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“Perché non parli!?”

Ti pare di sentirlo, Michelangelo, in preda a una delle sue tante crisi di nervi. La leggenda narra infatti che l’iracondo artista pronunciò queste parole apparentemente sconclusionate a opera finita, mentre colpiva ripetutamente il ginocchio del suo colossale Mosè
Oh ira… Ti conforta sapere che ad esserne afflitti siano anche grandi personalità e che questo mortale difetto non faccia quindi rima con stupidità.
 
Già, grandi personalità: Michelangelo, Mosè, Papa Giulio II (la scultura fa parte del mausoleo eretto in suo onore e anch’esso opera di Michelangelo). 
Freud. Sì, Freud. 
Lo psicanalista era infatti innamorato di Roma e della statua di San Pietro in Vincoli e si prodigò per interpretarla, scrivendo il saggio “Il Mosè di Michelangelo”.
Perché questo interesse? Perché Freud si identificava con il personaggio biblico: entrambi erano combattuti tra l’ira contro i seguaci traditori (gli Israeliti e Jung) e la necessità di andare avanti. Questioni da leader insomma…
Nel frattempo la tua, di ira, sta pian piano scemando.
 
Ecco il tuo amico scheletro: che questa volta ti stia ammonendo proprio a riguardo di uno dei sette peccati capitali?Che i vincoli che danno il nome alla chiesa non si riferiscano solo alle catene fisiche di San Pietro? Ma tu non puoi fare a meno di pensare a Mosè e identificarti con il suo corpo teso, lo sguardo terribile e i muscoli contratti. Quanto conflitto… in te, in Mosè, in Michelangelo (un iroso nato), in Giulio II (personalità megalomane e orgogliosa), in Freud. 
 
Ahia! Altri scheletri! Senza parlare (del resto, come potrebbero?) ti indicano la via. E qual è questa via? La calma? “Ma non fu l’ira il motore principale dell’arte di Michelangelo? E personaggi carismatici come Freud e Mosè erano forse esenti dalla passione?”, chiedi loro. O forse il segreto è trasformare la rabbia in qualcosa?
Neanche a farlo apposta, capiti di fronte alla tomba di Nicola Cusano, misurato filosofo, matematico e astronomo. 
 
Forse la risposta a tutte le tue domande è proprio qui, di fronte a te: tu, dotta ignorante, devi arrenderti al fatto di sapere di non sapere. Questa la filosofia di Cusano? Beh, ora è anche la tua. Sollevi lo sguardo al soffitto.
 
Ti dirigi al chiostro. Sì, quello dove si ristorano gli studenti dell’attigua Facoltà di Ingegneria.
 
Ti saluto San Pietro in Vincoli. L’aria e fresca e va respirata subito.
 
Scendi dalla Salita dei Borgia (pare un controsenso), al ritmo di un “O sole mio” suonata alla fisarmonica.
 
Vai avanti e ti volti indietro. Progredisci e regredisci… 
In continuazione.
 
 
Speriamo che le scale, prima o poi, diventino pianura o vetta, moto armonico o culla. Mai calma piatta però.
 
rob.isceri@gmail.com

+Roby
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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