’e-mail di Paolo Zambon, ho lanciato un gridolino di gioia: lo scrittore di questo racconto di viaggio mi ha chiesto di leggere il suo libro e io non ci ho pensato due volte. Un libro che non parla di questi esserini della famiglia delle Trochiladae ma che segue la loro medesima rotta: quella che parte dal Canada e arriva a Panama, attraversando Messico, Guatemala, El Salvador, Honduras, Nicaragua, Costa Rica e Belize.

Un viaggio a bordo di una Vespa da monitorare costantemente, in compagnia della fidanzata canadese Lindsay. Un viaggio, infine, durato otto mesi, impiegati non per fuggire da una vita noiosa ma per conoscere a fondo le popolazioni locali, ferite dai soprusi della Storia.

Inseguendo le ombre dei colibrì: il Messico

Inseguendo le ombre dei colibrì: lo scrittore Paolo Zambon e la fidanzata su una strada del Messico

Paolo e Lindsay

Ci sono momenti durante un viaggio che non si dimenticano. Momenti che riaffiorano a distanza di anni

Insieme a Paolo, ho scoperto pezzi di Storia di un paese che conosco poco: il Messico. Ho sempre avuto in mente uno Stato a metà tra la cartolina colorata (sombreri, chihuahua, tequila) e il film dell’orrore (i rapimenti, le sparatorie, la droga).

Grazie a lui ho allargato il mio sguardo, visitando rovine Maya, chiese riccamente decorate e villaggi in cui la devozione religiosa va di pari passo con lo spaccio e i denti di metallo dei veri padroni di tutto il territorio: i narcos.

Ho letto di morte: il Messico ha fatto della Catrina, scheletro vestito a festa rappresentato anche in Coco (il cartone della Disney-Pixar) oggetto di culto e preghiere.

[Piccola deviazione cinematografica: ho amato questo film. La Disney, finalmente lontana dagli stereotipi di alcune sue recenti produzioni, ha parlato di un argomento come la morte a un pubblico di bambini. Del resto, perché cancellarlo dalla memoria e dalla consapevolezza umane?].

Essere legati alla morte, comunque, significa anche essere legati alla vita. Come spiegarsi, altrimenti, i colori contrapposti alla nuda verità delle ossa, l’allegria di un popolo snobbato dalle istituzioni, la musica e il sole onnipresenti a fronte di parenti mai più ritrovati?

Dopo aver letto Inseguendo le Ombre dei Colibrì, tra l’altro, ho scoperto che Città del Messico è una delle destinazioni consigliate da Best in Travel –  guida della Lonely Planet – per il 2019. Il desiderio di visitarla si fa ardente, di fronte alla descrizione che ne fa Paolo Zambon:

Sfilammo davanti ai luoghi simbolici di Città del Messico: El Ángel de la Independencia, Monumento a la Revolución, Zócalo, Palacio de Bellas Artes. La notte donava loro grazia e lo scorrergli ai piedi ad andamento ridotto sembrava animarli.

Donna in piazza a Città del Messico

Città del Messico

Città del Messico mi è così apparsa non solo un’inquietante megalopoli piena di smog e delinquenza ma un mondo a sé stante, dove la modernità dei grattacieli convive con i venditori di strada, le bancarelle, i piatti succulenti a ogni angolo. E con l’ospitalità, quella che sembra ormai destinata solo ai paesi che sanno cosa significano problemi e povertà.

Con Paolo e Lindsay ho appreso le ultime notizie provenienti da questo paese martoriato dalla corruzione ma ho anche vagato nella natura incontaminata, tra secolari foreste e villaggi sperduti sulle montagne. Ho sentito il brivido della rivoluzione, desiderato parlare con gli sconosciuti in mezzo alla strada, avuto paura ogni volta che la Vespa si è fermata in zone poco raccomandabili del paese.

Inseguendo le ombre dei colibrì: il Guatemala

Inseguendo le ombre dei colibrì: Chichicastenango

Chichicastenango

Appezzamenti coltivati coprivano il fondovalle che si dipanava alla nostra destra. Venne una curva, secca, che virava a sinistra. D’un tratto ci trovammo davanti monti ricoperti di una vegetazione che vista da quaggiù creava una gigantesca macchia nera. Era il Guatemala degli altipiani.

Il Guatemala: Paolo Zambon lo definisce un paese prima diffidente e poi estremamente ospitale. Stiamo parlando di uno Stato in cui la polizia la fa da padrona e in cui i bambini non hanno i classici sorrisi che si associano all’infanzia. Tutto questo, però, nasconde un cuore caldo, pronto a schiudersi di fronte allo straniero.

A colpirmi, oltre alle descrizioni paesaggistiche (talvolta così nitide da sentirmi io stessa parte di un Guatemala dalla bellezza struggente), la storia disperata delle etnie che lo abitano, sottomesse dalla polizia corrotta e dall’intervento degli Stati Uniti, guidati dal profitto e dalla lotta al Comunismo.

Una bellezza che abbagliava e rischiava di mettere in secondo piano la storia intrisa di violenza, soprusi, ingiustizie e diseguaglianze.

Inseguendo le Ombre dei Colibrì: El Salvador

Inseguendo le Ombre dei Colibrì: El Salvador vista dall'alto

El Salvador

Un fazzoletto di terra dalle dimensioni esigue incastonato nel mezzo dell’istmo che collegava la parte meridionale del continente americano a quella settentrionale. El Salvador, il più piccolo stato dell’America Latina e quello con la densità abitativa maggiore, si stendeva davanti a noi.

Di El Salvador ricorderò sempre, grazie a questa lettura che ho lasciato decantare per un po’, le folle contraddizione tra ricchezza e povertà.

Paolo e Lindsay scoprono loro malgrado che il paese è dominato da bande di narcos che spadroneggiano per le strade, rendendole pericolose anche per chi, semplicemente, deve fare il tragitto da casa al lavoro.

Le soluzioni adottate, poi, sono rimedi peggiori del male, oscillando tra la crudele repressione e l’indifferenza delle istituzioni. Un paese in cui i giovani, ancora, non hanno futuro.

Inseguendo le Ombre dei colibrì: un viaggio non facile

Leggere Inseguendo le Ombre dei Colibrì ha suscitato in me il desiderio di tornare a un modo di viaggiare che non sia immediatamente “socializzato” ma che abbia il tempo di sedimentarsi nell’anima, per uscire dalla “penna” una volta digerito davvero.

Leggendo le tante storie incluse in questo libro, ho provato un po’ di vergogna per i viaggi che non vedono l’essere umano e la natura tra i protagonisti. I viaggi che si basano sul consumo, che sia di cose che di esperienze, mi hanno stancata e questo è emerso con ancora più forza mentre procedevo con la lettura.

Il bisogno è quello di tornare a un modo più essenziale di viaggiare, che mi permetta di incontrare me stessa, le persone che incrocio sul mio cammino, le loro storie e la natura nella quale sono immerse.

Non solo bellezza, quindi, ma anche dolore, tristezza e morte, aspetti essenziali della vita, per la maggior parte delle volte omessi dalle guide, pensate per turisti che hanno necessità non di pensare ma di divertirsi.

Ho anche avuto modo di apprezzare il carattere della persona dietro allo scrittore: qualità come la curiosità la compassione sono quanto di più bello io possa trovare in un viaggiatore.

A questo punto, non mi resta che leggere il suo viaggio in Oman.

Titolo: Inseguendo le Ombre dei Colibrì
Autore: Paolo Luigi Zambon
Edizioni: Orizzonti
Prezzo: € 16,00

Copertina del libro Inseguendo le Ombre dei Ccolibrì

Inseguendo le Ombre dei Colibrì

2 Risposte

  1. Virginia

    Molto interessante questo titolo, bello da trovare sotto l’albero. Noi abbiamo visto i colibrì a Monteverde, in Costa Rica, e siamo rimasti affascinati dal frullio velocissimo delle loro ali e dalla loro leggiadria

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    • Roberta Isceri

      Anche io li ho visti, sia in Brasile che in California: sono meravigliosi, i miei uccelli preferiti. Certo, il libro non parla di colibrì. Ma tant’è… 😉

      Rispondi

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