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Monte Sole: arriviamo a Marzabotto, subito a sud di Bologna, un martedì mattina, poi deviamo a sinistra, oltrepassiamo il Reno, proseguiamo lungo la strada. Su su, fino al Centro visite il Poggiolo. Con la nostra fanno due le macchine parcheggiate, più un pullman. In questo bosco, parco della memoria e di itinerari (da quello naturalistico a quello etrusco a quello morandiano per ritrovare i luoghi ritratti dall’artista), si coltiva ancora, è tempo di balle nei campi. Intorno a noi c’è sole e caldo.

Per le scolaresche è vacanza, settembre ha da venire. L’otto saranno settant’anni dall’armistizio, il 29 invece sessantanove dall’anno della strage. Quella che si protrasse fino al 5 ottobre nel territorio dei comuni di Marzabotto, Grizzana Morandi e Monzuno compiute da soldati tedeschi e italiani nel quadro di un’operazione di rastrellamento di vaste proporzioni contro la formazione partigiana Stella Rossa.

 

Lapide a Monte Sole

Partigiani nel cuore

Camminiamo soli, prima ai ruderi di San Martino, poi a Caprara di sopra fino a Casaglia alla comunità fondata da don Giuseppe Dossetti (là sepolto). Ogni borgo, che non esiste più, conserva le rovine della chiesa e i segni della tragedia (nell’altare trasformato in patibolo per il sacerdote di Casaglia, i buchi dei proiettili). Solo i cimiteri sono stati ricomposti.

Contiamo i nomi nelle lapidi, cerchiamo chi ha meno di 30 anni, chi ne ha meno di 10 e perdiamo il conto. Leggiamo che gli eccidi compiuti da nazisti e fascisti che colpirono i tre comuni durante l’estate-autunno 1944 causarono complessivamente la morte di 955 persone, tutti civili nessun militare, di cui 216 bambini, 316 donne, 142 anziani, 5 sacerdoti. In particolare la strage del 29 settembre – 5 ottobre fu causa di 770 morti.

Marzabotto, Monzuno e Grizzana Morandi ebbero poi anche 721 morti per cause varie di guerra. La strage di Marzabotto è considerata uno dei più gravi crimini di guerra contro la popolazione civile perpetrati dalle forze armate naziste in Europa occidentale durante la seconda guerra mondiale.

Ci domandiamo se in questi luoghi abbia vinto davvero la guerra. Dopo l’eccidio, coi borghi disastrati, i crocevia spopolati e i campi lasciati incolti, la geografia così come l’antropologia sono cambiate. Ricordare ricordare… sembra che Monte Sole trovi quiete solo tramandando la memoria.

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