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La versione di Roby

Il tempo è davvero bizzarro da queste parti: sei in Sicilia ma non è infrequente, ai piedi dell’Etna, passare da temperature tropicali a fenomeni artici. In questo momento (perché va a momenti; non a giorni ma a momenti), le nuvole cariche di una pioggia che per un po’ non si farà vedere si abbinano alla perfezione al grigio dominante di Mompilieri. Il grigio della pietra lavica. Il grigio della vulcanessa (“L’Etna è femmina!”, ti dicono).

Sei qui grazie al progetto PROAGRI, che ha come scopo la valorizzazione dei percorsi turistici rurali, in una regione in cui a farla da padrone è tuttora il mare.

Il santuario che ti trovi di fronte è dedicato alla Madonna della Sciara (che in siciliano significa lava). Orazio, la tua guida, ti spiega a lungo gli avvenimenti che seguirono la famosa eruzione del 1669, la più devastante della storia. Tutto venne travolto dall’implacabilità delle vulcaniche lingue di fuoco e quel che oggi è possibile osservare, scendendo le scale, sono i resti della chiesa medievale e il luogo del ritrovamento di una statua – intatta – di Maria.

La naturale conseguenza? Il popolo gridò al miracolo e oggi quella splendida effige si trova nel cuore della chiesa, intitolata appunto alla Madonna della Sciara. Una sopravvissuta, una statua miracolosa e miracolata, che scampò alla furia del vulcano, come avrebbero voluto fare in molti. Tra le persone più sfortunate, alcuni contadini, i quali morirono di stenti, avendo perso quelle terre che avevano a lungo dato loro il sostentamento necessario.

Il santuario è oggi meta di pellegrinaggio

Uscita dalla sacra grotta, ti ritrovi davanti a meravigliosi cespugli di floride rose. Colori che spiccano sul grigio dominante di questa zona del Catanese. Ti ricordano quelle della Regina di Cuori, in “Alice nel Paese delle Meraviglie”, tanto i loro colori sono pieni. Sembrano finte, sacre anche loro.

La Madonna “ritrovata”, oggi all’interno della chiesa

Nel corridoio attiguo alla chiesa si trovano i pregiati resti di statue, ritrovate sotto la lava insieme a quella della Madonna.

Torni alla natura, dominata dai muretti a secco che – ti racconta Orazio – raggiungo persino i mille anni.

Seguendo il muretto, penetri un sentiero che si inoltra nella boscaglia, dietro a un cancello di ferro. Qui trovi quel che rimane di una chiesa, di cui – pare – nessuno si occupa. Se questo rudere si trovasse in un altro luogo, dominato da un’amministrazione più lungimirante, i suoi affreschi brillebbero già di luce propria.

Invece c’è solo da sperare che nessuno faccia razzie dei pregevoli materiali. Un luogo dimenticato, in attesa che qualcuno lo faccia tornare alla bellezza di un tempo.

Così ti dice Orazio, siciliano dall’orgoglio ferito per l’incuria cui sono lasciati molti monumenti della sua bellissima Terra.

rob.isceri@gmail.com
 

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