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La versione di Roby

Gremite di folla, Piazza di Spagna e la sua scalinata, perfette per turiste in cerca di amore e rose, che si fanno vivi di sera però. Ti guardi intorno con un mix di noia, fatica, speranza.

Mentre percorri la scala di Trinità dei Monti, ricordi l’uomo che vi si accasciò, colpito da infarto: era il padre di Martha, protagonista dell’omonimo, magnifico film di Fassbinder.
Martha… una giovane donna alla ricerca della propria identità ma troppo schiacciata dalle figure maschili per poter riuscire nell’impresa, se non a rischio di punizioni esemplari, somministrate prima di tutto dal suo inconscio (conosci perfettamente il suo potere, maledetto lui!).
Ecco, oggi Roma ti appare un po’ fredda, come nell’amato film del regista tedesco.
Il cielo è grigino (ti rifiuti di dire grigio) ma sta pian piano virando verso colori più decisi. Ti dirigi a Villa Medici, sulla collina del Pincio. C’è già una punta di primavera nell’aria.
Qui, un tempo, sorgevano la Villa di Lucullo e gli annessi Horti. Quando dici Lucullo, ovviamente dici cibo; e qui ti soccorre Plutarco con la sua descrizione di un banchetto-tipo: 
 
«Vi erano d’obbligo, come antipasti, frutti di mare, uccellini di nido con asparagi, pasticcio d’ostrica, scampi. Poi veniva il pranzo vero e proprio: petti di porchetta, pesce, anatra, lepre, tacchino, pavoni di Samo, pernici di Frigia, morene di Gabes, storione di Rodi. E formaggi, e dolci, e vini». 
 
 
Si dice che Lucullo mangiasse con lo stesso piacere anche quando era solo. Non era lui a dire ai servi “Oggi Lucullo mangia con Lucullo”? Non è chiaro se la frase si riferisse alla quantità di cibo (Lucullo mangiava per due?) o alle premure verso se stesso. 
Altro che inconscio e figure opprimenti: potere dell’amor proprio! È questo che pensi, mentre vai verso la chiesa della Trinità dei Monti.
 
Ma oggi sei molto distratta e della chiesa cogli solo pochi aspetti: la sua magnifica posizione, l’appartenenza ai francesi e il cancello di ferro che separa la zona pubblica da quella della clausura, dove alcune monache in ginocchio pregano adoranti in direzione dell’altare. E poi la Cappella Orsini, crollata nel ‘700, e quella di Daniele da Volterra, massimo capolavoro del manierismo romano, e bellissimi affreschi ovunque. 
Ma tu vuoi aria. Esci e scopri la pioggia…
… e un tramonto mozzafiato.
Oggi non è giornata. Non dentro di te. Con gli occhi un po’ velati cerchi di assorbire la bellezza della vita, soccorsa da un cielo rosso come la passione.
 
rob.isceri@gmail.com
 

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