Condividi questo articolo
 
Alle spalle hai Piazza della Rotonda col Pantheon, le botticelle coi cavalli e i cocchieri in sosta tra i loro pensieri o mentre giocano a carte, gli abusivi in maschere da centurione, uno sparuto picchetto sindacale, i turisti, i passanti. Nell’ora del mezzodì, la pausa dal lavoro oggi la riempi così. Dalla salita dei Crescenzi vai all’incrocio con Via di Sant’Eustachio, alle terme. Alle terme di Nerone.
si vedono in lontananza le colonne ergersi addossate al palazzo
Alle spalle Piazza della Rotonda col Pantheon. Scorcio dalla Salita dei Crescenzi con via di Sant’Eustachio

Solo due colonne di granito e quanto resta di una cornice a indicarti il luogo. Come frammenti. Mimetizzati nella città, per cittadini troppo ignari.
Lo spazio antistante è un parcheggio per macchine e motorini
Come le vicine Terme di Agrippa (e a quelle di poco successive), anche queste erano alimentate dall’acquedotto dell’Acqua Vergine. L’imperatore paranoico noto per le sanguinose repressioni, le costruì intorno al 60 d.C. pochi anni prima di suicidarsi trentenne. Alte venti o trenta metri? L’imponenza delle colonne suggerisce quella che doveva essere della struttura allora, quando di metri ne occupava quasi 200 x 120. 
 
Le due colonne rialzate in via di Sant’Eustachio.
Restano delle terme pochi altri elementi, quali due colonne al Pantheon, una a porta Pia, la grande vasca collocata a mo’ di fontana tra la vicina Piazza di Sant’Eustachio e via della Dogana Vecchia, e probabilmente la monumentale vasca nell’anfiteatro del giardino di Boboli a Firenze.
Della licenziosità di quei tempi cosa resta se non la mitica memoria dei bagnanti promiscui, del latte d’asina entro cui l’imperatrice Poppea vi s’immergeva, dei profumi, delle essenze e degli oli per la cura del corpo e dello spirito? Una iscrizione marmorea posta tra le due colonne credi ti suggerisca la risposta. In realtà è un monito contro l’anarchia mondezzara del 1700 “sotto pena di scudi dieci moneta et altre pene in conformità”, troppo nascosta e arcaica per avere oggi ancora capacità deterrente…
La grida marmorea datata 1717, posta al muro del palazzo tra le due colonne: “Si proibisce espressamente a tutte e singole persone di qualsivoglia stato e condizione di fare il mondezzaro nella piazzetta avanti questa porticella …”
Un’ultima immagine ti colpisce prima di ripiegare verso l’ufficio, è la tabella dedicata al film che in questo luogo ha trovato una ambientazione… “Il ventre dell’architetto” di Peter Greenaway. Ma del tragico epilogo narrato tra i monumenti di questa città, non c’è tempo per una riflessione e forse neppure ne hai voglia. Di tutti questi assaggi, sei sazio.
Il “Ventre dell’architetto”, film del 1987 diretto da Peter Greenaway, è stato presentato in concorso al 40° Festival di Cannes

+Sa

2 Risposte

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata