Condividi questo articolo

Via Rasella. Nel pieno centro storico di Roma, a due passi dal Quirinale. Percorri la via che il 23 marzo di settanta anni fa fu sconvolta da un attacco partigiano contro il reparto nazista reclutato in Alto Adige dopo l’occupazione tedesca del settembre ’43. Trentadue militari subito uccisi cui si aggiunse di lì a poco il trentatreesimo, oltre alle due vittime civili, oltre al centinaio di feriti che nei giorni andarono ad aumentare il numero dei caduti. Avanzi cercando di riconoscere sui muri dei palazzi i segni lasciati dalle bombe e dai colpi di mitragliaNel luogo esatto dell’esplosione nessuna targa nè segno, solo grazie all’aiuto di un fabbro in zona lo identifichi nella finestra di fronte al civico 18. Da questo attacco sai che ebbe origine la rappresaglia: il quartiere non fu distrutto, ma per ogni soldato caduto, dieci antifascisti dovevano morire.
i muri dei palazzi sono butterati per i colpi di mitraglia


Via Tasso. Il giallo dell’intonaco sulla facciata sembra voglia alleggerire la storia che grava su questa palazzina anni trenta. Quattro piani più attico, le finestre ossessivamente ordinate e squadrate ti stanno innanzi. Spingi lo sguardo oltre le tapparelle e i vetri, se potessero i tuoi occhi saltare indietro nel tempo, quando la città era in mano alle autorità naziste, vedresti al posto degli appartamenti le celle con le finestre murate, e i prigionieri. Dove oggi c’è la sede del Museo Storico della Liberazione, c’era il carcere delle SS per la reclusione e la tortura degli oltre 2000 antifascisti lì rinchiusi. I condannati delle Fosse Ardeatine vennero presi in gran parte da qui.

finestre quadrate e disposte in maniera simmetrica e uniforme, alcune tapparelle sono abbassate

 

Fosse Ardeatine. Prima del 24 marzo del 1944 erano cave di pozzolana. Oggi sono un cimitero, o meglio ancora: un sacrario. Prelevate dal carcere di via Tasso e di Regina Coeli o rastrellate in strada pescando tra ebrei o presunti antifascisti, e qui uccise per rappresaglia, delle 335 persone (cinque in più rispetto a quanto preventivato) oggi restano le file dei sarcofagi, le grotte entro cui vennero sparati i colpi alla nuca o per martoriare i ribelli, e un elenco di nomi. Barbieri, Bonanni, Casadei, D’Amico, Fantini, Lucarelli, Marino, Montezemolo, Pappagallo, Petrucci, Renzi, Salemme… tanti cognomi che leggi ti suonano familiari, sarà per via di un amico, un parente o per qualche personaggio pubblico… Non hai fiore per loro, basterà una preghiera o una parola per onorare l’eccidio di guerra? Attorno a te, il silenzio e la penombra.

+Sa

2 Risposte

  1. Sara Aguzzoni

    Mi colpisce questa immagine, nell'iscrizione commemorativa a ricordo della strage "… fummo a caso rastrellati
    nelle strade e nel carcere
    per rappresaglia
    gettati in massa
    trucidati murati in queste fosse…"

    Rispondi

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata