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Stintino anche oggi, battuta dal vento. Cammini, solo le tue impronte a inseguirti sulla sabbia. Hai lasciato chi ti accompagna laggiù. Sei in tumulto dentro, solo tu sai perché. Perché? Non importa, non più ormai. Sei pronto ad allontanare tutto e tutti da te, ogni agitazione, ogni pensiero, ogni ansia da prestazione, da comprensione. È sufficiente questo fresco che ti sferza le guance e ti scompiglia. È sufficiente questa visione immensa che ti si apre davanti e che sembra pronta a volerti per sempre. Sei arrivato al limite, le onde ora ti galoppano incontro, veloci, e non fai in tempo a evitarle. Stintino, eccoti mia.
Sull’orizzonte la Torre della Pelosa e a destra l’Isola Piana

Tu, solo TU, su questa arcinota, tanto drammatica, penisola. Terra emersa tra due bracci di mare, stretta come un budello o un intestino da cui deriva il nome: Stintino. Lasci le scarpe, diventate un ingombro alla tua rotta. Gli arti si irrigidiscono un po’? Fa nulla, non è certo quello a farti male. La Torre della Pelosa sull’isolotto poco prima dell’Isola Piana non è poi così distante. E la marea è bassa e quasi ti senti un Dio, anche tu sulle acque. Come il bianco è l’insieme dei colori, così è il vuoto attorno a te: un caos di azzurri, di luce, di orizzonti, di fragore.
È il “mare di fuori” che si spinge verso la costa bassa e sabbiosa del Golfo dell’Asinara e la raffica che si porta appresso che rischiano ora di farti perdere l’equilibrio. Dall’alto, quando percorrevi in macchina il promontorio di Capo Falcone direzione costa, ti bastava uno sguardo per comprendere l’Isola Piana e quella dell’Asinara insieme alla vastità del mare. Ora invece devi muovere la testa, da destra a sinistra e da sinistra a destra, per vedere tutto. Tu sei al centro e sei piccolo piccolo rispetto a questo spazio di mondo.
L’Isola Piana con le sue coste delimita l’orizzonte. Oltre c’è l’Asinara. È l’isola che ti è meglio nota, per i suoi asinelli bianchi albini che ne sono il simbolo. Riserva naturale e marina tanto bella quanto inaccessibile: se ognuno ha un destino, il suo ha permesso che si preservasse dallo sfruttamento. È l’isola dei reietti: di pescatori sfrattati più di un secolo e mezzo fa, per lasciare il posto ai malati del lazzaretto e ai detenuti della colonia penale poi carcere di massima sicurezza dagli anni 70. È l’isola dei cassintegrati, quelli della Vinyls, che per protesta la occuparono appena un paio di anni fa. Sai che da quando è Parco nazionale solo operatori convenzionati possono introdurti…

Guardi ciò che è più prossimo a te. La Torre della Pelosa ti attrae come se fosse un faro. Da più di 5 secoli se ne sta a bada di quella sabbia finissima, di quel litorale che oggi è considerato il secondo più bello d’Europa, dopo l’Isola dei Conigli a Lampedusa. È a lei che vuoi arrivare, alla sua statica quiete mentre tutto intorno si muove, allunghi un braccio. Forse già la tocchi.
+Sa

2 Risposte

  1. Valentina

    Meravigliosa questa descrizione di Stintino e della spiaggia La Pelosa! Molto poetica e potente.. Per riuscire a viverla in modo autentico, ci sono andata una mattina alle 5, quando il sole stava sorgendo. Eravamo in tre, e uno di questi era un pescatore! Uno spettacolo unico! Poi verso le 8 ha cominciato a riempirsi, e già alle 10 era diventata un inferno.

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