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La versione di Roby

Arrabbiata. Intossicata dai pensieri. Peccato, perché oggi sei nella bella Tricase Porto (LE), dove stai per prendere una barca e trascorrere le prossime tre-quattro ore tra cielo e mare. 
Cerchi di scacciare lo scacciabile.


La guida parla senza pathos di storia e natura. La sua voce monotona, però ti culla. Passi di fronte a molte delle torri di cui il Salento è costellato. Torri cavallare, ecco come si chiamano: qui si appostavano uomini a cavallo per l’avvistamento delle avanzate saracene dal mare. Esatto, Mamma li Turchi!
 
A bordo con te c’è un barboncino toy. Quanti vezzi ha l’essere umano…
Lo guardi intenerita per tutto il tempo, mentre i suoi occhi sono costantemente puntati sul padrone. Affetto o dedizione al capo branco? 
Ripensi alle parole di uno scrittore, che a questo proposito spende molte – e dure – parole sulla relazione tra uomini e animali domestici.
 
Malinconia, solitudine: la rabbia cede il posto a loro. Quale di queste emozioni sia la peggiore ancora non lo sai.
Eppure non riesci a non godere del verde acqua, del sole, della brezza marina
 
A distrarti da tutto è però la grotta carsica Bocca del Pozzo: ti tuffi dalla barca, munita di apposite scarpette, e ti avventuri tra gli scogli scivolosi.
La paura di farti male viene ricompensata dal bagno in questo surreale e gelido specchio d’acqua che ti ridà la vita.
Non puoi fare a meno di gridare dal freddo, ridere e meravigliarti dell’azzurro fulgente insieme a tutti gli altri.
Ti senti come la fenice che risorge dalle sue stesse ceneri.
Sulla via del ritorno, ti perdi nell’osservare l’amore tra un padre e suo figlio. Quello concreto e privo di retorica: abbracci, baci e gli occhi brillanti di un ragazzino forte dell’affetto paterno.
Ti godi questa scena che dura fino al ritorno a Tricase e grazie a quei piccoli e semplici gesti torni a credere alla felicità.
 
Continua…
 
rob.isceri@gmail.com
 
 
 
 
 
 

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