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Ultimamente mi è capitata una copia di “Internazionale”. Mi è capitata come capita il destino: a pagina 72, un articolo di Alain de Botton sul turismo terapeutico. Rimango allibita: che io abbia precorso i tempi? E pensare che Italiaterapia è nata quasi per scherzo…
I miei luoghi terapeutici: le colline toscane

Durante il medioevo – racconta lo scrittore – nel cattolicesimo c’era la strana convinzione che i mali del corpo e della mente si potessero curare partendo per un lungo viaggio alla ricerca delle reliquie dei santi da toccare. La chiesa pubblicò addirittura una guida ai luoghi di pellegrinaggio con l’indicazione, caso per caso, del problema e della relativa soluzione“.
Pare insomma che le guide turistiche siano nate allora, seguendo – per di più! – i principi della travel therapy, anche se con un po’ di superstizioni in mezzo. Per esempio, per le donne infelicemente sposate, il consiglio era quello di recarsi in Umbria e toccare le reliquie di Santa Rita da Cascia, avvocata dei rapporti coniugali…
I miei luoghi terapeutici: le spiagge egiziane
Ma le credenze medievali sono giunte fino a noi, anche se in forma diversa: oggi, seppur inconsciamente, viaggiamo per sopperire a un bisogno e la scelta della meta risponde spesso alla necessità di guarire qualcosa. Per me è stato spesso così.
Nessuno può negare l’effetto terapeutico della natura sulla nostra anima, per esempio. Peccato solo che – ci ricorda Alain de Botton – l’industria del turismo abbia tagliato il viaggiare con l’accetta: ci sono il trekking e il weekend culturale, l’avventura per le famiglie e persino la crociera per single… Ma cosa c’entra tutto ciò con il nostro io più nascosto?
I miei luoghi terapeutici: San Francisco
Mi viene in mente “La Donna della Luce”, libro dello scrittore peruviano Hernan Huarache Mamani: il protagonista, Javier, sceglie di cercare la fonte dell’eterna giovinezza percorrendo chilometri e chilometri sotto terra. Un viaggio terapeutico in senso stretto, perché Javier sarà costretto ad affrontare, in totale solitudine, paure e angosce profonde pur di guarire da una malattia. Peraltro scopro che che il turismo speleologico esiste da tempo. Immediato pensare che risponda a una profonda necessità di entrare in contatto con se stessi.
Ma vediamo i consigli terapeutici di de Botton:
Spiaggia di Pefkos, Rodi: per combattere l’ansia
Perché? “L’acqua è tiepida. Il caldo vi avvolge e sembra sciogliere i nodi dei muscoli delle spalle. […] Il sole non è semplicemente bello. Ha un ruolo profondo nella nostra vita. È portatore di qualità morali: generosità, coraggio, capacità di apprezzare il presente, fiducia. […]Dovete venire a stendervi sulla spiaggia di Pefkos non perché siete spensierati o indolenti, ma perché siete stati troppo diligenti, seri, operosi, scollegati dal vostro corpo, iprcerebrali e prudenti”
La spiaggia di Pefkos – www.mygreektrip.it
 Le altre mete? Nel prossimo post 🙂

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